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provvigioni maturate dopo cessazione mandatoProvvigioni maturate dopo cessazione mandato: come fare con l’Enasarco? Sono dovuti i contributi e fino a quando?

Capita che dopo la cessazione del contratto di agenzia, l’agente debba ancora percepire provvigioni.

Questo succede soprattutto quando il contratto prevede che le provvigioni maturino sull’incassato.

Anzitutto, se come Mandante ti trovi in una situazione come questa, ti suggerisco di leggere questo post che spiega come comportarsi per la comunicazione di cessazione del mandato all’Enasarco in presenza di provvigioni ancora da pagare all’agente.

Una volta che hai correttamente comunicato la cessazione del contratto di agenzia all’Enasarco, cosa devi fare riguardo il pagamento dei contributi sulle provvigioni maturate dopo cessazione mandato?

Anzitutto, quando sarà il tempo di compilare la prima distinta on line per il calcolo dei contributi da versare successiva alla comunicazione di cessazione del mandato, ti accorgerai che il nominativo dell’agente cessato compare ancora nella distinta, sotto la voce “agenti cessati”.

In questo caso, l’Enasarco ti da la possibilità di compilare normalmente la distinta, indicando per l’agente cessato le provvigioni che sono maturate nel periodo a cui si riferisce la distinta, ed il sistema calcolerà in automatico il contributo dovuto l’eventuale raggiungimento del massimale (se si tratta di agente persona fisica o società di persona).

Questo si verificherà ancora per qualche distinta successiva.

Dopo un po’ di tempo, tuttavia, il nominativo dell’agente cessato “scompare” dalla distinta ordinaria on line.

Cosa fare se il nominativo scompare e l’agente continua a maturare provvigioni?

A questo punto bisogna distinguere a seconda che il mandato cessato riguardi un agente ditta individuale o società di persone (s.n.c. o s.a.s.) oppure un agente società di capitali (come le s.r.l.)

1. Agente ditta individuale o società di persone

La prima cosa da ricordare è che:

in caso di provvigioni maturate dopo cessazione mandato, i contributi non ripartono ogni anno da zero

Quindi, se hai un agente cessato nel 2017 al quale nel 2018 devi ancora pagare provvigioni, non è detto che tu debba ancora pagare i contributi solo per il fatto che si tratta dell’anno dopo.

Devi infatti andare a vedere se il massimale dell’anno di cessazione (non il massimale dell’anno in cui le provvigioni sono maturate) è già stato raggiunto o meno.

Se il massimale dell’anno di cessazione è già stato raggiunto, non dovrai più versare contributi anche se l’agente continua a maturare provvigioni

Se invece il massimale dell’anno di cessazione non è stato ancora raggiunto, allora dovrai calcolare e versare il contributo “a mano”, o meglio, dovrai farlo attraverso la compilazione della distinta “non ordinaria” G14.

La distinta non ordinaria G14 è una distinta che trovi sempre nell’area riservata del sito internet Enasarco ma che, diversamente da quella ordinaria, prevede l’inserimento manuale di tutti i dati, compreso il conteggio del contributo.

E’ quindi importante che verifichi prima se il contributo è dovuto secondo il massimale dell’anno di cessazione, perchè il sistema prenderà per buono tutto quello che inserirai senza segnalarti nulla (non ti avviserà cioè se il massimale è stato raggiunto).

Una volta che hai appurato che il contributo è ancora dovuto perchè il massimale dell’anno di cessazione non è stato raggiunto, quale aliquota devi considerare per il calcolo del contributo?

Dovendo fare riferimento all’anno di cessazione, l’aliquota da considerare è anch’essa quella dell’anno di cessazione, non quella dell’anno in cui le provvigioni maturano, anche quindi se nel frattempo è cambiata

A questo punto hai tutti i dati che ti servono per compilare a mano la distinta non ordinaria G14 ovvero:

  • data di cessazione (es. 30.10.2017)
  • trimestre effettivo in cui sono maturate le provvigioni (es.: I trimestre 2018)
  • massimale anno 2017
  • aliquota anno 2017
  • contributi già versati nell’anno 2017
  • provvigioni fino a concorrenza del massimale 2017
  • contributo da versare con la distinta G14

2. Agente società di capitali (s.r.l. o S.p.A.)

Nel caso di Agente società di capitali è un po più semplice solo perchè non c’è il massimale e dunque sai già che su tutte le provvigioni che andrai a pagare all’agente dopo la data di cessazione del contratto, dovrai sempre versare qualcosa.

La cosa che devi ricordare però è la stessa che ho indicato sopra:

poichè devi fare riferimento all’anno di cessazione, dovrai calcolare i contributi da versare in base all’aliquota che era in vigore nell’anno di cessazione

Come puoi capire, è importante indicare nella distinta G14 la data di cessazione, perchè è solo indicando questo dato che l’Enasarco potrà poi verificare se i parametri di riferimenti che hai utilizzato sono corretti e soprattutto che non si tratti di un semplice versamento tardivo.

Infatti, anche se devi indicare il trimestre di maturazione, il fatto che tu indichi anche la data di cessazione farà si che l’Enasarco capisca che si tratta di contributi su provvigioni maturate dopo la cessazione del rapporto e non di contributi che ti sei dimenticato di versare!

 *  *  *

Hai dubbi dubbi sulla compilazione della distinta G14 e su come comportarti su provvigioni maturate dopo cessazione mandato? Possiamo aiutarti, se sei interessato puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

Avvocato Angela Tassinari Linkedin

 

 

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Contributi Enasarco 2019

Logo Fondazione Enasarco

Contributi Enasarco 2018: scattano le nuove aliquote per gli agenti persone fisiche e società di persone.

Le modifiche si applicano sulle provvigioni maturate dal 1 gennaio 2018.

