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FIRR Enasarco 2024FIRR Enasarco: dal 1.1.2024 ci sono alcune novità da conoscere, sia per le case mandanti sia per gli agenti.

Si tratta di novità passata un po’ sotto silenzio ma che comportano alcune modifiche operative – e non solo – che è  bene conoscere.

Queste novità derivano dal fatto che da iniziò 2024 la gestione del FIRR, pur rimanendo “a carico” Enasarco, e’ stata “separata” dalla gestione dei contributi previdenziali e assistenziali.

Questo ha comportato la necessità di un coordinamento e di un passaggio di dati interno tra la “Gestione Contributi” e la “Gestione FIRR” che si è “tradotta” in modifiche operative per le case mandanti e gli agenti.

Vediamo quelle che interessano.

FIRR Enasarco 2024: Novità richiesta liquidazione

Ricordo anzitutto che il FIRR è quella compontente delle indennità di fine rapporto dovuta all’agente che, in caso di iscrizione della mandante ad una associazione di categoria (Confindustria, Confcommercio ecc.) e/o regolamentazione del contratto di agenzia in base ad un Accordo Economico Collettivo, la mandante è tenuta a versare annualmente all’Enasarco nel mese di marzo. Per saperne di più e sapere se sei obbligato a versarlo oppure no, in questo post puoi trovare gli approfondimenti necessari.

Se sei tra le mandanti che versano il FIRR all’Enasarco, la prima novità importante riguarda chi deve ora inoltrare all’Enasarco alla fine del rapporto la richiesta di liquidazione del FIRR all’agente.

Fino al 31.12.2023, la richiesta di pagamento del FIRR da parte dell’Enasarco  partiva automaticamente con la comunicazione della casa mandante all’Enasarco di chiusura del mandato con l’agente.

Per Regolamento Enasarco la mandante era ed è tuttora tenuta a comunicare all’Enasarco la chiusura del mandato con l’agente entro 30 giorni dalla cessazione del rapporto.

Fino al 31.12.2023 la comunicazione di chiusura comportava anche automaticamente l’invito all’Enasarco di pagare il FIRR all’agente.

Se le case mandanti ricordano, infatti, il “menù” dell’area riservata era intitolata “Gestione mandati e FIRR”. In passato veniva anche richiesto alla mandante di inserire l’IBAN dell’agente sul quale l’Enasarco avrebbe poi proceduto a pagare il FIRR.

Peraltro, per evitare che in caso di ritardo nella comunicazione di chiusura del mandato questo impedisse all’agente di ricevere il FIRR, era anche previsto che l’agente potesse, con un modulo specifico, comunicare a propria volta direttamente all’Enasarco la chiusura del mandato così da sbloccare la liquidazione del FIRR.

In tali casi l’Enasarco inviava poi una comunicazione alla mandante per chiedere conferma che il mandato fosse effettivamente cessato e, qualora la mandante applicasse l’AEC del settore Industria o Piccola e Media Industria, per quali motivi.

Dal 1.1.2024 invece compito della mandante è unicamente quello di comunicare all’Enasarco la chiusura del mandato entro i consueti 30 giorni dalla cessazione e null’altro.

La richiesta di liquidazione del FIRR Enasarco dovrà invece pervenire all’Enasarco direttamente dall’agente dalla propria area riservata.

Durante la procedura di chiusura le case mandanti noteranno infatti che più volte il sistema avvisa che con la comunicazione di chiusura l’ente chiuderà il mandato ma non provvederà a pagare il FIRR che dovrà essere richiesto direttamente dall’agente.

Dal menu “Gestione mandati” dell’area riservata è quindi “scomparsa” la dicitura “e FIRR”.

A seconda dei rapporti con l’agente, la mandante potrà “ricordare” all’agente che deve chiedere lui la liquidazione del FIRR Enasarco, ma non vi è comunque tenuta.

FIRR Enasarco 2024: Novità iscrizione e cessazione mandati

Un’ulteriore novità per le mandanti conseguenza delle modifiche riguardo la gestione del FIRR Enasarco riguarda l’introduzione di alcuni adempimenti ulteriori in fase di iscrizione e chiusura dei mandati.

In entrambi i casi infatti viene chiesto alle case mandanti di “certificare”, più di quanto quindi facessero inserendo i dati nel corso della procedura “on line”, l’effettivo conferimento del mandato e l’effettiva chiusura dello stesso.

La differenza rispetto a quanto fatto fino al 31.12.2023 è che, oltre ad inserire data di inizio o data di fine del rapporto, l’Enasarco chiede ora che la mandante, sotto sua responsabilità, dichiari che sta dicendo “il vero” tramite la compilazione di una specifica autodichiarazione.

Questa “autocertificazione” da parte della mandante è espressamente indirizzata al “Servizio Gestione Separata FIRR”, e quindi serve affinché questi dati vengano inviati e ricevuti anche dalla Gestione FIRR Enasarco e non rimangano invece solo nella disponibilità della Gestione Contributi.

FIRR Enasarco 2024: Novità per mandanti AEC Industria e PMI

Un’ulteriore conseguenza non di poco conto per le aziende che applicano l’AEC settore Industria o Piccola e Media Industria (P.M.I.) e’ che, diversamente da quanto si poteva fare fino al 31.12.2023, in fase di chiusura de mandato, la mandante non può più chiedere all’Enasarco di “bloccare” il pagamento del FIRR all’agente in caso di recesso per giusta causa dovuto a violazione dell’obbligo di non concorrenza/monomandato o ritenzione indebita di somme da parte dell’agente.

Si ricorda infatti che in base a questi AEC Industria e PMI (diversamente dall’AEC Commercio) è previsto che il FIRR Enasarco nei casi sopra indicati non sia dovuto.

Dal 1.1.2024 però, anche per le aziende che applicano l’AEC settore Industria o PMI, le uniche motivazioni che vengono richieste riguardo la cessazione del rapporto sono la “normale risoluzione del rapporto” o “per decesso dell’agente”.

Questo non significa che la mandante che applichi l’AEC Industria o PMI non possa comunque far valere che il recesso è avvenuto per uno dei motivi sopra indicati e quindi che il FIRR non è dovuto all’agente (compreso quindi quello accantonato all’Enasarco in precedenza), ma potrà farlo solo nel corso di una vertenza con l’agente  e ottenendo un provvedimento (o un accordo) che accerti che il FIRR Enasarco non gli è dovuto o che, se nel frattempo l’Enasarco gliel’avesse già pagato, lo deve restituire alla mandante.

Poiché  infatti ora è l’agente che può chiedere all’Enasarco di liquidargli il FIRR accantonato dalla mandante negli anni, sarà sufficiente per lui la cessazione del mandato per farselo pagare dall’Enasarco.

La mandante che applichi l’AEC Industria o PMI e che receda per giusta causa per uno dei motivi sopra indicati e che voglia cercare di impedire all’Enasarco di pagare il FIRR all’agente, potrà, se valesse la pena partire “in anticipo” rispetto ad una causa da parte dell’agente, cercare al più di ottenere dal Tribunale un provvedimento d’urgenza da notificare all’Enasarco prima che questo liquidi il FIRR all’agente.

Considerate peraltro le tempistiche abbastanza veloci per il pagamento del FIRR Enasarco (30 giorni per comunicare la chiusura + 60 giorni circa per il pagamento effettivo, quindi massimo 90 giorni) non sarà’ tuttavia semplice per la mandante riuscire ad impedire il pagamento.

Dovrà quindi ricordarsi, nell’eventuale successiva causa che l’agente dovesse instaurare per farsi pagare le indennità di fine rapporto contestando la giusta causa, di chiedere in via riconvenzionale che l’agente sia condannato a rimborsare il FIRR già riscosso dell’Enasarco.

In tali casi, ad ogni modo, il pagamento della quota dell’anno di cessazione dovrà essere sospeso dalla mandante e non pagata all’agente.

