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agente monomandatario quanto costaAgente monomandatario: come si distingue dall’agente plurimandatario e quanto costa in più?

Se hai intenzione di incaricare un nuovo agente di commercio come monomandatario ma non sai quanto costa o cosa significhi esattamente, di seguito ti darò le risposte necessarie.

Agente monomandatario e agente plurimandatario: differenza

Anzitutto va chiarita la differenza tra agente monomandatario e agente plurimandatario.

In modo intuitivo si sa che un agente “mono”mandatario lavora solo con una casa mandante e con nessun altra.  L’agente “pluri”mandatario invece lavora, o può lavorare, per più case mandanti (purchè non concorrenti, salvo patto contrario).

Quello che forse è  invece meno ovvio è che non basta che un agente lavori “di fatto” per una sola casa mandante per essere definito, giuridicamente parlando, come monomandatario.

E’ infatti necessario, affinchè un agente sia tecnicamente qualificabile come “monomandatario”, che l’agente si sia espressamente impegnato a non lavorare anche per altre aziende.

Quello che distingue quindi l’agente monomandatario dall’agente plurimandatario, giuridicamente parlando, non è per quante aziende effettivamente lavori, ma per quante aziende “possa”, secondo gli impegni contrattuali, potenzialmente lavorare.

Per essere qualificato tecnicamente come agente monomandatario, dunque, non è sufficiente che l’agente si astenga di fatto dal lavorare per altre case mandanti o che di fatto lavori per una sola casa mandante, ma deve anche risultare, da una clausola nel contratto o da un accordo, che si sia impegnato a farlo.

Di conseguenza, nel caso in cui il contratto di agenzia non preveda una clausola espressa con cui l’agente si impegna a non prestare attività per qualunque altra azienda (sia concorrente che non concorrente), o non risultino essere stati conclusi in corso di rapporto accordi in questo senso, anche se l’agente “di fatto” lavora per una sola casa mandante, formalmente parlando rimarrà un agente “plurimandatario”.

In quali casi viene distinto tra agente monomandatario e plurimandatario

Chiarito quando, sotto il profilo tecnico, un agente si definisce “monomandatario” e quando “plurimandatario”, è necessario verificare quando vale questa distinzione.

La legge e la contrattazione nazionale infatti (gli A.E.C. – Accordi Economici Collettivi degli agenti di commercio) per alcune situazioni distinguono tra le due tipologie di agenti.

Vediamo in quali casi.

Enasarco – contributi previdenziali per agente monomandatario o plurimandatario

L’Ente Enasarco, cioè’ l’ente istituito per offrire una copertura previdenziale e assistenziale agli agenti di commercio complementare rispetto a quella dell’INPS, prevede, in certi casi, un importo  diverso a seconda che l’agente sia plurimandatario o monomandatario.

In particolare, per i contributi “previdenziali” cioè quelli da versare per gli agenti individuali e gli agenti società di persone (sas, snc …), l’Enasarco prevede un importo maggiore per agli agenti monomandatari rispetto ai plurimandatari

Per i contributi da versare invece per gli agenti società di capitali (srl, spa) non fa distinzione (in questo caso si tratta di contributi “assistenziali”).

Il calcolo dei contributi previdenziali avviene applicando una certa aliquota sulle provvigioni annue maturate dagli agenti fino a una certa soglia (massimale) e non può essere inferiore ad un certo importo (minimale).

L’importo del contributo previdenziale è a carico del 50% ciascuno. Il versamento va però fatto per intero dalla casa mandante che trattiene la quota dell’agente al momento del pagamento delle provvigioni.

L’aliquota da applicare e’ uguale sia che si tratti di agente plurimandatario sia monomandatario.

Ciò che cambia sono gli importi del “massimale” e del “minimale”.

Quelli previsti per gli agenti monomandatario sono più alti.

Tradotto in “numeri”, per il 2023 l’aliquota da applicare per la contribuzione “ordinaria” e’ stata del 17% complessivo (50% a carico agente e 50% a carico mandante).