Si riepilogano di seguito i nuovi contributi Enasarco 2018 e quelli rimasti invariati:

1) Contributi Enasarco 2018 per Agenti PERSONE FISICHE e SOCIETA’ DI PERSONE

ALIQUOTA:

  • 16% complessiva (da 15,55%), pari a 8,00% a testa

MASSIMALE provvigionale

  • per gli agenti plurimandatari è ancora di Euro 25.000,00 
  • per gi agenti monomandatari è ancora di Euro 37.500,00

Entrambi i massimali sono soggetti a rivalutazione ISTAT se risulterà positiva (negli ultimi anni per via della deflazione non si è proceduto a nessun incremento). Al momento l’indice non è ancora stato definito.

Si ricorda a titolo di promemoria che l’aliquota continuerà a crescere fino al 2020.

Se riconosci acconti e anticipazioni provvigionali, puoi trovare qui informazioni su come gestire correttamente il versamento dei contributi

MINIMALE provvigionale

  • per gli agenti plurimandatari è fermo a Euro 418,00
  • per gli agenti monomandatari è fermo a  Euro 836,00

Anche i minimali sono soggetti a rivalutazione ISTAT se risulterà positiva

Si ricorda per comodità che il minimale è frazionabile per trimestre. Conseguentemente, in caso di inizio o cessazione del contratto di agenzia  in corso d’anno, il minimale è dovuto per quota in base ai trimestri lavorati.

Inoltre, l’obbligo di versare il minimale scatta alla maturazione della provvigione. Fino a quando l’agente non matura provvigione, il versamento del minimale rimane sospeso. Non appena l’agente matura provvigioni, scatta l’obbligo del versamento con eventuale recupero dei trimestri precedenti in cui non erano maturate provvigioni.

Infine, l’obbligo di pagamento del minimale per la parte che eccede l’aliquota a carico dell’agente (8% nel 2018), rimane a carico della mandante. L’eventuale maggior versamento verrà automaticamente recuperato, sia nei confronti dell’Enasarco, sia nei rapporti interni con l’agente, non appena l’agente maturi provvigioni che consentano di calcolare un contributo superiore alla soglia del minimale, purchè ciò si verifichi nello stesso anno. Qualora il conteggio del contributo continuasse a rimanere al di sotto del minimale, l’obbligo di pagare l’integrazione rimarrà definitivamente a carico della mandante, che non sarà legittimata dunque a recuperarlo nei confronti dell’agente nemmeno negli anni successivi.

2) Contributi Enasarco 2018 per Agenti SOCIETA’ di CAPITALI

ALIQUOTA fino a Euro 13.000.000,00 (tredici milioni) di provvigioni

  • dal 2016 è del 4,00% complessiva di cui 3,00% a carico Preponente e 1,00% a carico agente

ATTENZIONE

i nuovi parametri troveranno applicazione dal versamento in scadenza il 20 maggio 2018

(per il versamento in scadenza il 20 febbraio 2018 relativo al quarto trimestre 2017 continuano a valere i precedenti parametri)

 Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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contratto di agenzia e periodo di provaContratto di agenzia e periodo di prova: è possibile “provare” l’agente?

La risposta è affermativa, ma a certe condizioni.

Anzitutto bisogna fare una distinzione.

Bisogna cioè distinguere tra la “prassi” di alcune aziende di provare l’agente a vario titolo prima di stipulare il contratto di agenzia e la prova inserita invece nel contratto di agenzia.

Il primo tipo di “prova” generalmente viene effettuato inquadrando il “futuro” agente come procacciatore, segnalatore, consulente, prestatore d’opera occasionale ecc.

Questo tipo di prova, tuttavia, nove volte su dieci non è corretto.

Contratto di agenzia e periodo di prova: attenzione alla prova prima del contratto

E ciò per un semplice motivo: se l’agente sta già di fatto facendo l’agente senza un contratto di agenzia c’è qualcosa che non va.

Al riguardo non mi stancherò mai di ricordare una cosa: non è il tipo di contratto utilizzato che determina se il rapporto è di procacciamento, segnalazione, agenzia ecc., ma è il modo con cui viene svolto in concreto il rapporto che determina quale sia il tipo di contratto giusto da applicare.

Di conseguenza, se il modo con si svolge il rapporto presenta le caratteristiche proprie di un certo tipo di contratto, questo contratto prevale su quello diverso che hanno utilizzato le parti.

Il modo con cui si svolge in concreto un rapporto prevale sul tipo di contratto usato dalle parti

Poichè ogni contratto ha le proprie caratteristiche, non è giuridicamente ammesso che si possano fare contratti di tipo diverso a parità di caratteristiche.

Se dunque, per “provare” l’agente prima di fargli il contratto di agenzia, lo nomino come procacciatore, facendogli fare nella sostanza le stesse cose che farebbe se avesse un contratto di agenzia, il contratto di procacciamento non è valido.

Sulla questione della differenza tra procacciatore e agente e sulle conseguenze di utilizzare un contratto non corretto ti suggerisco di leggere questo post.

La “prova” dell’agente prima di stipulare il contratto di agenzia, tuttavia, non è l’unica modalità possibile per conoscere e valutare le capacità dell’agente.

Ve n’è un’altra decisamente meno rischiosa.

Anche se la legge non ne parla, la Cassazione ha ritenuto che sia lecito e possibile inserire all’interno del contratto di agenzia una specifica clausola che preveda un “patto di prova ” per il periodo iniziale del contratto (Cass. civ. Sez. lavoro, 22/01/1991, n. 544).

Anche gli Accordi Economici Collettivi ne fanno un rapido accenno, implicitamente ritenendo compatibile contratto di agenzia e periodo di prova, quando parlano dei contratti a tempo determinato (A.E.C.  settore Industria 2014 art. 4 e A.E.C. settore Commercio 2009 art. 2)

In particolare, è possibile prevedere sia nel contratto di agenzia a tempo indeterminato sia in quello a tempo determinato un periodo durante il quale le parti possono liberamente conoscersi e valutarsi ed interrompere il rapporto senza necessità di riconoscere il preavviso (o di riconoscere le provvigioni mancanti fino alla scadenza, in caso di contratto a tempo determinato).

E’ vero che durante il patto di prova il contratto di agenzia è tale a tutti gli effetti, e dunque ne andrà regolarmente comunicato l’inizio e la cessazione all’Enasarco, così come dovranno essere versati i relativi contributi.