FIRR Enasarco 2024: Indicazione dell’AEC applicato dalla mandante

Una ulteriore conseguenza della separazione della Gestione Contributi da quella FIRR e delle modifica della procedura di chiusura del mandato, è che non compare più una indicazione che poteva a volte essere molto utile nella ricostruzione del rapporto con l’agente e nell’individuazione delle norme applicate al contratto di agenzia: l’indicazione dell’AEC applicato dalla mandante.

Fino al 31.12.2023 infatti, durante la procedura di chiusura del mandato, ad un certo punto veniva specificato quale fosse l’AEC applicato dalla mandante e vi era la possibilità di comunicare anche la variazione di tale AEC.

Poichè per la sola Gestione Contributi tale indicazione è del tutto irrilevante, è quindi scomparsa l’acquisizione e l’indicazione di questo dato.

* * *

Se sei una mandante o un professionista che le assiste, per qualsiasi ulteriore chiarimento consulta qui cosa possiamo fare aiutarti.

Buon lavoro!

avv. Angela Tassinari

 

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cessione del contratto di agenziaLa cessione del contratto di agenzia è una delle situazioni che la Mandante può trovarsi ad affrontare nel corso del rapporto con un agente.

Come si può immaginare dal nome, comporta che il contratto di agenzia passi da un soggetto ad un altro.

Se a cambiare è l’agente, significa che il contratto di agenzia passa dall’agente “A” all’agente “B”.

Detto così, è facile che la Mandante “alzi la mano” e dica che non è d’accordo e si chieda se l’agente può farlo liberamente.

Se però, invece che dire che il contratto passa dall’agente “A” all’agente “B”, l’agente dicesse che “per questioni fiscali apre una società” , o che “apre una società con la moglie/il figlio”, o ancora che “chiude la ditta individuale e diventa una srl” o che “cambia nome”, allora la Mandante potrebbe trarsi in inganno e non riconoscere immediatamente che anche in questi casi si è in presenza di una cessione del contratto di agenzia, perchè tanto “l’agente è sempre lo stesso“.

Anche per queste ipotesi, dunque, valgono le regole che valgono in generale in caso di cessione del contratto di agenzia.

Vediamo quali sono

Cessione del contratto di agenzia: cosa comporta?

Per capire come la Mandante può gestire questa situazione è necessario anzitutto comprendere cosa comporta la cessione del contratto di agenzia.

Quando si verifica una cessione del contratto di agenzia da parte dell’agente, significa che il rapporto inizialmente nato con l’agente “A” a un certo punto prosegue con l’agente “B” senza interruzione.

Questo significa quindi anzitutto che non si verifica alcuna cessazione “giuridica” del rapporto.

Certo, cessa di fatto la collaborazione con l’agente “A” ma solo perchè il rapporto si trasferisce all’agente “B” con cui prosegue in continuità.

Verificandosi solo un trasferimento del contratto senza interruzione, non è nemmeno necessario “rifare” il contratto con il nome del nuovo agente, perchè con la cessione del contratto il nome si sostituisce in automatico.

La cessione del contratto di agenzia comporta dunque che il secondo agente subentra al posto del primo senza interruzione, e quindi è come la Mandante avesse sempre avuto a che fare con l’agente “B” sin dall’inizio.

Di conseguenza, l’agente “B” si ritrova automaticamente tutta l’anzianità di servizio del primo agente e subentra in tutti i diritti e gli obblighi che aveva l’agente “A”.

In questo modo, le indennità di fine rapporto rimangono “congelate”.

Il primo agente cioè non le “perde” ma nemmeno la Mandante deve pagare nulla perchè si “trasferiscono” al nuovo agente, il quale ne avrà diritto o meno a seconda dei motivi per cui cesserà il rapporto.

Se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, poi, la durata del prevviso in caso di cessazione dipendere dalla durata del contratto partendo dal primo agente.

Cessione contratto di agenzia: la Casa Mandante è obbligata ad accettarla?

La Casa Mandante NON è obbligata ad accettare la cessione del contratto di agenzia.

Questo indipendentemente dal fatto che nella maggior parte dei contratti di agenzia che vengono firmati è prevista una clausola che preveda il divieto per l’agente di farlo.

Anche senza questa clausola, è la legge stessa – art. 1406 codice civile – che prevede in generale che qualunque contratto può essere trasferito ad un altro “solo” con il consenso del “contraente ceduto”, cioè del contraente che “subisce” la cessione, che in questo caso è la Mandante.

Quindi la Mandante non è obbligata ad accettare il subentro di un nuovo agente (anche se “è lo stesso agente“) così come l’agente non ha diritto di pretenderlo.

Chiaramente, se dopo aver ricevuto la comunicazione dell’agente che lo avvisa o anche si limita a mandare i dati fiscali del nuovo soggetto, la Mandante prosegue di fatto il rapporto con il nuovo soggetto pagando le provvigioni a quest’ultimo, non potrà poi contestare al primo agente di aver violato alcun divieto nè potrà tirarsi indietro.

Cessione contratto di agenzia: cosa può fare la Mandante

Per quanto è stato detto sopra, la Mandante per legge ha due opzioni:

– accettare la cessione

– non accettare la cessione

La legge tuttavia non tiene conto di tutte le implicazioni commerciali e aziendali che possono rendere per le parti non conveniente nè l’una, nè l’altra opzione.

Per fortuna però la legge non impedisce nemmeno di trovare degli accordi “intermedi”.

La Mandante potrebbe infatti mostrarsi disponibile ad accettare il nuovo soggetto come agente, a condizione che il primo contratto venga chiuso così da iniziare da zero (come anzianità) con il nuovo.

A seconda del potere contrattuale, il primo contratto potrà ad esempio cessare:

  • con la richiesta di dimissioni del primo agente così che le indennità di fine rapporto sul primo contratto si azzerino (caso infrequente ma non impossibile)
  • con un accordo di risoluzione consensuale con il primo agente così da riconoscere, in modo “controllato”, le indennità di fine rapporto sul primo contratto (magari scongiurando una indennità meritocratica), o comunque poter ripartire da zero come anzianità

In nessun caso dovrà essere la Mandante a comunicare la cessazione del primo contratto di agenzia.

Non va infatti dimenticata una premessa importante: la cessione del contratto di agenzia da parte dell’agente dipende da una iniziativa dell’agente, non della Mandante.

Di conseguenza, tutte le eventuali conseguenze derivanti da una iniziativa dell’agente ricadono su di lui.

Ciò al punto che se l’agente dovesse comunicare, ad esempio, alla Mandante di aver già chiuso la propria ditta individuale e aperto una società, prima di averne parlato con la Mandante, la Mandante potrebbe a fronte di questo ritenere cessato (e non ceduto) il primo contratto per iniziativa dell’agente che quindi già solo per questo avrebbe perduto le indennità.

Cessione contratto di agenzia: cosa fare con l’Enasarco

Sotto il profilo Enasarco, bisogna distinguere a seconda che il contratto di agenzia venga “ceduto” e quindi venga trasferito senza interruzione dal primo al secondo agente oppure il primo contratto cessi e ne venga stipulato uno nuovo con il secondo agente

Vediamoli separatamente

Se il contratto di agenzia viene ceduto e non si interrompe

In questo caso, la Mandante NON deve comunicare all’Enasarco la chiusura del primo contratto nè deve iscrivere il nuovo contratto, ma va seguita una procedura specifica.

In particolare, gli agenti interessati, e NON la Mandante, devono compilare un modulo apposito, il Mod. 511/2018, a cui devono allegare l’accordo di cessione fatto con la Mandante (o l’autorizzazione concessa dalla Mandante alla cessione) e con cui in sostanza chiedono di “trasferire” il FIRR versato dalla Mandante da un agente all’altro.