I massimali ordinari (cioè la soglia massima delle provvigioni su cui calcolare l’aliquota) sono invece stati:

– euro 42.435,00 per gli agenti monomandatari

– euro 28.290,00 per gli agenti plurimandatari

il minimale e’ stato:

– euro 950,00 per gli agenti monomandatari

– euro 476,00 per i plurimandatari

Gli importi totali che la casa mandante ha versato all’Enasarco per ciascuna tipologia sono quindi stati:

– da euro  950,00 a euro 7.213, 95 (euro 42.435 x 17%) per i monomandatari

– da euro 476,00 a euro 4.809,30 (euro 28.290,00 x 17%) per i plurimandatari

Il “costo” effettivo rimasto a carico della mandante e’ pari al 50% dei suddetti importi, l’altro 50% e’ a carico dell’agente tramite trattenuta sulle provvigioni (salvo il minimale che se non coperto rimane a carico della mandante anche oltre il 50%) e quindi:

massimo euro 3.606,97 per i monomandatari

massimo euro 2.404,65 per i plurimandatari

Per il 2024 l’aliquota è rimasta la stessa ma minimali e massimali saranno soggetti a rivalutazione e quindi sono destinati ad alzarsi. L’ordine di grandezza dei costi tuttavia sostanzialmente rimarrà lo stesso.

Ho parlato di contributi “ordinari” perché per il triennio 2021 – 2023 l’Enasarco ha previsto un regime agevolato per i cosiddetti “giovani agenti” (che potevano essere solo agenti individuali) con cui ha stabilito delle aliquote particolari più basse. I massimali su cui calcolare tuttavia rimangono invariati. I minimali invece sono dimezzati.

Si tratta di un regime in fase di esaurimento anche se potenzialmente ancora in vigore fino al 2025 (per i primi incarichi conferiti nel 2023)

Anche nell’ipotesi dei giovani agenti quindi l’Enasarco, distinguendo tra massimali e minimali per il monomandatario e il plurimandatario, prevede due trattamenti e due costi diversi.

Per inciso, anche se i contributi del monomandatario sono maggiori rispetto a quelli del plurimandatario, e quindi possa sembrare che l’Enasarco non abbia motivo di contestare “maggiori” versamenti da parte della casa mandante, è importante che vengano versati solo se l’agente ne ha effettivo diritto, cioè sia effettivamente monomandatario.  Va infatti ricordato che i contributi si trasformano poi in “pensione” per l’Enasarco, quindi l’Enasarco non ha interesse a riconoscere una pensione maggiore ad un agente che non abbia assunto uno specifico impegno di monomandatario.

F.I.R.R.

Per le case mandanti che sono tenute a versare il FIRR all’Enasarco o comunque a calcolarlo alla fine del rapporto, il conteggio sarà’ diverso a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario.

Il FIRR si calcola in particolare per quota annua applicando sulle provvigioni maturate nell’anno certe aliquote su certi scaglioni.

Le aliquote sono uguali per entrambe le tipologie di agenti. Ciò che invece varia è il valore degli scaglioni, pari al doppio per i monomandatari.

La tabella è la seguente:

Monomandatari

4% fino a 12.400
2% da 12.400 a 18.600
1% oltre 18.600

Plurimandatari

4% fino a 6.200
2% da 6.200 a 9.300
1% oltre 9.300

Per fare un esempio, quindi, a parità di provvigioni annue, esempio 50.000,00, la quota FIRR per il monomandatario sarà pari a Euro 934.00 la quota di FIRR invece per il plurimandatario sarà pari a Euro 717,00.

Ricordo che il FIRR è una voce delle indennità di fine rapporto disciplinata dall’AEC, insieme a indennità suppletiva di clientela e indennità meritocratica. Non ha quindi natura di contributo previdenziale o assistenziale.

Per approfondire quando è obbligatorio per la casa mandante calcolare e versare il FIRR ti rimando a questo articolo: FIRR Enasarco: quello che le aziende non sanno

Indennità “meritocratica” A.E.C. Industria 2014

Sempre per rimanere in tema indennità di fine rapporto, la distinzione tra monomandatario e plurimandatario è richiamata anche nel calcolo dell’indennità meritocratica disciplinata dall’AEC. settore Industria 2014.

L’indennità meritocratica è una componente delle indennità di fine rapporto disciplinate dagli AEC (intendo per semplicità i principali AEC cioè: settore Commercio 2009, settore Industria 2014), insieme al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela.

Per questo calcolo l’AEC settore Industria 2014 fa questa distinzione, mentre l’AEC settore Commercio 2009 invece non fa alcuna distinzione tra mono e plurimandatraio.

In entrambi gli AEC non c’è alcuna distinzione tra i due contratti nemmeno rispetto al calcolo dell’indennità suppletiva di clientela.

Anche il codice civile, con riguardo all’indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c., non fa distinzione tra agente mono e plurimandatario.

Durata preavviso per agenti monomandatari o plurimandatari

Se il contratto di agenzia e’ regolato dall’AEC, in caso di cessazione del contratto di agenzia a tempo indeterminato sono previsti termini di preavviso diversi a seconda che si tratti di agente monomandatario o plurimandatario.