Tuttavia l’onere contributivo è onere del tutto contenuto se paragonato ai rischi della “prova” effettuata al fuori dal contratto.

Ora che ti ho convinto che provare l’agente prima di fargli il contratto è inutilmente rischioso, non ti resta che conoscere le semplici regole sulla forma, validità e durata del patto di prova.  

*  *  *

Per qualsiasi dubbio o se ti riconosci in una delle situazioni rischiose che ti ho descritto, clicca qui per sapere cosa possiamo fare per te!
Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

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chiusura posizione enasarco agentiChiusura posizione Enasarco agenti di commercio: quando la casa mandante deve comunicarla?

Regola vuole anzitutto che la casa mandante debba comunicare all’Enasarco la cessazione del contratto di agenzia entro 30 giorni.

In caso di mancata o tardiva comunicazione, è prevista una sanzione di euro 250,00.

Farò chiarezza in questo post su cosa si intende esattamente per cessazione del contratto di agenzia, e quindi da quando partono i 30 giorni per la comunicazione.

La questione sembra scontata ma in almeno un paio di casi, per la mia esperienza, ho verificato non fosse poi così ovvio per l’azienda.

Caso 1: l’agente continua a maturare provvigioni anche dopo la scadenza del preavviso

Una azienda mia cliente mi ha interpellato un giorno riguardo il momento in cui avrebbe potuto comunicare la chiusura della posizione Enasarco dell’agente, in presenza di provvigioni maturate dopo che il preavviso del recesso era scaduto.

L’azienda cioè si poneva la questione se dovesse mantenere aperta la posizione Enasarco dell’agente fintanto che l’agente avesse continuato a maturare provvigioni.

In sostanza si chiedeva se la posizione andasse chiusa solo dopo che l’agente avesse smesso di maturare provvigioni.

La domanda derivava dal fatto che, altrimenti, non fosse chiaro come andassero versati i contributi sulle provvigioni residue.

Le due questioni (chiusura posizione Enasarco agenti e versamento contributi su provvigioni residue) sono tuttavia ben distinte tra loro pur essendo strettamente collegate.

La comunicazione di chiusura posizione Enasarco agenti, infatti, è collegata unicamente alla data di cessazione del contratto di agenzia, a prescindere dal fatto che l’agente avrà o meno ancora delle provvigioni da maturare.

Chiusura posizione Enasarco agenti: non bisogna aspettare che l’agente finisca di maturare le provvigioni

La comunicazione dunque va fatta entro 30 giorni da quando cessa il contratto, anche se l’agente continuerà a maturare provvigioni

Anzi, paradossalmente, è ancora più importante rispettare la comunicazione rispetto alla data di cessazione proprio in presenza di eventuali provvigioni residue.

La data di cessazione del contratto, infatti, serve anzitutto per interrompere il rapporto previdenziale nel trimestre in cui si è verificata la cessazione, evitando che all’agente possano essere attribuiti trimestri di anzianità contributiva che non gli spettano.

Anche qualora quindi vi fossero provvigioni residue e su queste andasse (ancora) conteggiato il contributo previdenziale (a seconda che il massimale relativo all’anno di cessazione sia già stato raggiunto o meno), la comunicazione di cessazione andrà fatta in ogni caso entro 30 giorni da quando l’agente ha smesso di lavorare.

Per il versamento dei contributi sulle provvigioni residue, si tratterà poi di compilare  la distinta ordinaria fino a quando l’agente cessato comparirà nell’elenco, e successivamente di compilare la distinta non ordinaria G14 nella quale andranno indicati il trimestre solare in cui la provvigione è maturata e la data effettiva di cessazione del contratto.

Caso 2: il preavviso va compreso o escluso nella indicazione della data di cessazione?

Per data di cessazione si intende data effettiva di chiusura del contratto.

Coincide quindi con l’ultimo giorno di lavoro da parte dell’agente.

Chiusura posizione Enasarco agenti: coincide con la data effettiva di chiusura del contratto compreso il preavviso

Non è dunque corretto sostenere,  come un agente ha tentato di fare con la mandante dopo aver egli per primo inviato il modulo di chiusura del mandato, che la data da indicare come data di cessazione sia la data di comunicazione del recesso a prescindere dal preavviso.

La data da indicare si riferisce infatti alla data effettiva di cessazione del contratto, compreso dunque l’eventuale preavviso.

Per saperne di più sulla chiusura posizione Enasarco agenti di commercio e sugli altri adempimenti Enasarco a carico della mandante, puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

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Certificazione versamenti EnasarcoCertificazione versamenti Enasarco: quali obblighi sussistono in capo alla mandante?

Come è noto la mandante provvede trimestralmente a trattenere dalle provvigioni degli agenti (o a integrare in base al minimale) una certa quota da versare all’Enasarco.

Inoltre, con cadenza annuale, le aziende provvedono a versare all’Enasarco anche il F.I.R.R. (a proposito… riguardo al versamento del F.I.R.R., sicuro di sapere tutto? clicca qui per scoprirlo)

La domanda che spesso mi pongono le aziende è se siano obbligate a rilasciare una certificazione che attesti il versamento di tali ritenute e di tali importi.

Certificazione Versamenti Enasarco: la Mandante è obbligata?

In passato, tale previsione era specificata nel Regolamento Enasarco (era contenuta nell’art. 7, comma6, del Regolamento rimasto in vigore fino al 2012).

Nell’attuale Regolamento (2012), tale incombente non è più previsto.

Tuttavia, gli Accordi Economici Collettivi settore Commercio 2009 e settore Industria 2014 prevedono tuttora l’invio all’agente entro il 30 aprile di ogni anno, di certificazione attestante l’ammontare dei versamenti effettuati al Fondo Previdenza e quelli accantonati presso il F.I.R.R. relativi all’anno precedente (cfr art. 15 A.E.C. Commercio 2009 e art. 16 A.E.C. Industria 2014).

Il Regolamento Enasarco non prevede più l’obbligo, ma esso è ancora previsto negli Accordi Economici Collettivi

Originariamente tale certificazione era indirizzata agli agenti persone fisiche e società di persone per quanto riguardava il versamento del contributo previdenziale e del F.I.R.R., mentre alle società di capitali era inviata per quanto riguarda il solo F.I.R.R..