Così facendo, l’Enasarco farà cessare d’ufficio il rapporto con il primo agente e aprirà sempre d’ufficio il secondo contratto di agenzia, “trasferendo” il FIRR dall’uno all’altro senza pagare nulla a nessuno.

La Mandante dovrà monitorare che gli agenti compilino e inviino questo modulo tempestivamente rispetto alla data della cessione del contratto, per fare in modo che la posizione venga aggiornata per tempo e quindi anche le distinta di versamento vengano aggiornate con il nuovo nominativo

Se il primo contratto di agenzia viene cessato e se ne stipula uno nuovo

Nel caso in cui le parti concordino di far cessare il primo contratto e di far partire da zero come anzianità il secondo, la Mandante dovrà seguire la procedura ordinaria e quindi dovrà comunicare entro 30 giorni dalla data di cessazione la chiusura del mandato all’Enasarco e, sempre entro 30 giorni, l’iscrizione del nuovo mandato.

In questo caso non si verifica alcun trasferimento del contratto e quindi l’Enasarco procederà a versare il FIRR al primo agente.

Se hai ricevuto dal tuo agente comunicazioni che hanno a che fare con cambi di codice fiscale e/o partita IVA e non sai come comportarti, possiamo offrirti assistenza per gestire al meglio anche questa situazione. Qui puoi contattarci e saperne di più su di noi.

Buon lavoro!

 

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agente monomandatario quanto costaAgente monomandatario: come si distingue dall’agente plurimandatario e quanto costa in più?

Se hai intenzione di incaricare un nuovo agente di commercio come monomandatario ma non sai quanto costa o cosa significhi esattamente, di seguito ti darò le risposte necessarie.

Agente monomandatario e agente plurimandatario: differenza

Anzitutto va chiarita la differenza tra agente monomandatario e agente plurimandatario.

In modo intuitivo si sa che un agente “mono”mandatario lavora solo con una casa mandante e con nessun altra.  L’agente “pluri”mandatario invece lavora, o può lavorare, per più case mandanti (purchè non concorrenti, salvo patto contrario).

Quello che forse è  invece meno ovvio è che non basta che un agente lavori “di fatto” per una sola casa mandante per essere definito, giuridicamente parlando, come monomandatario.

E’ infatti necessario, affinchè un agente sia tecnicamente qualificabile come “monomandatario”, che l’agente si sia espressamente impegnato a non lavorare anche per altre aziende.

Quello che distingue quindi l’agente monomandatario dall’agente plurimandatario, giuridicamente parlando, non è per quante aziende effettivamente lavori, ma per quante aziende “possa”, secondo gli impegni contrattuali, potenzialmente lavorare.

Per essere qualificato tecnicamente come agente monomandatario, dunque, non è sufficiente che l’agente si astenga di fatto dal lavorare per altre case mandanti o che di fatto lavori per una sola casa mandante, ma deve anche risultare, da una clausola nel contratto o da un accordo, che si sia impegnato a farlo.

Di conseguenza, nel caso in cui il contratto di agenzia non preveda una clausola espressa con cui l’agente si impegna a non prestare attività per qualunque altra azienda (sia concorrente che non concorrente), o non risultino essere stati conclusi in corso di rapporto accordi in questo senso, anche se l’agente “di fatto” lavora per una sola casa mandante, formalmente parlando rimarrà un agente “plurimandatario”.

In quali casi viene distinto tra agente monomandatario e plurimandatario

Chiarito quando, sotto il profilo tecnico, un agente si definisce “monomandatario” e quando “plurimandatario”, è necessario verificare quando vale questa distinzione.

La legge e la contrattazione nazionale infatti (gli A.E.C. – Accordi Economici Collettivi degli agenti di commercio) per alcune situazioni distinguono tra le due tipologie di agenti.

Vediamo in quali casi.

Enasarco – contributi previdenziali per agente monomandatario o plurimandatario

L’Ente Enasarco, cioè’ l’ente istituito per offrire una copertura previdenziale e assistenziale agli agenti di commercio complementare rispetto a quella dell’INPS, prevede, in certi casi, un importo  diverso a seconda che l’agente sia plurimandatario o monomandatario.

In particolare, per i contributi “previdenziali” cioè quelli da versare per gli agenti individuali e gli agenti società di persone (sas, snc …), l’Enasarco prevede un importo maggiore per agli agenti monomandatari rispetto ai plurimandatari

Per i contributi da versare invece per gli agenti società di capitali (srl, spa) non fa distinzione (in questo caso si tratta di contributi “assistenziali”).

Il calcolo dei contributi previdenziali avviene applicando una certa aliquota sulle provvigioni annue maturate dagli agenti fino a una certa soglia (massimale) e non può essere inferiore ad un certo importo (minimale).

L’importo del contributo previdenziale è a carico del 50% ciascuno. Il versamento va però fatto per intero dalla casa mandante che trattiene la quota dell’agente al momento del pagamento delle provvigioni.

L’aliquota da applicare e’ uguale sia che si tratti di agente plurimandatario sia monomandatario.

Ciò che cambia sono gli importi del “massimale” e del “minimale”.

Quelli previsti per gli agenti monomandatario sono più alti.

Tradotto in “numeri”, per il 2023 l’aliquota da applicare per la contribuzione “ordinaria” e’ stata del 17% complessivo (50% a carico agente e 50% a carico mandante).

I massimali ordinari (cioè la soglia massima delle provvigioni su cui calcolare l’aliquota) sono invece stati:

– euro 42.435,00 per gli agenti monomandatari

– euro 28.290,00 per gli agenti plurimandatari

il minimale e’ stato:

– euro 950,00 per gli agenti monomandatari

– euro 476,00 per i plurimandatari

Gli importi totali che la casa mandante ha versato all’Enasarco per ciascuna tipologia sono quindi stati:

– da euro  950,00 a euro 7.213, 95 (euro 42.435 x 17%) per i monomandatari

– da euro 476,00 a euro 4.809,30 (euro 28.290,00 x 17%) per i plurimandatari

Il “costo” effettivo rimasto a carico della mandante e’ pari al 50% dei suddetti importi, l’altro 50% e’ a carico dell’agente tramite trattenuta sulle provvigioni (salvo il minimale che se non coperto rimane a carico della mandante anche oltre il 50%) e quindi:

massimo euro 3.606,97 per i monomandatari

massimo euro 2.404,65 per i plurimandatari

Per il 2024 l’aliquota è rimasta la stessa ma minimali e massimali saranno soggetti a rivalutazione e quindi sono destinati ad alzarsi. L’ordine di grandezza dei costi tuttavia sostanzialmente rimarrà lo stesso.

Ho parlato di contributi “ordinari” perché per il triennio 2021 – 2023 l’Enasarco ha previsto un regime agevolato per i cosiddetti “giovani agenti” (che potevano essere solo agenti individuali) con cui ha stabilito delle aliquote particolari più basse. I massimali su cui calcolare tuttavia rimangono invariati. I minimali invece sono dimezzati.

Si tratta di un regime in fase di esaurimento anche se potenzialmente ancora in vigore fino al 2025 (per i primi incarichi conferiti nel 2023)

Anche nell’ipotesi dei giovani agenti quindi l’Enasarco, distinguendo tra massimali e minimali per il monomandatario e il plurimandatario, prevede due trattamenti e due costi diversi.

Per inciso, anche se i contributi del monomandatario sono maggiori rispetto a quelli del plurimandatario, e quindi possa sembrare che l’Enasarco non abbia motivo di contestare “maggiori” versamenti da parte della casa mandante, è importante che vengano versati solo se l’agente ne ha effettivo diritto, cioè sia effettivamente monomandatario.  Va infatti ricordato che i contributi si trasformano poi in “pensione” per l’Enasarco, quindi l’Enasarco non ha interesse a riconoscere una pensione maggiore ad un agente che non abbia assunto uno specifico impegno di monomandatario.

F.I.R.R.