In particolare in caso di dimissioni da parte dell’agente l’AEC prevede un preavviso fisso di:

  • 5 mesi per l’agente monomanfatario
  • 3 mesi per l’agente pluromandatario

In caso invece di recesso della casa mandante, i termini di preavviso da concedere all’agente variano in base all’anzianità di servizio.

Per l’agente plurimandatario vanno da 3 a 6 mesi. Per l’agente monomandatario sono mediamente maggiori di 2 mesi (da 5 a 9 mesi) in base alla durata del rapporto.

Anche il Codice Civile prevede termini di preavviso in caso di cessazione del contratto di agenzia (da 1 mese a 6 mesi in base all’anzinaità), ma non distingue nè tra dimissioni o recesso della casa mandante, nè tra monomandatario e plurimandatario.  

Per una panoramica più dettagliata rispetto alla durata dei termini di preavviso e al rapporto tra i termini di preavviso previsti dall’A.E.C. e quelli del Codice Civile, in questo articolo ne parlo più diffusamente.

Variazioni unilaterali della casa mandante (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009)

Sempre in caso di applicazione dell’AEC al contratto di agenzia, sono previsti termini di preavviso diversi qualora la mandante intenda comunicare all’agente una variazione “unilaterale”. Per variazione unilaterale si intende quella per cui non viene chiesta all’agente alcuna firma per accettazione. Si tratta cioè di una variazione comunicata di pura iniziativa della casa mandante (se venisse chiesta la firma per accettazione saremmo nel caso della semplice “proposta” di variazione per la quale i termini di preavviso possono quindi essere anche stabiliti tra le parti).

In particolare, in caso di variazioni cosiddette di “media” entità il preavviso da concedere e’ di mesi 2 in caso di agente plurimandatario e di mesi 4 in caso di monomandatario (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009).

Per le variazioni di “lieve” entità (fino al 5%) non e’ dovuto alcun preavviso per cui non vi sono distinzioni tra le due tipologie di agenti.

Per le variazioni di “sensibile” entità il preavviso e’ quello che servirebbe alla casa mandante per recedere dal contratto. In questo caso quindi si fa riferimento ai termini già previsti in precedenza in caso di recesso della mandante con le differenze evidenziate tra mono e plurimandatario.

Per una analisi più dettagliata delle variazioni unilaterali della casa mandante, relativi valori e preavvisi, in questo articolo puoi trovare più informazioni.

Patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis

Qualora nel contratto di agenzia fosse previsto l’impegno dell’agente a non svolgere attività in concorrenza dopo la fine del rapporto, il codice civile e gli AEC prevedono che debba essere pagato un compenso all’agente che si assume questo impegno.

I criteri per calcolare questo compenso sono disciplinati dall’AEC (anche il codice civile fa riferimento all’AEC per il calcolo).

L’AEC, settore Commercio e settore Industria, prevedono due modalità di calcolo diverse ma entrambi comunque distinguono a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario, prevedendo per il monomandatario un compenso più alto.

La particolarità rispetto al patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis è che è l’unico caso in cui l’AEC prende in considerazione, a certe condizioni, il monomandatario “di fatto”.

Per lo meno, ai fini del compenso l’AEC “equipara” l’agente plurimandatario all’agente monomandatario laddove le provvigioni maturate con la casa mandante interessata al patto siano superiori all’80% rispetto alle provvigioni totali maturate dall’agente con tutti i mandanti in corso. E’ comunque l’agente che deve far valere questa circostanza esibendo alla casa mandante le scritture e i documenti da cui risulti tale situazione.

Per qualsiasi dubbio siamo a tua disposizione, scopri meglio di cosa ci occupiamo!

Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

 

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Si parla di contratto di agenzia plurimandatario, ma non sempre è chiaro per quali altre ditte l’agente può lavorare.

Contratto di agenzia plurimandatario e obbligo di non concorrenzaAnzitutto con un contratto di agenzia plurimandatario l’agente può (non deve) lavorare per più case mandanti. E questo è semplice.

Ci sono però alcune precisazioni da considerare che sono invece meno scontate.

Riguardo l’agente plurimandatario, infatti, se è vero che può lavorare per più case mandanti è però “sottinteso” che tali case mandanti non possano essere in concorrenza tra loro.

La legge lo dice chiaramente: “l’agente [non] può assumere ‘incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo di affari di più imprese in concorrenza tra loro” (art. 1743 codice civile).