Con l’introduzione di una ripartizione anche relativamente al contributo assistenziale in capo all’agente società di capitali, si ritiene opportuno integrare tale dichiarazione con l’indicazione anche dell’ammontare del contributo assistenziale versato con indicazione della quota a carico dell’agente.

Certificazione versamenti Enasarco sia riguardo riguardo al contributo di previdenza (agenti individuali e società di persone) sia al contributo di assistenza (agenti società di capitali)

Il mancato invio è privo di sanzione. Tuttavia se l’agente ne facesse richiesta ne avrebbe diritto. In ogni caso il riepilogo dei versamenti effettuati è sinonimo di “buongoverno” ed è quindi suggerito anche a prescindere da un obbligo legale in tal senso.

Considerato il termine indicato dagli A.E.C. (30 aprile), quindi oltre il termine sia dei versamenti del IV trimestre (20 febbraio) e del FIRR (30 marzo) ed il riferimento all'”anno precedente”, si ritiene poi che la dichiarazione debba riguardare i versamenti “per competenza” e quindi anche quelli relativi al IV trimestre e al FIRR ancorché effettuati nell’anno in corso alla data della certificazione.

Per ulteriori chiarimenti su questo adempimento o per qualsiasi dubbio o richiesta riguardo l’Enasarco puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

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Trasferimento mandato di agenzia: cosa può fare la casa mandante?

trasferimento mandato di agenziaIl trasferimento del mandato di agenzia anzitutto è l’operazione mediante la quale l’agente “passa” il proprio contratto ad un altro agente, contratto che pertanto continua con la mandante senza subire interruzioni.

Questa operazione, sia che il contratto di agenzia lo preveda, sia che non lo preveda, in base al codice civile richiede sempre il consenso del preponente (art.  1406 c.c.).

La mandante, dunque, deve essere consapevole che, di fronte all’eventuale comunicazione del proprio agente di aver “ceduto” o “passato” il contratto ad un terzo, egli può opporre il proprio rifiuto, o possa acconsentirvi apponendo, magari, talune modifiche contrattuali.

Trasferimento mandato di agenzia: la mandante può non accettarlo

Da tener presente che anche quando l’agente comunica di essersi “trasformato” da ditta individuale a società, o di aver passato il contratto alla “propria società”, si è in presenza solitamente di “trasferimento mandato di agenzia” che quindi è regolata dalle regole di seguito descritte.

Capita, infatti, non del tutto raramente, che l’agente comunichi alla mandante la propria “trasformazione” da ditta individuale a società (di persone o capitali), oppure che da una certa data la società agente si chiamerà in un altro modo modificando la propria partita IVA (ed anzi, a rigore, il proprio Codice Fiscale, posto che la Partita IVA potrebbe variare anche solo per una variazione di sede e non necessariamente perché relativa ad un altro soggetto), oppure che subentrerà altro soggetto più o meno collegato al precedente.

Con questo modo di procedere, l’agente, più o meno consapevolmente circa il fatto che la mandante non sia affatto obbligato ad accettare, tende ad ottenere la continuità di rapporto tra il primo e secondo soggetto.

Tuttavia, dietro queste operazioni, si cela una vera e propria “cessione” del contratto di agenzia dall’agente originario ad un altro soggetto.

Infatti, la “trasformazione” dell’agente da ditta individuale a società spesso non è altro che la chiusura della ditta e l’apertura di una società, così come il cambio di denominazione seguito da variazione del Codice Fiscale, presuppone se non la cessazione del primo agente quantomeno comunque la nascita di un nuovo soggetto giuridico, anche se i soci e il legale rappresentante rimanessero gli stessi.

Si ha un trasferimento mandato di agenzia tutte le volte in cui l’agente cambia Codice Fiscale

La cessione del contratto, però, secondo il codice civile (artt. 1406 ss.), come deve essere autorizzata dal contraente ceduto, in questo caso cioè dalla mandante, che quindi, non è obbligato ad accettare la cessione, né a ritenere che tale cessione avvenga automaticamente.

Questa circostanza consente quindi alla mandante un vaglio riguardo non solo l’opportunità della cessione (se autorizzarla o meno) ma anche di poter intervenire, a fronte della propria autorizzazione, non limitandosi a sostituire il contratto con altro identico modificando solo l’intestazione, ma magari apportando modifiche appropriate al fatto che, anziché di un agente persona fisica, si avvii una collaborazione con una società (i cui soci o legale rappresentante potrebbero cambiare, questo poi sì, senza autorizzazione del preponente).

L’eventuale rifiuto della mandante alla cessione, potrebbe comportare, a certe condizioni, di poter persino considerare cessato il rapporto con l’agente originario che in tal caso perderebbe il diritto alle indennità.

Naturalmente, qualora il rapporto con l’agente in questione fosse particolarmente buono, difficilmente la mandante negherà il passaggio e il mantenimento dell’anzianità di servizio.

E’ tuttavia una situazione che appare bene conoscere anche per il seguente risvolto: a seconda degli accordi tra le parti il passaggio del contratto da un soggetto ad un altro può comportare continuità anche nei confronti dell’Enasarco, al pari di una normale cessione a terzi del contratto di agenzia.

Se la mandante consente la cessione, manterrà in capo al secondo agente l’anzianità di servizio maturata dall’inizio del primo contratto e posticiperà alla fine del nuovo contratto la liquidazione delle indennità di fine rapporto.

Anche l’Enasarco può essere interessato da questa operazione, poiché l’Ente consente  che, a fronte di una cessione del contratto, la posizione dell’agente cedente possa transitare sull’agente cessionario, ivi compreso il F.I.R.R. maturato.