Per le case mandanti che sono tenute a versare il FIRR all’Enasarco o comunque a calcolarlo alla fine del rapporto, il conteggio sarà’ diverso a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario.

Il FIRR si calcola in particolare per quota annua applicando sulle provvigioni maturate nell’anno certe aliquote su certi scaglioni.

Le aliquote sono uguali per entrambe le tipologie di agenti. Ciò che invece varia è il valore degli scaglioni, pari al doppio per i monomandatari.

La tabella è la seguente:

Monomandatari

4% fino a 12.400
2% da 12.400 a 18.600
1% oltre 18.600

Plurimandatari

4% fino a 6.200
2% da 6.200 a 9.300
1% oltre 9.300

Per fare un esempio, quindi, a parità di provvigioni annue, esempio 50.000,00, la quota FIRR per il monomandatario sarà pari a Euro 934.00 la quota di FIRR invece per il plurimandatario sarà pari a Euro 717,00.

Ricordo che il FIRR è una voce delle indennità di fine rapporto disciplinata dall’AEC, insieme a indennità suppletiva di clientela e indennità meritocratica. Non ha quindi natura di contributo previdenziale o assistenziale.

Per approfondire quando è obbligatorio per la casa mandante calcolare e versare il FIRR ti rimando a questo articolo: FIRR Enasarco: quello che le aziende non sanno

Indennità “meritocratica” A.E.C. Industria 2014

Sempre per rimanere in tema indennità di fine rapporto, la distinzione tra monomandatario e plurimandatario è richiamata anche nel calcolo dell’indennità meritocratica disciplinata dall’AEC. settore Industria 2014.

L’indennità meritocratica è una componente delle indennità di fine rapporto disciplinate dagli AEC (intendo per semplicità i principali AEC cioè: settore Commercio 2009, settore Industria 2014), insieme al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela.

Per questo calcolo l’AEC settore Industria 2014 fa questa distinzione, mentre l’AEC settore Commercio 2009 invece non fa alcuna distinzione tra mono e plurimandatraio.

In entrambi gli AEC non c’è alcuna distinzione tra i due contratti nemmeno rispetto al calcolo dell’indennità suppletiva di clientela.

Anche il codice civile, con riguardo all’indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c., non fa distinzione tra agente mono e plurimandatario.

Durata preavviso per agenti monomandatari o plurimandatari

Se il contratto di agenzia e’ regolato dall’AEC, in caso di cessazione del contratto di agenzia a tempo indeterminato sono previsti termini di preavviso diversi a seconda che si tratti di agente monomandatario o plurimandatario.

In particolare in caso di dimissioni da parte dell’agente l’AEC prevede un preavviso fisso di:

  • 5 mesi per l’agente monomanfatario
  • 3 mesi per l’agente pluromandatario

In caso invece di recesso della casa mandante, i termini di preavviso da concedere all’agente variano in base all’anzianità di servizio.

Per l’agente plurimandatario vanno da 3 a 6 mesi. Per l’agente monomandatario sono mediamente maggiori di 2 mesi (da 5 a 9 mesi) in base alla durata del rapporto.

Anche il Codice Civile prevede termini di preavviso in caso di cessazione del contratto di agenzia (da 1 mese a 6 mesi in base all’anzinaità), ma non distingue nè tra dimissioni o recesso della casa mandante, nè tra monomandatario e plurimandatario.  

Per una panoramica più dettagliata rispetto alla durata dei termini di preavviso e al rapporto tra i termini di preavviso previsti dall’A.E.C. e quelli del Codice Civile, in questo articolo ne parlo più diffusamente.

Variazioni unilaterali della casa mandante (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009)

Sempre in caso di applicazione dell’AEC al contratto di agenzia, sono previsti termini di preavviso diversi qualora la mandante intenda comunicare all’agente una variazione “unilaterale”. Per variazione unilaterale si intende quella per cui non viene chiesta all’agente alcuna firma per accettazione. Si tratta cioè di una variazione comunicata di pura iniziativa della casa mandante (se venisse chiesta la firma per accettazione saremmo nel caso della semplice “proposta” di variazione per la quale i termini di preavviso possono quindi essere anche stabiliti tra le parti).

In particolare, in caso di variazioni cosiddette di “media” entità il preavviso da concedere e’ di mesi 2 in caso di agente plurimandatario e di mesi 4 in caso di monomandatario (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009).

Per le variazioni di “lieve” entità (fino al 5%) non e’ dovuto alcun preavviso per cui non vi sono distinzioni tra le due tipologie di agenti.

Per le variazioni di “sensibile” entità il preavviso e’ quello che servirebbe alla casa mandante per recedere dal contratto. In questo caso quindi si fa riferimento ai termini già previsti in precedenza in caso di recesso della mandante con le differenze evidenziate tra mono e plurimandatario.

Per una analisi più dettagliata delle variazioni unilaterali della casa mandante, relativi valori e preavvisi, in questo articolo puoi trovare più informazioni.

Patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis

Qualora nel contratto di agenzia fosse previsto l’impegno dell’agente a non svolgere attività in concorrenza dopo la fine del rapporto, il codice civile e gli AEC prevedono che debba essere pagato un compenso all’agente che si assume questo impegno.

I criteri per calcolare questo compenso sono disciplinati dall’AEC (anche il codice civile fa riferimento all’AEC per il calcolo).

L’AEC, settore Commercio e settore Industria, prevedono due modalità di calcolo diverse ma entrambi comunque distinguono a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario, prevedendo per il monomandatario un compenso più alto.

La particolarità rispetto al patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis è che è l’unico caso in cui l’AEC prende in considerazione, a certe condizioni, il monomandatario “di fatto”.

Per lo meno, ai fini del compenso l’AEC “equipara” l’agente plurimandatario all’agente monomandatario laddove le provvigioni maturate con la casa mandante interessata al patto siano superiori all’80% rispetto alle provvigioni totali maturate dall’agente con tutti i mandanti in corso. E’ comunque l’agente che deve far valere questa circostanza esibendo alla casa mandante le scritture e i documenti da cui risulti tale situazione.

Per qualsiasi dubbio siamo a tua disposizione, scopri meglio di cosa ci occupiamo!

Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

 

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Enasarco 2023Aliquote Enasarco 2023: le aliquote Enasarco sono invariate rispetto all’anno 2022.

L’Enasarco ha però di recente aggiornato i valori dei massimali e minimali per agenti ditte individuali e società di persone.

Riepiloghiamo quindi quali sono i massimali e minimali Enasarco 2023 rivalutati applicabili a partire dal primo versamento del 20 maggio 2023.

 

 

Aliquote Enasarco 2023 per Agenti Ditte individuali e società di persone:

Le aliquote Enasarco 2021 e i massimali e minimali per gli agenti che operano come ditte individuali o come società di persone sono le seguenti:

ALIQUOTA: 17,00%, di cui 8,50% a carico mandante e 8,50% a carico agente

MASSIMALE

– per i plurimandatari è ancora di Euro 28.290,00 (da Euro 26.170) 

– per i monomandatari è ancora di Euro 42.435,00 (da Euro 39.255)

MINIMALE

– per i plurimandatario è Euro 476,00 (da Euro 440,00)

– per i monomandatari Euro 950,00 (da Euro 878,00)

 

In caso di riconoscimento di anticipi sulle provvigioni, potete trovare qui informazioni utili su come gestire correttamente il versamento del contributo.