Con il contratto di agenzia plurimandatario l’agente può lavorare per più ditte ma non in concorrenza

Quindi, anche se questo divieto non venisse specificato nel contratto di agenzia, comunque l’agente sarebbe obbligato a rispettarlo derivando direttamente dalla legge.

Tuttavia, prevedere una specifica clausola nel contratto rimane opportuna perchè consente di ampliarne l’oggetto e l’ambito geografico.

La legge infatti limita questo divieto di concorrenza alla “stessa zona” e allo “stesso ramo di affari” assegnati all’agente.

E’ però lecito, ed è senz’altro opportuno, estendere nel contratto di agenzia plurimandatario tale divieto anche “al di fuori” della zona assegnata e riferirlo non solo ai “prodotti” (ramo d’affari) assegnati all’agente, ma più in generale all'”attività” svolta dalla mandante.

Non è infatti infrequente il caso in cui all’agente viene affidata una sola linea di prodotti rispetto a quelli commercializzati dalla mandante, ma ciò non significa che la mandante gradisca che l’agente possa operare per una concorrente su un’altra linea di prodotti. Per poter vietare però all’agente di poter trattare anche prodotti concorrenti non assegnati, deve essere espressamente precisato nel contratto.

Nel contratto di agenzia plurimandatario si può specificare che l’obbligo di non concorrenza vale anche al di fuori della zona e dei prodotti assegnati

Peraltro, così come le parti nel contratto di agenzia plurimandatario possono “ampliare” il contenuto dell’obbligo di non concorrenza, possono anche, se vogliono, escluderlo e quindi prevedere magari delle “deroghe”, consentendo all’agente di assumere di volta in volta degli incarichi per mandanti “concorrenti”.

La valutazione di quali siano le imprese concorrenti va fatta al momento della stipula del contratto di agenzia.

In altre parole, se al momento della stipula del contratto di agenzia la mandante trattava certi prodotti e non altri, e quindi l’agente ha assunto il mandato per conto di un’altra ditta che trattava prodotti non trattati dalla prima (e quindi non era sua concorrente), se la prima mandante poi amplia la gamma di prodotti inserendo una linea concorrente con quella del secondo mandato, non potrà pretendere (giuridicamente) che l’agente cessi tale mandato, perchè quando l’aveva preso l’agente era in regola. Allo stesso tempo, l’agente non potrà comunque trattare la linea di nuovi prodotti inseriti dalla prima mandante, perchè altrimenti andrebbe in violazione dell’obbligo di non concorrenza con la seconda ditta, e quindi dovrà limitarsi a proseguire nella vendita delle linee originarie.

Questo divieto di concorrenza durante il contratto non deve essere confuso con il “patto di non concorrenza” dopo che cessa il contratto di agenzia.

L'”obbligo di non concorrenza” durante il contratto è diverso dal “patto di non concorrenza” per quando il contratto cessa

Sono due divieti di non concorrenza diversi, nel senso che il primo è previsto in automatico dalla legge, può essere esteso anche oltre la zona e i prodotti assegnati, e non deve essere indennizzato a parte; il secondo invece deve essere previsto da un patto specifico inserito nel contratto di agenzia, non può andare oltre la zona e i prodotti assegnati (e se anche fosse previsto non varrebbe) e deve essere di regola pagato (per saperne di più sull’obbligo di pagamento del patto di non concorrenza dopo la cessazione del contratto puoi leggere anche Patto di non concorrenza agenti senza indennità: si può fare?).

Per ulteriori informazioni sul Contratto di Agenzia Plurimandatario puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

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Patto di non concorrenza agenti: Tema tutt’altro che appassionante perchè per il periodo successivo alla cessazione del contratto è, di regola, a pagamento. Ma è sempre così?

patto di non concorrenza agentiQuesto vale naturalmente solo se nel contratto è previsto espressamente il patto di non concorrenza.

L’azienda, in particolare dal 1.6.2001, per obbligare l’agente a non lavorare per la concorrenza dopo che se ne va, per legge lo deve pagare (art. 1751-bis codice civile modificato con la legge comunitaria 29.12.2000, n. 422) .

Prima di questa data, il patto di non concorrenza era gratuito per l’azienda, cioè il patto non prevedeva compenso e quindi l’agente si impegnava senza dover avere nulla in cambio.

Dal 2001, invece, la legge, come detto, ha previsto un compenso.

La misura non è direttamente stabilita dalla legge ma è prevista dagli Accordi Economici Collettivi (o, in mancanza, dal Giudice che però può fare riferimento anche agli Accordi Collettivi) e può essere anche piuttosto costoso.