L’Enasarco, infatti, con uno specifico modulo (al quale deve essere allegato l’accordo di cessione) ha elaborato una procedura mediante la quale è possibile “far transitare” la posizione dall’agente cedente all’agente cessionario. Utilizzando tale procedura, nonostante la “sostituzione” dell’agente, l’Enasarco non chiuderà la posizione con l’agente cedente ma la farà passare all’agente subentrato. Conseguentemente, ad esempio, non liquiderà il F.I.R.R. all’agente cedente, ma lo liquiderà direttamente all’agente cessionario una volta che si chiuderà il rapporto con quest’ultimo.

In caso di trasferimento del mandato di agenzia, l’Enasarco prevede una apposita modulistica per “spostare” il FIRR

Nella prassi, tuttavia, pur in presenza di consenso da parte del preponente alla cessione e alla continuità del rapporto con l’agente subentrante, è facile riscontrare la chiusura della (sola) posizione all’Enasarco dell’agente cedente con le modalità ordinarie (vedi Agente cessato) e l’iscrizione ex novo dell’agente subentrante. Così operando, l’Enasarco procederà a liquidare il F.I.R.R. al primo agente.

In tal caso però, buona norma vorrebbe che negli accordi tra le parti, specie in caso di prosecuzione del rapporto da un punto di vista civilistico, si desse atto di questo F.I.R.R. che è stato liquidato al primo agente, affinché, alla cessazione del rapporto con il nuovo agente, se ne tenga conto nel calcolo complessivo delle indennità, in particolare quella prevista dall’art. 1751 c.c., qualora le stesse fossero dovute.

Per ulteriori  indicazioni su “Trasferimento mandato di agenzia”, puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

 

 

 

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Agente di commercio lavoratore autonomo o impresa?

agente di commercio lavoratore autonomo o impresaLa differenza non è solo “filosofica”, ma ha anche delle conseguenze di natura legale (e fiscale).

Il 14 giugno 2017 è entrata in vigore la legge n. 81 del 22 maggio 2017, altrimenti nota come Jobs Act “Autonomi”, perchè il Capo I della legge è dedicato alle “nuove” tutele introdotte per i lavoratori autonomi.

Al comma I dell’art. 1 della legge, è disciplinato l’ambito di applicazione, che precisa, tra le altre cose, che la legge non si applica ai “piccoli imprenditori”.

Il Jobs Act “autonomi” 2017 non si applica ai “piccoli imprenditori”

I “piccoli imprenditori” in sostanza, pur avendo partita IVA e lavorando “autonomamente”, svolgono un’attività “commerciale” o per meglio dire “di impresa” e non meramente d’opera o intellettuale.

Detta così la distinzione non è certo agevole, ma c’ è un modo semplice per arrivarci: basta verificare se quella “partita IVA” è anche iscritta alla Camera di Commercio.

Se lo è, si tratta di una  “ditta individuale”, cioè di un imprenditore a tutti gli effetti (piccolo o meno a questo punto non ha importanza).

Il che lo esclude (o così dovrebbe, salvo forzature nell’interpretazione delle norme) dall’ambito di applicazione della nuova normativa.

Non però per questo è destinato ad avere meno tutele.

L’esclusione infatti dalla norma dipende in gran parte dal fatto che l’imprenditore individuale gode già di alcune tutele, che ora sono estese ai lavoratori autonomi.

Fatta questa premessa, veniamo al caso dell’agente di commercio.

L’agente di commercio individuale è pacificamente iscritto alla Camera di Commercio (per gli altri requisiti che devi verificare prima di assegnare un mandato di agenzia puoi vedere qui).

Egli è quindi una ditta individuale ed in quanto tale un (piccolo) imprenditore.

Dal punto di vista fiscale, il suo reddito ordinario è un reddito “di impresa” (e non di “lavoro autonomo”), che va dichiarato “per competenza” (e non “per cassa”, sebbene la prassi per lo più invalsa sia quella comunque di dichiarare le provvigioni effettivamente incassate e non solo potenzialmente maturate), salvo solo per le indennità di fine rapporto dove invece il trattamento è quello tipico del lavoratore autonomo (possibilità di tassazione separata e ritenuta d’acconto 20% al pagamento).

Agente di commercio lavoratore autonomo o impresa? Impresa!

In quanto tale, esula dall’ambito di applicazione della nuova normativa.

Come detto, però, considerare l’agente di commercio lavoratore autonomo o impresa non riduce necessariamente le tutele dell’agente.

Vediamo i 9 punti principali della nuova normativa sulle possibili differenze tra l’agente di commercio lavoratore autonomo o impresa.

1. Nullità delle clausole che prevedono la facoltà per il committente di variare unilateralmente il contratto

Tali clausole, anche se non ci fosse la nuova legge n. 81/2017, sarebbero nulle comunque, non solo per i lavoratori autonomi.

Il contratto ha forza di legge tra le parti e quindi può essere variato solo con il consenso delle parti stesse.

Una clausola, in qualunque contratto, ivi compreso quello di agenzia, che prevedesse la facoltà di una delle parti di modificare il contratto a propria discrezione, sarebbe nulla per indeterminatezza dell’oggetto.

Unica eccezione, relativamente al contratto di agenzia, riguarda l’ipotesi in cui il contratto sia disciplinato dagli Accordi Economici Collettivi (Settore Industria o Settore Commercio), che attribuiscono al Preponente la facoltà di variare unilateralmente provvigioni, clienti, zona e prodotti, ma a condizioni e limiti ben precisi.

Già qualora il contratto di agenzia fosse disciplinato solo dal codice civile, tale facoltà non sarebbe concessa.

2. Nullità delle clausole che consentono al committente di recedere senza congruo preavviso

Per gli agenti di commercio il problema non si pone: il codice civile  (art. 1750 c.c.) prevede dei termini di preavviso minimi inderogabili in base all’anzianità di servizio, di regola aumentati dagli Accordi Economici Collettivi

3. Nullità delle clausole che prevedono termini di pagamento superiori a 60 giorni

Anche in questo caso, per l’agente di commercio è il codice civile che stabilisce i termini massimi di pagamento delle provvigioni, in applicazione della direttiva CE sugli agenti di commercio.