Aliquote Enasarco 2023 per Agenti Società di capitali

Anche in caso di agenti società di capitali, l’aliquota Enasarco per il calcolo del contributo assistenziale 2021 è invariata, e cioè:

– fino a Euro 13.000.000,00 (tredici milioni): aliquota 4% (di cui 3% a carico mandante e 1% a carico agente)

Aliquote Enasarco 2023 per Giovani Agenti (art. 5bis Reg. Enasarco)

NB: Al momento dell’iscrizione del mandato all’Enasarco, se sussistono le condizioni, il mandato sarà automaticamente contraddistinto come “agevolato”

 Non ha subito modifiche la previsione introdotta nel 2021 di aliquote ridotte in caso di conferimento di mandati a “GIOVANI AGENTI” avvenuto negli anni 2021 – 2022 e 2023, quindi:

ALIQUOTE:

11% per il primo anno di agevolazione (5,50% a testa)

9% per il secondo anno di agevolazione (4,50% a testa)

7% per il primo anno di agevolazione (3,50% a testa)

 

MASSIMALI:

gli stessi della contribuzione “ordinaria”

 

MINIMALI:

50% di quelli “ordinari” quindi

– per i plurimandatari: 238,00 annuo

– per i monomandatari: 475,00 annuo

 

Essendo il 2023 il terzo anno del periodo “agevolato”, si tratterà di tenere conto se nel 2021 il “giovane” agente abbia ricevuto mandati o meno. Se ha già ricevuto mandati, l’aliquota per tutti i nuovi mandanti nel 2023 sarà direttamente quella del 7% (prevista per il terzo anno) e l’agevolazione permarrà fino al  termine di quest’anno 2023 (cioè 3 anni dal primo incarico).

Se il primo mandato invece è stato conferito nel 2022, il nuovo mandato conferito nel 2023 partirà con l’aliquota del 9% (cioè quella prevista per il secondo anno) e l’agevolazione permarrà fino al 2024 (cioè 3 anni dal primo incarico).

Se, invece ancora, il primo mandato viene conferito direttamente nel 2023, partirà con l’aliquota del 11% (prevista per il primo anno) e l’agevolazione permarrà fino al 2025 (cioè 3 anni dal primo incarico).

Per usufruire di tali agevolazioni, in particolare, va ricordato che:

 

  • Cosa si intende per “Giovane Agente”:

–  agente ditta individuale (non società)

– che viene incaricato come agente per la prima volta (nel triennio) oppure che riceve un nuovo incarico di agenzia (nel triennio) dopo oltre 3 anni dalla cessazione dell’ultimo rapporto

– che abbia meno di 31 anni di età (quindi NON devono ancora aver compiuto 31 anni) al momento del conferimento di ciascuno degli incarichi interessati (poi, una volta conferito l’incarico, l’agevolazione permane anche se nel frattempo li compie)

  • Durata dell’agevolazione

– Tre anni dal primo incarico purchè conferito nel 2021, 2022 o 2023 (quindi la scadenza dei tre anni di agevolazione dipende dall’anno in cui il primo mandato vien conferito e può quindi anche scadere oltre il 2023. Ad esempio: primo incarico conferito nel 2022, scadenza agevolazione 2024)

– l’agevolazione si applica a tutti i mandati oltre al primo conferiti nel 2021, 2022 e 2023: la particolarità è che per questi ulteriori mandati l’aliquota dipenderà dall’anno “di ingresso” rispetto al periodo (esempio: primo incarico conferito nel 2021: aliquota 11%, secondo incarico conferito nel 2022: aliquota direttamente 9%)

la scadenza delle agevolazioni per tutti è alla fine del terzo anno dal primo incarico

L’Enasarco, sul proprio sito internet, ha messo a disposizione anche un proprio documento con istruzioni e alcuni esempi, ma se avete dubbi o necessità di assistenza siamo a vostra disposizione.

Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

Tempo di lettura: 3 minuti

Aliquote Enasarco 2021Aliquote Enasarco 2021: le aliquote Enasarco “ordinarie” così come massimali e minimali sono invariati rispetto all’anno 2020 (salvo solo la rivalutazione dell’importo dei massimali e minimali che l’Enasarco renderà nota a fine febbraio).

C’è però una importante novità dal 1.1.2021 che riguarda quelli che sono stati definiti “giovani agenti“, i quali, se rientrano nelle condizioni descritte di seguito, potranno godere di aliquote Enasarco ridotte e di minimali dimezzati.

Riepiloghiamo quindi quali sono i massimali e minimali Enasarco 2021 (primo versamento: 20 maggio 2021)

Aliquote Enasarco 2021 per Agenti Ditte individuali e società di persone

Le aliquote Enasarco 2021 e i massimali e minimali per gli agenti che operano come ditte individuali o come società di persone sono le seguenti:

ALIQUOTA: 17,00%, di cui 8,50% a carico mandante e 8,50% a carico agente

MASSIMALE

– per i plurimandatari è ancora di Euro 25.682,00 oltre rivalutazione

– per i monomandatari è ancora di Euro 38.523,00 oltre rivalutazione

MINIMALE

– per i plurimandatario è Euro 431,00 oltre rivalutazione

– per i monomandatari Euro 861,00 oltre rivalutazione

La rivalutazione sarà resa nota dall’Enasarco alla fine di febbraio.

In caso di riconoscimento di anticipi sulle provvigioni, potete trovare qui informazioni utili su come gestire correttamente il versamento del contributo.

Aliquote Enasarco 2021 per Agenti Società di capitali

Anche in caso di agenti società di capitali, l’aliquota Enasarco per il calcolo del contributo assistenziale 2021 è invariata, e cioè:

– fino a Euro 13.000.000,00 (tredici milioni): aliquota 4% (di cui 3% a carico mandante e 1% a carico agente)

Aliquote Enasarco 2021 per Giovani Agenti (art. 5bis Reg. Enasarco)

Sulle provvigioni maturate dal 1 gennaio 2021 (primo versamento 20 maggio 2021) l’Enasarco ha introdotto importanti novità sul calcolo delle percentuali Enasarco in caso di conferimento di mandati a “giovani agenti”.

In particolare, in base al nuovo art. 5bis del Regolamento Enasarco, l’Enasarco ha previsto aliquote e minimali ridotti per tre anni.

Vediamo in che termini.

Cosa si intende per “giovani agenti”

Per “giovane agente” si intende:

–  agente ditta individuale (quindi non società nè di persone nè di capitali) con meno di 31 anni di età (quindi NON devono ancora aver compiuto 31 anni) al momento del conferimento di ciascuno degli incarichi interessati (poi, una volta conferito l’incarico, l’agevolazione permane anche se nel frattempo li compie)

– che riceve un mandato di agenzia per la prima volta

oppure:

– che riceve un nuovo mandato di agenzia dopo oltre 3 anni dalla cessazione dell’ultimo rapporto

Come funziona l’agevolazione per i “giovani agenti”

Il primo incarico al “giovane agente” (o il nuovo incarico al’ “giovane agente” dopo l’ultimo di tre anni prima) deve essere conferito nel triennio 2021-2023

Una volta che il primo incarico (o il nuovo incarico alle condizioni specificate) viene conferito all’interno di questo triennio, l’agevolazione permane per i 3 anni successivi consecutivi (quindi può scadere anche dopo il 2023. Es: mandato conferito il 2022 – i 3 anni scadono nel 2024) e riguarda anche tutti i successivi mandati oltre al primo conferiti fino alla scadenza della durata dell’agevolazione (in questo caso le aliquote per i successivi mandati dipenderanno dall’anno – rispetto ai 3 successivi – in cui vengono conferiti)

Alla scadenza del terzo anno di agevolazione, le agevolazioni scadono per tutti i mandanti conferiti durante i tre anni.