Ad esempio: per l’Accordo Economico del settore Commercio 2009 (gli Accordi Economici sono almeno 15 e quindi è importante capire quale è quello esattamente richiamato nel contratto di agenzia!), un agente monomandatario, con una anzianità di servizio fino a 5 anni e un patto di non concorrenza di 2 anni, ha diritto a circa 10 mesi di provvigioni!

Considerato che questo compenso si aggiunge alle indennità di fine rapporto se dovute (cioè se è l’azienda che di sua iniziativa interrompe il contratto), l’importo complessivo può arrivare a cifre considerevoli.

Il compenso per il patto di non concorrenza
si aggiunge alle indennità di fine rapporto

La prima cosa quindi è senz’altro capire se, valutati costi/benefici, valga davvero la pena la pena impegnarsi per importi di questo tipo.

Ma prima ancora di questo,
sapevi che ci sono casi in cui il patto è ancora gratuito?

Ci sono infatti delle ipotesi in cui è ancora possibile che il patto di non concorrenza sia “gratis“, ovvero che la tua azienda non debba pagare nulla all’agente.

Ci sono 2 ipotesi.

Una è prevista direttamente dalla legge, l’altra dalla giurisprudenza.

Patto di non concorrenza agenti – Prima ipotesi

La Legge Comunitaria n. 422/2000 che ha introdotto l’obbligo del compenso, ha previsto espressamente alcune esclusioni da questo obbligo quando l’agente sia una società di capitali (s.r.l. o S.p.A.). Esclusioni che poi sono state riprese (e “ristrette”) dagli Accordi Economici Collettivi.

In particolare, in base ai due principali Accordi Economici Collettivi settore Commercio 2009 e settore Industria 2014, le esclusioni sono le seguenti:

L’Accordo Economico Commercio 2009 esclude (solo) gli agenti organizzati come S.p.A. con 2 o più soci (quindi agenti in forma di s.r.l., con qualsiasi numero di soci, o di S.p.A. con un socio hanno diritto al compenso).

L’Accordo Economico Industria 2014, invece, esclude gli agenti organizzati sia come S.p.A., sia come s.r.l., con 2 o più soci (quindi hanno diritto al compenso solo gli agenti s.r.l. con un unico socio e le S.p.A. con un unico socio).

Se l’agente è una società di capitali
gli Accordi Economici Collettivi prevedono deroghe all’obbligo di pagare il patto di non concorrenza

Patto di non concorrenza agenti – Seconda ipotesi

Oltre a queste esclusioni previste dalla legge, anche la giurisprudenza ha preso posizione su un’altra ipotesi.

Una recente sentenza della Cassazione (la sentenza del 1.6.2015, n. 12127) ha infatti risolto una annosa questione riguardo tutti quei contratti di agenzia iniziati prima del 1.6.2001 (la data cioè dalla quale il patto è diventato a pagamento.

Infatti, siccome il patto in origine era gratuito, tanti contratti avevano inserito questa clausola di default anche se non vi era davvero pericolo o interesse (perchè tanto non costava nulla).

Quando il patto è diventato a pagamento, le aziende si sono quindi trovate esposte al rischio di dover pagare tutti quei patti inseriti nei contratti che erano in corso alla data del 1.6.2001 che fossero cessati dopo quella data.

La Cassazione invece ha finalmente stabilito che se il contratto di agenzia è stato stipulato prima del 1.6.2001 senza prevedere alcun compenso, anche se cessa dopo questa data il patto continua a rimanere gratuito, perchè la legge in vigore quando il contratto era stato stipulato non prevedeva l’obbligo di pagare l’agente.

Se il contratto di agenzia è iniziato prima del 1.6.2001
il patto di non concorrenza agenti rimane gratuito

Naturalmente il principio vale se il contratto è rimasto sempre lo stesso in vigore prima del 1.6.2001.

Il principio invece non vale più se, pur essendo il rapporto inziato prima del 1.6.2001, il testo del contratto sia stato cambiato dopo il 1.6.2001 con un altro testo in cui è stata ribadita la clausola del patto di non concorrenza.

Molte ulteriori questioni riguardano il patto di non concorrenza agenti, come ad esempio se si possa pagare il compenso solo alla fine del periodo stabilito per la non concorrenza, o se si possa pagare a rate, o se possa riguardare anche zone ulteriori rispetto a quelle stabilite nel contratto di agenzia, ma soprattutto, per i casi in cui è dovuto, quanto potrebbe costare realmente e se ne valga la pena in base ai benefici.

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