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provvigioni maturate dopo cessazione mandatoProvvigioni maturate dopo cessazione mandato: come fare con l’Enasarco? Sono dovuti i contributi e fino a quando?

Capita che dopo la cessazione del contratto di agenzia, l’agente debba ancora percepire provvigioni.

Questo succede soprattutto quando il contratto prevede che le provvigioni maturino sull’incassato.

Anzitutto, se come Mandante ti trovi in una situazione come questa, ti suggerisco di leggere questo post che spiega come comportarsi per la comunicazione di cessazione del mandato all’Enasarco in presenza di provvigioni ancora da pagare all’agente.

Una volta che hai correttamente comunicato la cessazione del contratto di agenzia all’Enasarco, cosa devi fare riguardo il pagamento dei contributi sulle provvigioni maturate dopo cessazione mandato?

Anzitutto, quando sarà il tempo di compilare la prima distinta on line per il calcolo dei contributi da versare successiva alla comunicazione di cessazione del mandato, ti accorgerai che il nominativo dell’agente cessato compare ancora nella distinta, sotto la voce “agenti cessati”.

In questo caso, l’Enasarco ti da la possibilità di compilare normalmente la distinta, indicando per l’agente cessato le provvigioni che sono maturate nel periodo a cui si riferisce la distinta, ed il sistema calcolerà in automatico il contributo dovuto l’eventuale raggiungimento del massimale (se si tratta di agente persona fisica o società di persona).

Questo si verificherà ancora per qualche distinta successiva.

Dopo un po’ di tempo, tuttavia, il nominativo dell’agente cessato “scompare” dalla distinta ordinaria on line.

Cosa fare se il nominativo scompare e l’agente continua a maturare provvigioni?

A questo punto bisogna distinguere a seconda che il mandato cessato riguardi un agente ditta individuale o società di persone (s.n.c. o s.a.s.) oppure un agente società di capitali (come le s.r.l.)

1. Agente ditta individuale o società di persone

La prima cosa da ricordare è che:

in caso di provvigioni maturate dopo cessazione mandato, i contributi non ripartono ogni anno da zero

Quindi, se hai un agente cessato nel 2017 al quale nel 2018 devi ancora pagare provvigioni, non è detto che tu debba ancora pagare i contributi solo per il fatto che si tratta dell’anno dopo.

Devi infatti andare a vedere se il massimale dell’anno di cessazione (non il massimale dell’anno in cui le provvigioni sono maturate) è già stato raggiunto o meno.

Se il massimale dell’anno di cessazione è già stato raggiunto, non dovrai più versare contributi anche se l’agente continua a maturare provvigioni

Se invece il massimale dell’anno di cessazione non è stato ancora raggiunto, allora dovrai calcolare e versare il contributo “a mano”, o meglio, dovrai farlo attraverso la compilazione della distinta “non ordinaria” G14.

La distinta non ordinaria G14 è una distinta che trovi sempre nell’area riservata del sito internet Enasarco ma che, diversamente da quella ordinaria, prevede l’inserimento manuale di tutti i dati, compreso il conteggio del contributo.

E’ quindi importante che verifichi prima se il contributo è dovuto secondo il massimale dell’anno di cessazione, perchè il sistema prenderà per buono tutto quello che inserirai senza segnalarti nulla (non ti avviserà cioè se il massimale è stato raggiunto).

Una volta che hai appurato che il contributo è ancora dovuto perchè il massimale dell’anno di cessazione non è stato raggiunto, quale aliquota devi considerare per il calcolo del contributo?