Ammontare delle aliquote Enasarco ridotte

In caso di conferimento di mandato ad un “giovane agente” nel corso del triennio 2021-2023, alle condizioni sopra indicate, si applicano le seguenti aliquote Enasarco ridotte:

  • primo anno di durata dell’agevolazione: 11% (sempre al 50% quindi 5,50% a testa) (quindi a tutti i mandati conferiti in questo anno al “giovane agente” viene applicata la percentuale Enasarco del 11%)
  • secondo anno di durata dell’agevolazione: 9% (4,50% a testa) (questa percentuale Enasarco del secondo anno si applica ai mandati conferiti nel primo anno e a quelli successivi conferiti nel secondo anno, che partono quindi con questa aliquota)
  • terzo anno di durata dell’agevolazione: 7% (3,50% a testa) (questa percentuale Enasarco del terzo anno si applica ai mandati conferiti nel primo anno e a quelli successivi conferiti nel terzo anno, che partono quindi con questa aliquota)

L’importo dei massimali su cui calcolare le percentuali Enasarco ridotte rimane quello “ordinario” (cambia quindi solo l’aliquota).

NOTA BENE: Al momento dell’iscrizione del mandato, se sussistono le condizioni, il mandato sarà automaticamente contraddistinto come “agevolato”. Non è chiaro se l’Enasarco preciserà anche l'”anno” dell’agevolazione (se primo, secondo o terzo) che sarebbe utile per poter sapere quale aliquota esattamente debba essere trattenuta in fattura

Ammontare minimale

In caso di conferimento di mandato ad un “giovane agente” nel corso del triennio 2021-2023, che abbia le condizioni sopra descritte, i minimali degli anni in cui vale l’agevolazione sono ridotti al 50%.

L’Enasarco, sul proprio sito internet, ha messo a disposizione anche un proprio documento con istruzioni e alcuni esempi, ma se avete dubbi o necessità di assistenza siamo a vostra disposizione.

Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

Tempo di lettura: 2 minuti

La scadenza del 20.5.2020 per il versamento dei contributi Enasarco del I trimestre 2020 a carico delle Case Mandanti potrà essere sospesa.

Contributi Enasarco I trimestreIn particolare, l’Enasarco sul proprio sito ha comunicato in data 16.4.2020 che il termine per il versamento dei contributi del primo trimestre 2020, in scadenza il 20.5.2020 può essere sospeso al ricorrere delle seguenti condizioni:

1) per le imprese preponenti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, è necessario aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta

2) per le imprese con ricavi superiori a 50 milioni la riduzione nei medesimi periodi deve essere di almeno il 50%

La compilazione della distinta andrà comunque fatta nei termini, ma il pagamento potrà essere effettuato:

– entro il 30 maggio 2020

oppure

– in 5 rate mensili a partire da giugno 2020 senza interessi e sanzioni

Sembra chiaro che il maggior vantaggio si potrà ricavare dalla dilazione in 5 rate sebbene potranno sovvrapporsi in parte con la scadenza del 20 agosto 2020.

La distinta per la compilazione sarà disponibile dal prossimo 30 aprile 2020 e conterrà le indicazioni per poter procedere alla sospensione del pagamento.

Un dubbio permane riguardo al tipo di contributo sospeso.

Nella nota infatti l’Enasarco fa riferimento ai contributi “previdenziali” che tecnicamente corrispondono solo ai contributi relativi agli agenti persone fisiche e società di persone.

I contributi relativi agli agenti società di capitali, infatti, sono definiti contributi “assistenziali”.

Per la verifica sulle nuove aliquote e massimali in vigore dal 1.1.2020 potete cliccare qui.

In una successiva nota del 17.4.2020, peraltro, l’Enasarco, nel precisare che tale sospensione deriva direttamente dall’applicazione dell’art. 18 D.L. 8 aprile 2020, n. 23 (“Cura Italia”), riporta il contenuto del citato articolo che si riferisce espressamente a “contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria”.

Di conseguenza, non dovrebbe esserci dubbio che la sospensione riguardi entrambe le tipologie di contributo.

Ad ogni modo, con la messa a disposizione della distinta dal 30 aprile 2020 che contiene le istruzioni per procedere alla sospensione, questo dubbio non potrà che essere automaticamente fugato.

Per qualsiasi necessità, rimaniamo a disposizione

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ATTENZIONE: CONSULTA NOVITA’ dal 1.1.2024!

Parliamo di agenti industria e della possibilità di far bloccare il pagamento del FIRR.

Agenti Industria

Se sei una mandante iscritta a Confindustria o Confapi o applichi l’Accordo Economico Collettivo settore Industria o Piccola e Media Industria hai infatti un vantaggio rispetto al FIRR, perchè a certe condizioni puoi chiedere che l’Enasarco blocchi il pagamento all’agente e puoi ottenere la restituzione di quanto versato.

Vediamo come

Agenti Industria e blocco della liquidazione del FIRR da parte dell’Enasarco

Chi sono le Mandanti che hanno gli Agenti Industria e possono far bloccare il FIRR

Le Mandanti che hanno gli Agenti Industria e possono far valere il blocco del FIRR sono quelle:

  • che sono iscritte a Confindustria o Confapi
  • o che nel contratto di agenzia richiamano espressamente l’Accordo Economico Collettivo “settore Industria” (o settore “Piccola e Media Industria”)
  • oppure che nel contratto di agenzia richiamano per “data” uno dei seguenti Accordi Economici Collettivi:

16.12.1979, 16.11.1988, 20.3.2002, 30.7.2014 (per l’Industria)

25.7.1989 (o 1.7.1989), 20.3.2002, 17.9.2014 (0 1.9.2014) (per a Piccola e Media Industria)

  • o che nel contratto di agenzia genericamente dicono che si applica l’Accordo Economico Collettivo senza altra specificazione, ma operano nel settore industriale

Se ricorre una di queste ipotesi, la Mandante avrà già di norma comunicato anche all’Enasarco che applica l’Accordo Economico dell’Industria (o della Piccola e Media Industria).

Mi è però capitato il caso di una Mandante che all’Enasarco aveva comunicato che applicava l’AEC del settore Commercio anche se nel suo contratto di agenzia aveva richiamato l’AEC 25.7.1989, che, come si è visto sopra, è invece la data di stipula dell’AEC settore Industria.

In questo caso, per potersi avvalere della facoltà di far bloccare il FIRR, la mandante dovrà comunicare una rettifica all’Enasarco facendo cambiare l’AEC di riferimento (nel caso che avevo seguito, la rettifica è stata fatta “in corsa” cioè era già stata comunicata la cessazione senza potersi avvalere di questa facoltà e subito dopo è stata inviata una mail pec all’Enasarco spiegando la situazione e chiedendo di bloccare la liquidazione. Richiesta che l’Enasarco ha accolto).

In quali casi la Mandante può bloccare il pagamento del FIRR da parte dell’Enasarco

Per poter chiedere di bloccare il pagamento del FIRR, il contratto di agenzia deve anzitutto cessare con un recesso per giusta causa da parte della mandante per almeno uno dei seguenti motivi:

  • ritenzione indebita di somme
  • violazione dell’obbligo di non concorrenza (per gli agenti plurimandatari) o dell’obbligo di monomandato (per gli agenti monomandatari)

Quindi, in caso di recesso per giusta causa dettato da altri motivi (ad esempio: mancato superamento dei minimi di vendita), la mandante non ha la facoltà di far bloccare il FIRR

E neppure avrebbe facoltà di far bloccare il FIRR se viene a scoprire una di questa cause dopo che il rapporto è cessato per altri motivi (magari per dimissioni dell’agente).

Come fa la Mandante a far bloccare il pagamento del FIRR

Nel momento in cui la mandante (con Agenti Industria e quindi registrata all’Enasarco come mandante che applica l’AEC Industria o Piccola e Media Industria) fa la procedura di chiusura del mandato sul portale Enasarco, l’Enasarco propone le seguenti motivazioni:

  • normale risoluzione del rapporto
  • per ritenzione indebita di somme di spettanza del preponente
  • concorrenza sleale (per gli agenti plurimandatari)
  • violazione del vincolo di esclusiva per una sola ditta (per gli agenti monomandatari)
  • per decesso dell’agente

Per bloccare il FIRR, la mandante deve “flaggare” quale delle ipotesi in grassetto è stata la causa del recesso.