In particolare, le provvigioni non possono essere pagate oltre 30 giorni dalla scadenza del trimestre in cui sono maturate

4. Attribuzione alle professioni organizzate in albi o collegi di eseguire taluni atti pubblici che verranno determinati

L’agente di commercio, quand’anche fosse considerato lavoratore autonomo e non imprenditore, non rientra comunque tra le attività organizzate in albi o collegi (l'”albo” degli Agenti di Commercio è stato definitivamente soppresso) e quindi tale disposizione non lo avrebbe riguardato comunque

5. Ampliamento delle prestazioni di maternità o malattia

Riguardo la maternità, l’agente di commercio è tenuto ad iscriversi sia all’INPS sia all’Enasarco. Entrambi riconoscono alla lavoratrice madre un trattamento in caso di maternità (5 mesi di indennità di maternità  l’INPS e un “assegno” e un “contributo una tantum” per figlio, l’Enasarco)

Riguardo la malattia, rimane un punto debole per gli agenti di commercio. L’Enasarco però prevede una polizza apposita (alimentata con il fondo FIRR) per far fronte ad eventi di malattia e infortunio.

6. Possibilità di ottenere decreto ingiuntivo sulla base delle scritture contabili

In quanto “imprenditore”, per l’agente era già consentito.

7. Interessi di mora ex D. Lgs 231/01 in caso di ritardato pagamento

In caso di ritardato pagamento delle provvigioni, il D.lgs 231/02 è già applicabile

8. Possibilità di dedurre dal reddito integralmente le spese di formazione e i premi dell’assicurazione contro i ritardati pagamenti

Gli agenti di commercio, rispetto ai “consulenti” o ai “liberi professionisti” godevano e godono già di un regime particolarmente ampio riguardo la deducibilità dei costi inerenti l’esercizio dell’attività.

L’unico aspetto forse “di vantaggio” dei lavoratori autonomi rispetto all’agente di commercio, riguarda il fatto che le spese sostenute dal committente per l’esecuzione dell’incarico per i lavoratori autonomi non costituiscono compenso in natura.

Diversamente, a rigore, poichè l’agente di commercio dovrebbe sostenere in proprio i costi, qualora venissero sostenuti dal preponente ma fossero di competenza dell’agente, dovrebbero costituire per quest’ultimo compenso in natura.

9. Riconoscimento dell’indennità di disoccupazione (DIS-COLL) per i co.co.co. (che siano consentiti dal Jobs Act)

Si tratta di una indennità riconosciuta dal Jobs Act “autonomi” solo ai co.co.co. e non anche ai consulenti con P.IVA. Quindi nessuna discriminazione rispetto agli agenti di commercio.

Se vuoi saperne di più sulle conseguenze di considerare il tuo agente di commercio lavoratore autonomo o impresa, puoi contattarci cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

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Contratto di Agenzia ed ENASARCO: cosa significa questa sigla?

E.N.A.S.A.R.C.O sta per Ente Nazionale di Assistenza per Agenti e Rappresentanti di Commercio.

Contributi Enasarco 2019

Logo Fondazione Enasarco

E’ nato nel 1939 come Ente Pubblico e dal 1996 è divenuta fondazione privata incaricata di pubbliche funzioni, mantenendo sostanzialmente invariata la sua funzione, che è quella di provvedere alla previdenza e assistenza degli agenti e rappresentanti di commercio.

In pratica, fra svariati servizi, quelli principali sono quelli di tipo pensionistico  (cioè danno diritto all’agente ad una pensione a fine carriera) e assistenziale (indennità maternità, assicurazione malattia e infortuni ecc.).

Questi servizi sono finanziati dai versamenti periodici in parte a carico della casa mandante e in parte dell’agente.

E’ sempre però la casa mandante il soggetto che deve provvedere materialmente al versamento, trattenendo quindi la quota a carico dell’agente dalle provvigioni maturate.

Per farlo, la mandante (e non l’agente) è obbligata ad “iscrivere” l’agente all’Enasarco, comunicando l’inizio del contratto di agenzia entro 30 giorni.

Va al riguardo precisato che queste prestazioni sono integrative ma non facoltative rispetto alla pensione INPS. Anche quindi se l’agente è già iscritto all’INPS dovrà iscriversi (o meglio, essere iscritto) anche all’Enasarco.

Contratto di agenzia ed Enasarco: l’iscrizione è obbligatoria

Gli agenti di commercio, dal canto loro, sono in ogni caso tenuti, questa volta a proprio esclusivo carico, ad iscriversi presso l’INPS – gestione commercianti, provvedendo direttamente al versamento della relativa contribuzione.

In sostanza, dunque, gli agenti di commercio “godono” (o “subiscono”) una doppia contribuzione: quella Enasarco (parte a carico agente e parte a carico mandante) e quella INPS (totalmente a carico agente).

Questo consentirà però loro di ottenere, se operano in forma individuale o sono soci di società di persone illimitatamente responsabili (soci di s.n.c. o socio accomandatario di s.a.s.) due pensioni.

Oltre al versamento dei contributi Enasarco, gli agenti di commercio devono versare i contributi anche all’INPS

La scadenza dei versamenti dei contributi all’Enasarco cade 4 volte all’anno:

  • 20 maggio per i contributi del I trimestre (attenzione alla prossima scadenza!)
  • 20 agosto per i contributi del II trimestre
  • 20 novembre per i contributi del III trimestre
  • 20 gennaio per i contributi del IV trimestre

A queste scadenze se ne aggiunge un’altra, quella che cade nel mese di marzo (dal 1 marzo al 31 marzo) e riguarda il versamento del FIRR, cioè di quella “quota” di indennità di fine rapporto che le case mandanti sono tenute a versare a proprio integrale carico in favore degli agenti … se sono iscritte alle associazioni di categoria o applicano gli accordi economici collettivi (non sempre è obbligatorio versare il FIRR, lo sapevi?)

Il versamento dei contributi e del FIRR avviene mediante compilazione da parte della casa mandante di una “distinta on line” seguita dal pagamento mediante MAV o RID.

Questo consentirà però loro di ottenere, se operano in forma individuale o sono soci di società di persone illimitatamente responsabili (soci di s.n.c. o socio accomandatario di s.a.s.) due pensioni.