Dovendo fare riferimento all’anno di cessazione, l’aliquota da considerare è anch’essa quella dell’anno di cessazione, non quella dell’anno in cui le provvigioni maturano, anche quindi se nel frattempo è cambiata

A questo punto hai tutti i dati che ti servono per compilare a mano la distinta non ordinaria G14 ovvero:

  • data di cessazione (es. 30.10.2017)
  • trimestre effettivo in cui sono maturate le provvigioni (es.: I trimestre 2018)
  • massimale anno 2017
  • aliquota anno 2017
  • contributi già versati nell’anno 2017
  • provvigioni fino a concorrenza del massimale 2017
  • contributo da versare con la distinta G14

2. Agente società di capitali (s.r.l. o S.p.A.)

Nel caso di Agente società di capitali è un po più semplice solo perchè non c’è il massimale e dunque sai già che su tutte le provvigioni che andrai a pagare all’agente dopo la data di cessazione del contratto, dovrai sempre versare qualcosa.

La cosa che devi ricordare però è la stessa che ho indicato sopra:

poichè devi fare riferimento all’anno di cessazione, dovrai calcolare i contributi da versare in base all’aliquota che era in vigore nell’anno di cessazione

Come puoi capire, è importante indicare nella distinta G14 la data di cessazione, perchè è solo indicando questo dato che l’Enasarco potrà poi verificare se i parametri di riferimenti che hai utilizzato sono corretti e soprattutto che non si tratti di un semplice versamento tardivo.

Infatti, anche se devi indicare il trimestre di maturazione, il fatto che tu indichi anche la data di cessazione farà si che l’Enasarco capisca che si tratta di contributi su provvigioni maturate dopo la cessazione del rapporto e non di contributi che ti sei dimenticato di versare!

 *  *  *

Hai dubbi dubbi sulla compilazione della distinta G14 e su come comportarti su provvigioni maturate dopo cessazione mandato? Possiamo aiutarti, se sei interessato puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

Avvocato Angela Tassinari Linkedin

 

 

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Provvigioni sul fatturato o incassato? Se hai agenti di commercio hai affrontato – o dovresti farlo – questo tema.

Provvigioni sul fatturato o incassatoVediamo anzitutto se si può scegliere tra i due sistemi e cosa prevede la legge.

Le regole sono stabilite dal Codice Civile, all’art. 1748, nella forma in vigore dal 1999.

Questo articolo stabilisce, per il tema che ci interessa, tre cose:

1. anzitutto, per parlare di diritto alla provvigione, l’affare deve essere “concluso”. (art. 1748, comma 1, codice civile) In sostanza, il presupposto è che l’ordine sia stato “accettato” dalla mandante.

L’accettazione può avvenire con l’invio dell’accettazione della proposta d’ordine, oppure anche direttamente con l’esecuzione della prestazione dovuta (attenzione agli A.E.C. che prevedono che se nulla è detto entro un certo termine dalla mandante, l’ordine, ai fini della provvigione, è come se si considerasse accettato)

Provvigioni sul fatturato o incassato? Anzitutto l’affare deve essere prima “concluso”

A questo proposito, vale la pena di ricordare una cosa: un conto è “non accettare” l’ordine, una conto è “annullare” o “stornare” l’ordine dopo che è stato accettato.

Solo la prima ipotesi (cioè la “non accettazione”) è a totale discrezione della mandante e, se l’accettazione non avviene, l’agente non ha diritto alla provvigione.

La seconda ipotesi (annullamento o storno) dopo che l’ordine è stato accettato, invece, determina di per sè il sorgere del diritto alla provvigione. In tal caso dunque, la mandante, per sostenere che l’agente non ha diritto alla provvigione dovrà provare che l’annullamento o storno è avvenuto per colpa del cliente, comunque non per colpa della mandante.

Una volta “concluso” l’affare, riguardo il pagamento “materiale” della provvigione, l’art. 1748 del codice civile prevede altre 2 cose:

2. se il contratto di agenzia non specifica nulla, o non dice nulla di diverso, la provvigione è dovuta nel momento in cui il Preponente  “ha eseguito la prestazione”.

3. se invece il contratto lo prevede espressamente, la provvigione può essere dovuta anche quando è il cliente che esegue la sua (cioè paga).

L’art. 1748, terzo comma, c.c., infatti, dice espressamente: “Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento … in cui il preponente ha eseguito … la prestazione…. La provvigione spetta all’agente, al più tardi, … dal momento … in cui il terzo ha eseguito … la prestazione …“.