L’Enasarco quindi completa la procedura di chiusura ma sospende il pagamento del FIRR.

La stessa cosa succede se l’agente gioca d’anticipo e prova a comunicare lui, prima della mandante, la chiusura del mandato per farsi liquidare il FIRR.

L’Enasarco, ricevuta la richiesta di chiusura e liquidazione FIRR da parte dell’agente, manda una comunicazione alla mandante per chiedere di confermare che si tratti di una normale risoluzione o se invece il rapporto è cessato per altra causa, riproponendo una delle motivazioni sopra indicate.

La mandante quindi potrà ancora rispondere alla comunicazione e far sapere il reale motivo della cessazione, in modo che l’Enasarco sospenda il pagamento.

Cosa succede dopo che l’Enasarco ha bloccato il FIRR

Il “blocco” del FIRR ancora non significa che l’Enasarco procederà a restituirlo automaticamente alla mandante.

Una volta che l’Enasarco sospende il pagamento del FIRR, a quel punto manda poco dopo una comunicazione alla mandante e all’agente chiedendo di “provare”, entro un certo termine (di regola 30 giorni), di chi sia la titolarità effettiva del FIRR in modo da pagarlo al soggetto che ne ha diritto.

Per l’Enasarco, la prova è data da:

  • un accordo transattivo tra le parti con il quale l’agente dichiari che il FIRR è da restituire alla mandante
  • un verbale di conciliazione sindacale, giudiziale, o davanti all’Ispettorato del Lavoro in cui le parti abbiano stabilito a chi vada pagato il FIRR
  • una sentenza passata in giudicato

Se il contenzioso è ancora pendente, l’Enasarco chiede di inviare entro lo stesso termine copia del ricorso in Tribunale o della domanda di avvio della procedura di conciliazione. In tal caso il FIRR rimarrà sospeso fino alla definizione del contenzioso.

In mancanza di questa documentazione, l’Enasarco a quel punto non potrà sospendere oltre il pagamento del FIRR e lo pagherà all’agente.

Di conseguenza risulta chiaro che non basta per la mandante comunicare un recesso per giusta causa motivato da una delle cause sopra indicate, ma dovrà anche seguire una causa o un tentativo di conciliazione.

Facilmente la causa sarà portata avanti dall’agente, ma in caso contrario se la mandante volesse continuare a tenere bloccato il FIRR dovrà avviarla lei.

Naturalmente in quest’ultima ipotesi andrà valutata attentamente la convenienza o meno di instaurare una causa in Tribunale direttamente da parte della mandante, in base all’ammontare delle cifre in gioco e alle probabilità di ottenere vittoria.

Quando l’Enasarco restituisce il FIRR alla Mandante

Dopo aver chiesto di bloccare il pagamento del FIRR e seguito le istruzioni per mantenerlo bloccato, l’Enasarco restituisce l’importo alla mandante nei seguenti casi:

  • se la mandante fa una transazione con l’agente (firmata solo tra di loro o in sede “protetta”, sindacale, giudiziale o davanti all’Ispettorato del Lavoro) in cui l’agente riconosce che il FIRR va restituito alla mandante
  • in caso di sentenza passata in giudicato con cui il Giudice riconosce che il contratto di agenzia è cessato per uno dei motivi per cui  il FIRR era stato bloccato (ritenzione indebita di somme o violazione dell’obbligo di non concorrenza o monomandato)

E’ compito della mandante inviare all’Enasarco tale documentazione e chiedere che il FIRR le venga riconosciuto

A quel punto, se è tutto a posto, l’Enasarco potrà rimborsare il FIRR in denaro, o, più facilmente, riconoscerlo alla mandante sottoforma di credito contributivo.

In questo caso, in occasione della compilazione della prima distinta successiva all’invio della documentazione, la mandante troverà in calce alla distinta l’indicazione del credito contributivo che potrà essere utilizzato per pagare i contributi trimestrali fino a concorrenza del credito.

*  *  *

Se hai necessità di ulteriore assistenza e consulenza consulta cosa possiamo fare per la tua azienda

Buon lavoro!

Tempo di lettura: 2 minuti

Contributi Enasarco 2020: scattano le nuove aliquote per gli agenti persone fisiche e società di persone.

Contributi Enasarco 2020

Logo Fondazione Enasarco

Massimali e Minimali provvigionali inoltre sono stati rivalutati.

Invariate le aliquote per le società di capitali.

Le nuove aliquote per agenti persone fisiche e società di persone si applicano sulle provvigioni maturate dal 1 gennaio 2020, quindi a partire dalla prima scadenza di versamento del 20 maggio 2020

Per il versamento in scadenza il 20 febbraio 2020 relativo alle provvigioni del quarto trimestre 2019 continuano a valere le aliquote del 2019.

 

1. Contributi Enasarco 2020 per Agenti PERSONE FISICHE e SOCIETA’ DI PERSONE

ALIQUOTA:

  • 17,00% complessiva (da 16,50%), pari a 8,50% a testa

MASSIMALE provvigionale

    • per gli agenti plurimandatari: Euro 25.682,00 (da euro 25.554,00)
    • per gli agenti monomandatari: Euro 38.523,00 (da euro 38.331,00)

Se riconosci acconti e anticipazioni provvigionali, puoi trovare qui informazioni su come gestire correttamente il versamento dei contributi

MINIMALE provvigionale

  • per gli agenti plurimandatari: Euro 431,00 (da euro 428,00)
  • per gli agenti monomandatari: Euro 861,00 (da euro 856,00)

Si ricorda per comodità che il minimale è frazionabile per trimestre. Conseguentemente, in caso di inizio o cessazione del contratto di agenzia  in corso d’anno, il minimale è dovuto per quota in base ai trimestri lavorati.

Inoltre, l’obbligo di versare il minimale scatta alla maturazione della provvigione. Fino a quando l’agente non matura provvigione, il versamento del minimale rimane sospeso. Non appena l’agente matura provvigioni, scatta l’obbligo del versamento con eventuale recupero dei trimestri precedenti in cui non erano maturate provvigioni.

Infine, l’obbligo di pagamento del minimale per la parte che eccede l’aliquota a carico dell’agente (8,50% nel 2020), rimane a carico della mandante. L’eventuale maggior versamento verrà automaticamente recuperato, sia nei confronti dell’Enasarco, sia nei rapporti interni con l’agente, non appena l’agente maturi provvigioni che consentano di calcolare un contributo superiore alla soglia del minimale, purchè ciò si verifichi nello stesso anno. Qualora il conteggio del contributo continuasse a rimanere al di sotto del minimale, l’obbligo di pagare l’integrazione rimarrà definitivamente a carico della mandante, che non sarà legittimata dunque a recuperarlo nei confronti dell’agente nemmeno negli anni successivi.

2. Contributi Enasarco 2020 per Agenti SOCIETA’ di CAPITALI

ALIQUOTA fino a Euro 13.000.000,00 (tredici milioni) di provvigioni:

  • invariata 4,00% complessiva di cui 3,00% a carico Preponente e 1,00% a carico agente

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

Avvocato Angela Tassinari Linkedin

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Agenti italiani operanti all’estero: vanno iscritti all’Enasarco?

agenti operanti all'esteroLa risposta è: dipende

Dall’1.1.2004 l’Enasarco, all’art. 2, comma 1, dei suoi Regolamenti ha detto che:

Sono obbligatoriamente iscritti al Fondo di previdenza della Fondazione tutti i soggetti … che operino sul territorio nazionale in nome e per conto di preponenti italiani o di preponenti stranieri che abbiano la sede o una qualsiasi dipendenza in Italia“.

In sostanza da tale data non c’è più l’obbligo – fino ad allora in vigore – di iscrizione automatica dell’agente operante all’estero per il solo fatto di essere stato incaricato da una preponente italiana.