Per ulteriori informazioni su Contratto di Agenzia ed Enasarco puoi contattarci, cliccando qui

Avv. Angela Tassinari

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Che fare in caso (ahimè) di morte dell’agente di commercio?

morte dell'agente di commercioAnzitutto, se l’agente muore, il contratto di agenzia si interrompe automaticamente.

Per legge,  poi, gli eredi hanno diritto alle indennità di fine rapporto.

Visto che il rapporto si interrompe, l’azienda deve comunicare entro 30 giorni l’interruzione del rapporto all’Enasarco.

Va precisato che quanto detto sopra riguarda solo il caso in cui l’evento capita all’agente individuale.

Se invece muore il socio di una società agente, nulla di quanto sopra accade: il rapporto non si interrompe e non sono dovute le indennità agli eredi del socio.

Questo nemmeno nel caso in cui fosse il legale rappresentante o socio illimitatamente responsabile della società agente (come nel caso della s.n.c. o di una s.a.s.).

Le società infatti per definizione sopravvivono alla morte dei propri soci o del legale rappresentante.

Quindi, in caso di morte del socio o del legale rappresentante, il contratto di agenzia proseguirà e potrà estinguersi solo per iniziativa di una delle due parti.

La morte dell’agente di commercio riguarda l’ipotesi degli agenti individuali, e non dei soci o dei legali rappresentanti

Ma torniamo al caso della morte dell’agente di commercio individuale.

Eventuali provvigioni non ancora pagate andranno pagate agli eredi, dopo che questi abbiano fatto pervenire idonea documentazione attestante la loro qualifica di eredi.

Attenzione che in presenza di eredi minori di età, l’azienda non è autorizzata a liquidare le somme direttamente al genitore sopravvissuto ma la liquidazione dovrebbe essere fatta, per la quota che compete ai minori, previa acquisizione di autorizzazione all’incasso richiesta dal tutore al giudice tutelare.

In caso di eredi minori, ricorda che prima di pagare qualsiasi somma, il giudice tutelare deve avere dato l’autorizzazione

Riguardo al F.I.R.R. (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto) accantonato dall’azienda all’Enasarco, la richiesta da parte degli eredi potrà essere fatta solo in via cartacea compilando un apposito modulo (Mod. 7006 – Comunicazione decesso agente e richiesta di liquidazione F.I.R.R. agli eredi. Se vuoi dare una mano ai parenti del tuo agente defunto, puoi scaricargli il modulo dal sito dell’Enasarco direttamente da qui)

La domanda deve comprendere il nominativo di tutti gli eredi, e può essere presentata anche da uno solo di essi, purché munito di apposita delega da parte degli altri.

La domanda deve essere corredata da una serie di documenti indicati nel modulo, ricordando che, in caso di figli minori, dovrà essere ottenuta preventiva autorizzazione da parte del giudice tutelare alla riscossione della quota parte spettante al minore.

La parte di FIRR non ancora accantonata all’Enasarco, invece, andrà pagata agli eredi, insieme alle altre voci di indennità di fine rapporto, seguendo lo stesso iter delle provvigioni.

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Avv. Angela Tassinari

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Acconto provvigioni agenti: si fa presto a parlarne ma… come gestire i conguagli?

acconto provvigioni agentiQuando il rapporto è all’inizio o la maturazione delle provvigioni va troppo per le lunghe, anche alla tua azienda sarà capitato di mettersi d’accordo con l’agente per riconoscergli delle somme anche prima (o persino a prescindere) dell’effettiva maturazione delle provvigioni).

Generalmente tutto passa come “acconto provvigioni agenti“.

Ma cosa succede se poi l’agente non matura le provvigioni per gli acconti provvigionali che ha ricevuto?

Riaddebiti le provvigioni “negative” all’agente? E come lo fai?

La problematica che ho più frequentemente riscontrato è quella dell’azienda che riconosce continui acconti provvigionali, conguagliandoli senza una cadenza fissa o magari solo a fine anno, sui quali calcola (o non calcola mai) il contributo Enasarco, a prescindere dal fatto che le provvigioni siano effettivamente maturate o meno.

Il rischio per l’azienda, alla fine, è di aver riconosciuto molte più somme di quante provvigioni l’agente abbia effettivamente maturato e di non sapere più come fare a recuperarle. E se recuperate, come sistemare l’Enasarco.

Per capire come sia meglio muoversi, anzitutto è meglio chiarire quale sia l’ipotesi di cui sto parlando.

Acconto provvigioni agenti: Possibilità

Esistono infatti diversi modi per riconoscere all’agente somme in anticipo o a prescindere dalla maturazione delle provvigioni:

  • FISSI PROVVIGIONALI: all’agente viene riconosciuta una somma fissa mensile OLTRE alle provvigioni che maturerà.
    Esempio 1: Fisso provvigionale 100. Provvigioni maturate dall’agente 300. Somma complessiva da pagare: 400.
    Esempio 2: Fisso provvigionale 100. Provvigioni maturate dall’agente 0. Somma da pagare: 100
  • MINIMI GARANTITI: all’agente viene riconosciuta la differenza tra una certa soglia e le provvigioni maturate se inferiori.
    Esempio 1: minimo garantito 500. Provvigioni maturate 300. Differenza da riconoscere all’agente: 200.
    Esempio 2: minimo garantito 500. Provvigioni maturate 600: Nessuna differenza da riconoscere all’agente
  • ANTICIPAZIONI / ACCONTI PROVVIGIONALI: all’agente viene riconosciuta una anticipazione provvigionale per un certo importo, con riserva di conguaglio.

I primi due casi (Fissi Provvigionali e Minimi Garantiti) non danno luogo a particolari problemi “operativi”, se non quelli legati al fatto che debbano trattarsi di trattamenti TEMPORANEI, specie riguardo il Minimo Garantito, perchè vanno ad incidere sul “rischio di impresa” dell’agente – eliminandolo. La durata del Fisso Provvigionale potrebbe anche essere mantenuta per tutto il rapporto a condizione che il Fisso sia significativamente inferiore alle provvigioni solitamente maturate dall’agente (ne parlo meglio e faccio degli esempi in questo post: Provvigioni: 5 modi per calcolarle).