In sostanza, dunque, ancora oggi, la mandante può aspettare a pagare la provvigione fino a quando il cliente non ha pagato la fattura

L’unica cosa che deve fare … è specificarlo espressamente nel contratto di agenzia (gli A.E.C. prevedono poi degli “aggiustamenti” qualora il cliente paghi, ma non paghi tutto).

A ben vedere, peraltro, anche quando la mandante sceglie di pagare la provvigione sul cosiddetto “fatturato” è opportuno che lo dica espressamente.

Infatti l’esecuzione della prestazione da parte della mandante può non coincidere esattamente con il momento di emissione della fattura da parte della mandante. Proprio per questo, e per evitare fraintendimenti, se la mandante intende scegliere il criterio del “fatturato”, è opportuno che nella clausola del contratto parli espressamente di “la provvigione spetta sul fatturato”, abbandonando il tecnicismo “la provvigione spetta quando la mandante ha eseguito la prestazione” che andrà anche bene giuridicamente, ma operativamente può creare confusione.

 Provvigioni sul fatturato o incassato: la mandante può scegliere purchè lo specifichi nel contratto

Va precisato poi che il codice civile dà per avvenuta l'”esecuzione della prestazione” da parte della mandante, o il “pagamento” da parte del cliente, qualora la mandante rimanga inadempiente.

In sostanza, anche se il contratto specifica che il pagamento della provvigione avviene sull'”incassato”, se il cliente non paga perchè la mandante non ha eseguito regolarmente la propria prestazione, allora è come se il cliente avesse pagato, e la provvigione rimane dovuta dalla data in cui avrebbe dovuto pagare.

Considerato dunque che è possibile prevedere il pagamento delle provvigioni sul fatturato o incassato , ha senso per la mandante pagare la provvigione sul “fatturato”?

Questo criterio sembra avere decisamente più svantaggi che vantaggi specie nel caso in cui le tempistiche di pagamento concesse alla clientela sono lunghe o in caso di percentuale di insoluti significativa.

Tre almeno gli svantaggi principali che si verificano pagando la provvigione sul “fatturato”:

  • il pagamento della provvigione sul “fatturato” comporta per l’azienda un’anticipazione finanziaria rispetto al buon fine della fattura
  • l’agente non è motivato, o lo è molto meno, ad attivarsi per il recupero del credito in caso di insoluto, avendo già incassato la provvigione
  • la mandante può stornare la provvigione in caso di insoluto solo a certe precise condizioni stabilite dalla legge: non basta cioè che la fattura rimanga impagata.

Tutto dunque porta a ritenere che, tra pagamento delle provvigioni sul fatturato o incassato, il criterio del pagamento delle provvigioni sull'”incassato” sia da preferire.

E se la mandante vuole passare dal criterio del “fatturato” a quello dell'”incassato”?

Nessun problema per i nuovi agenti: sarà sufficiente pattuire la giusta clausola (e nel caso gestire il doppio regime tra agenti nuovi e agenti “vecchi”)

Per i “vecchi” agenti, invece, la questione è più delicata perchè una simile modifica, comportando una modifica delle condizioni contrattuali, necessita del consenso dell’agente.

Ciò anche quando, come mi capita di vedere analizzando i testi dei contratti di agenzia, la clausola in contratto è scritta correttamente (prevede cioè il pagamento sull'”incassato”) ma poi l’azienda “generosa” vi ha derogato pagando per anni le provvigioni sul “fatturato”. In questo modo, alla pattuizione originaria (“pagamento sull’incassato”) si è sostituita di fatto la pattuizione successiva di miglior favore per l’agente del “pagamento sul fatturato”.

In tal caso non sarà sufficiente invocare la clausola, ma si renderà comunque necessario ottenere il consenso dell’agente, gestendo adeguatamente la proposta di modifica e la relativa formalizzazione per non essere tacciati di inadempimento.

Avv. Angela Tassinari

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