Con Ordine di Servizio del 22.4.2004, l’Enasarco precisava che dovevano essere iscritti alla Fondazione Enasarco (solo) gli agenti che operano, anche solo in parte, sul territorio nazionale, escludendo quindi tutti gli altri.

L’Enasarco faceva poi salvo l’obbligo di mantenere l’iscrizione per quegli agenti già iscritti alla Fondazione alla data del 31 dicembre 2003 (cioè prima dell’entrata in vigore delle modifiche).

Quindi, anzitutto, la questione non si pone per quegli agenti che, pur attualmente operando all’estero, risultino già iscritti alla Fondazione Enasarco ante 31.12.2003: per questi agenti, pur operanti all’estero, sarà sempre obbligatoria l’iscrizione da parte della mandante italiana, senza alcuna ulteriore indagine.

Per gli agenti operanti all’estero già iscritti all’Enasarco alla data del 31.12.2003 rimane sempre obbligatoria l’iscrizione alla Fondazione

Per gli agenti iscritti invece all’Enasarco dopo il 1.1.2004, o non ancora iscritti all’Enasarco, che “operino all’estero” , quale è la situazione?

La questione sembrava inizialmente semplice.

Le prime interpretazioni all’alba dell’entrata in vigore del Regolamento Enasarco del 2004, ottimisticamente facevano riferimento al concetto di “zona assegnata” e di operatività dell’agente con riferimento alla singola mandante, andando a verificare dove l’agente raccogliesse materialmente gli ordini o svolgesse l’attività tipica di agenzia (ricevimento clienti ecc).

Se tali attività risultavano solo svolte all’estero, si riteneva che l’agente non andasse iscritto all’Enasarco ancorchè l’agente avesse sede “amministrativa” o “fiscale” in Italia (e quindi a condizione che presso tali sedi non venisse svolta attività “commerciale”).

In altre parole, l’assegnazione all’agente unicamente di un territorio estero (ad esempio: Francia) sembrava sufficiente per escludere l’obbligo di iscrizione, anche se l’agente aveva residenza o sede in Italia e a condizione che qui non svolgesse attività commerciale ma solo di tipo “amministrativo”.

Nel 2013 tuttavia il Regolamento Enasarco è stato nuovamente modificato e pur mantenendo uguale il comma 1 dell’art. 2, ha modificato il comma 2 prevedendo: “Resta ferma l’applicazione delle norme dell’Unione Europea e delle convenzioni internazionali in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale“.

La “traduzione” di questo comma è arrivata con la “famosa” Risposta ad Interpello n. 32/2013 del Ministero del Lavoro, resa allo scopo di chiarire definitivamente la questione.

La faccenda si è invece ulteriormente complicata, o, per lo meno,  si sono di fatto notevolmente ristretti i casi in cui l’Enasarco ammetta ora la possibilità, per un agente italiano operante all’estero, di non essere iscritto all’Enasarco.

Con tale Risposta ad Interpello, infatti, il Ministero del Lavoro, applicando, per l’appunto, la normativa europea (in particolare il Regolamento CE 883/2004) ha stabilito che, affinchè un agente residente in Italia e operante all’estero non debba essere iscritto all’Enasarco, si deve andare a vedere dove svolge la parte “sostanziale” della sua attività.

Il punto è che per “sostanziale” ai sensi del citato Regolamento CE 883/2004 non si intende la parte “qualitativa” bensì la parte “quantitativa” dell’attività, senza quindi che si tratti necessariamente della “parte principale” dell’attività stessa.

In particolare, la “parte sostanziale” dell’attività viene determinata con riguardo ai criteri indicativi di “fatturato, orario di lavoro, numero di servizi prestati e reddito” (art. 14, par. 8). Se, in base a tali criteri, si raggiunge il 25% del valore dell’attività, il Regolamento prevede che vada applicata la normativa dello stato di residenza (quindi quella italiana).

Se il 25% del valore dell’attività determinata secondo i parametri elencati non fosse raggiunto, si applicherebbe la normativa dello Stato in cui l’agente mantiene il proprio “centro di interessi”.

Per stabilire dove sia il “centro di interessi”, il Regolamento CE prevede che vadano considerati “tutti gli elementi che compongono le attività professionali dell’agente, in particolare il luogo in cui si trova la sede fissa e permanente delle attività dell’interessato, il carattere abituale o la durata delle attività esercitate, il numero di servizi prestati e la volontà dell’interessato quale risulta da tutte le circostanze”.

In caso di agenti italiani operanti all’estero va verificato dove svolgano la parte “quantitivamente” maggiore dell’attività o dove sia l’effettivo “centro di interessi”

Mettendo insieme tutti questi principi, i verbali ispettivi Enasarco hanno gioco facile per sostenere che, in presenza di elementi quali:

  • residenza o sede della ditta o della società di agenzia in Italia
  • iscrizione alla Camera di Commercio Italiana
  • redditi dichiarati in Italia
  • iscrizione all’Enasarco da parte di altre ditte mandanti

sussista o il requisito dell'”attività sostanziale” o quello del “centro di interessi“, e quindi è ormai frequente che l’Enasarco proceda a contestare l’omessa contribuzione.

Per di più, se anche fossero venuti meno i requisiti dell'”attività sostanziale” o del “centro di interessi”, per 24 mesi ancora da quando sono venuti meno continuerebbe ad applicarsi la legge italiana (art. 12, par 2, Regolamento CE 883/2004).

Ne deriva quindi che la mera assegnazione di una zona “estera” non è più sufficiente ad escludere il rischio che l’Enasarco in sede ispettiva contesti la mancata iscrizione degli agenti italiani operanti all’estero.

L’assegnazione di una zona estera non è più sufficiente ad escludere il rischio che l’Enasarco in sede ispettiva contesti la mancata iscrizione 

In pratica per l’Enasarco, affinchè un agente italiano operante all’estero possa sottrarsi all’iscrizione Enasarco deve di fatto “vivere” all’estero, o pagare le tasse all’estero, o essere iscritto agli istituti amministrativi esteri. Insomma deve dimostrare di avere un legame sostanziale con il Paese estero, non semplicemente dato dall’assegnazione di una zona estera in contratto.

Le conseguenze in caso di mancato versamento dei contributi comportano il conteggio di tutti i contributi non versati nei 5 anni addietro (limite della prescrizione) oltre alle sanzioni e agli interessi. Per una panoramica sull’ammontare dei contributi vigenti nel corso degli anni puoi scaricare il nostro E-book gratuito L’Enasarco in 6 tabelle riepilogative

Contattaci se sei una casa mandante con agenti esteri o hai subito un accertamento ispettivo e vuoi sapere cosa fare. Possiamo offrirti il parere e l’assistenza necessaria.

Nel frattempo, come sempre, buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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Massimali e Minimali Enasarco 2019: disponibili gli importi rivalutati.

Massimali e Minimali Enasarco 2019L’Enasarco ha reso noti gli importi rivalutati dei Massimali e Minimali Enasarco 2019 per le persone fisiche e società di persone:

MASSIMALE provvigionale 2019

  • per gli agenti plurimandatari: passa da Euro 25.275,00 a Euro 25.554,00
  • per gli agenti monomandatari: passa da Euro Euro 37.913,00 a Euro 38.331,00

Si ricorda che l’aliquota 2019 è del 16,50% complessiva, pari a 8,25% a testa

MINIMALE provvigionale 2019

  • per gli agenti plurimandatari passa da Euro 423,00 a Euro 428,00 (Euro 107,00 a trimestre)
  • per gli agenti monomandatari è fermo a Euro 846,00 a Euro 856,00 (Euro 214 a trimestre)

Invariate le aliquote per gli agenti società di capitali

Per una panoramica completa ti rimando al post Contributi Enasarco 2019 che ho aggiornato!

Per ogni dubbio o questione Enasarco, siamo a disposizione della tua azienda. Clicca qui per sapere di più su cosa possiamo fare per te

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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