Il trattamento più delicato da gestire riguarda invece il riconoscimento degli “acconti provvigionali” ed è questo il caso che interessa.

Anzitutto, se vengono riconosciute somme “a prescindere” dal fatto che le provvigioni siano già maturate, solitamente utilizzo la parola “anticipazione” provvigionale, anzichè quella di “acconto”. La preferisco: anticipazione mi dà l’idea di qualcosa di “anticipato” per l’appunto, dato a credito, e quindi potenzialmente soggetto ad essere conguagliato.

Dopo di che verifico quali sono gli accordi delle parti e in particolare se l’anticipazione provvigionale è soggetta a conguaglio sia che si tratti di conguaglio negativo (a sfavore dell’agente) sia che si tratti di conguaglio positivo (a favore dell’agente).

Spesso infatti le aziende il conguaglio lo fanno solo se è positivo per l’agente, e quindi lasciano come definitivamente acquisito l’acconto provvigionale per la parte che l’agente non ha maturato.

Se, in caso di conguaglio negativo, in base alle pattuizione (scritte) tra le parti, l’acconto non viene recuperato, siamo in questo caso nella ipotesi del Minimo Garantito più che dell’acconto: di fatto, lasciandogli l’acconto per la parte non maturata, l’azienda sta riconoscendo all’agente un importo minimo, meno del quale l’agente può stare tranquillo che non andrà.

Gli acconti provvigionali negativi non conguagliati diventano un minimo garantito

Questa è una ipotesi da maneggiare con cura, specie se l’agente matura sistematicamente meno provvigioni degli acconti ricevuti, perchè di fatto il trattamento si traduce nel riconoscere all’agente sempre lo stesso importo con le problematiche del caso sopra richiamate (eliminazione del rischio di impresa per l’agente)

Il conguaglio andrebbe effettuato sia che sia positivo sia che sia negativo.

Come?

Anzitutto attribuendo una cadenza precisa, che non dovrebbe essere superiore al trimestre.

Perchè?

Non solo per una ragione di controllo dell’andamento dell’anticipazione, ma anche per una ragione di tipo previdenziale.

Se correttamente gestita l’anticipazione, infatti, su di essa non andrebbe calcolato il contributo Enasarco, ma solo sulle provvigioni effettivamente maturate.

E poichè il termine di pagamento dei contributi Enasarco è trimestrale, ecco che è opportuno che i conteggi di dare e avere vengano fatti OGNI TRIMESTRE, in modo da poter conteggiare le provvigioni effettivamente maturate e quindi procedere non solo agli eventuali conguagli ma anche a calcolare il contributo Enasarco solo su di esse.

Conguaglia trimestralmente gli acconti provvigionali! 

La questione naturalmente non crea problemi se le provvigioni effettivamente maturate sono superiori all’anticipazione: in tal caso, se anche l’Enasarco fosse stato conteggiato sull’anticipazione, non vi sarebbe necessità di effettuare alcun recupero perchè le provvigioni totali sono superiori e quindi si tratterà di conteggiare poi l’Enasarco sulla differenza tra le provvigioni effettivamente maturate e gli acconti già pagati.

Il problema si pone invece se le provvigioni effettivamente maturate sono inferiori agli acconti.

Acconto provvigioni agenti ed Enasarco

E’ in questa ipotesi che risulta più chiara la complicazione dell’Enasarco, perchè se l’Enasarco viene calcolato di volta in volta sulle anticipazioni, l’azienda si ritroverà alla fine del trimestre ad aver trattenuto all’agente un importo superiore a quello che gli avrebbe trattenuto se avesse calcolato l’Enasarco solo sulle provvigioni effettivamente maturate.

E’ vero che l’Enasarco richiede il contributo su tutte le somme pagate all’agente, e quindi potenzialmente anche sugli acconti. Ma allo stesso tempo se l’acconto viene meno e con esso il relativo contributo, l’azienda ha poi comunque diritto di ottenerne la restituzione. Se il tutto viene fatto all’interno del trimestre si può procedere a versare direttamente il contributo effettivamente dovuto senza dover poi formulare richieste poi di rimborso piuttosto antipatiche.

Acconto provvigioni agenti ed Enasarco: Che fare?

Il suggerimento dunque è di non conteggiare l’Enasarco sulle fatture pagate all’agente a titolo di anticipazione, ma con l’avvertenza di procedere poi come segue:

  1. alla fine del trimestre si procede con il conteggio delle provvigioni effettivamente maturate per verificare eventuali conguagli
  2. se il conguaglio è negativo a carico dell’agente, l’agente dovrà anzitutto emettere nota di credito per stornare le fatture di acconto ricevute
  3. l’agente dovrà quindi poi emettere una fattura che riporti l’importo delle provvigioni effettivamente maturate. Se non avesse maturato nulla, non dovrà emettere alcuna fattura, ma solo, quindi, le note di credito.

Questa modalità determina tre effetti:

  • l’Enasarco potrà essere calcolato direttamente sulla fattura che riporta l’ammontare delle provvigioni effettivamente maturate (o non calcolato affatto se non vi è alcuna fattura per provvigioni maturate)
  • L’azienda sarà in possesso di un riconoscimento di debito da parte dell’agente, costituito dalla differenza tra le note di credito emesse dall’agente stesso e la fattura delle provvigioni
  • L’Enasarco, specie se l’agente non ha maturato nessuna provvigione, è meno invogliato a richiedere il contributo sulle anticipazioni perchè verifica che l’agente, con l’emissione della nota di credito, ha dichiarato di non averne diritto

Se anche poi, sia pure sia fortemente sconsigliato, l’azienda non provveda a recuperare anche finanziariamente la differenza sul primo pagamento successivo dovuto all’agente, quantomeno alla fine sarà facilitata nel conteggio di quanto l’agente deve restituire all’azienda (pari alla differenza tra le note di credito emesse e le fatture per le provvigioni effettivamente maturate). In più l’agente non potrà contestare l’importo avendo egli stesso emesso note di credito in favore dell’azienda.

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