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aec commercioL’AEC Commercio è uno degli “Accordi Economici Collettivi” degli agenti, stipulati, da una parte, dalle associazioni di categoria delle case mandanti, e, dall’altra parte, dai sindacati degli agenti, per disciplinare il contratto di agenzia in base al settore di operatività della mandante (commercio, industria, piccola e media industria…).

L’AEC Commercio non è quindi l’unico accordo economico collettivo agenti esistente e non si chiama così perchè si riferisce agli agenti “di commercio”, bensì perchè si applica agli agenti di commercio incaricati da case mandanti che operano nel “settore commercio”.

Vediamo meglio.

AEC Commercio: in generale

Cos’è un AEC agenti

AEC è una sigla che sta per “Accordo – Economico – Collettivo”.

Come i lavoratori dipendenti hanno il CCNL (Contratto – Collettivo – Nazionale – di Lavoro),  gli agenti di commercio hanno l’Accordo Economico Collettivo Agenti (AEC), che non è altro che il CCNL agenti di commercio.

Si chiama accordo economico collettivo agenti perchè è firmato dalle associazioni di categoria per le imprese (come Confcommercio o Confindustria) e dai sindacati per gli agenti (come Fnaarc, Usarci, Federagenti, Ugifai), e non dalla singola impresa e dal singolo agente.

A cosa serve e come funziona un AEC agenti

Come i CCNL dei dipendenti, gli AEC agenti commercio contengono norme che vanno ad integrare e a modificare, ove possibile, quelle previste dalla legge sul contratto di agenzia.

Le norme degli AEC possono poi integrare quelle del singolo contratto di agenzia, mentre il singolo contratto di agenzia non sempre può derogare all’AEC.

Quindi nell’ordine di importanza delle norme abbiamo, partendo dalla principale:

  1. le norme di legge (art. 1742 e seguenti del codice civile) (che a loro volta dipendono dalle norme “europee”)
  2. gli AEC agenti commercio
  3. il contratto individuale di agenzia

Quanti AEC agenti ci sono

Non c’è un solo AEC agenti commercio, ma ce ne sono più di 10.

Gli AEC agenti si differenziano in base al settore in cui operano le mandanti e in base a quali associazioni e quali sindacati li hanno firmati.

Diverse sono infatti le associazioni di categoria sia delle case mandanti che degli agenti.

Per le case mandanti abbiamo ad esempio: Confcommercio, Confindustria, Confapi…

Per i sindacati degli agenti abbiamo: Fnaarc, Cisal Federagenti, Usarci, UGIFAI …

I settori in cui operano le mandanti sono raggruppati come segue:

  • settore commercio (che comprende terziario, servizi, turismo)
  • settore industria
  • settore piccola e media industria
  • settore artigianato

Per ciascuno di questi settori, singolarmente o raggruppati, possono esserci più AEC agenti a seconda di chi li ha firmati.

Solo alcuni però sono firmati dalle associazioni di categoria più “note” delle case mandanti come Confcommercio, Confindustria, Confapi.

Altri sono firmati da altre associazioni delle mandati (come CIDEC – Conferedazione Italiana degli Esercenti Commercianti), Confazienda, Fedimpresa, Unica

L’AEC agenti è obbligatorio?

La questione è complessa, ma possiamo cercare di semplificare dicendo che:

  • l’accordo economico collettivo agenti è obbligatorio se il contratto di agenzia individuale contiene il richiamo ad un AEC.
  • se il contratto di agenzia individuale non richiama nè direttamente nè indirettamente un AEC agenti, allora l’AEC è obbligatorio se la casa mandante aderisce ad una delle associazioni di categoria che ha firmato uno degli accordi economici collettivi agenti e l’agente ne richiede l’applicazione, oppure se negli anni la casa mandante si è comportata come se lo ritenesse applicabile
  • se la mandante non aderisce a nessuna associazione di categoria e il contratto di agenzia individuale non richiama un AEC agenti, si applicano solo le norme di legge, cioè quelle previste dal codice civile (art. 1742 e ss.)

Da questo si deduce che se la casa mandante non è iscritta a nessuna associazione di categoria, potrà redigere un testo di contratto di agenzia in cui esclude l’applicazione degli AEC.

Cosa succede se non si applica l’AEC agenti?

Non applicare l’AEC richiederebbe anzitutto una redazione del contratto di agenzia individuale più dettagliata (perchè non c’è il rimando all’AEC)

Altre differenze tra AEC e le sole norme previste dalla legge riguardano:

  • se si applica solo la legge non c’è obbligo di calcolare e versare il FIRR
  • i termini di preavviso tra AEC e la legge sono diversi
  • la legge non prevede cosa succede in caso di malattia, infortunio, gravidanza
  • la legge non prevede la possibilità per la mandante di fare variazioni unilaterali (cioè senza accordo con l’agente)
  • la legge non stabilisce un compenso specifico, oltre alle provvigioni, in caso di incarichi accessori (come di coordinamento)
  • la modalità di calcolo delle indennità di fine rapporto è diversa

La scelta quindi di escludere l’AEC deve essere ben ponderata.

AEC Commercio: a quale AEC agenti si riferisce?

Quando si dice o scrive semplicemente “AEC Commercio” si intende di solito l’Accordo Economico Collettivo  firmato dalle più note associazioni delle mandanti che operano nel settore commercio, vale a dire Confcommercio, Confcooperative e Confesercenti e, per gli agenti, dai sindacati Fnaarc, Fiarc, Usarci.

Si dice quindi AEC “Commercio” perchè si applica di regola agli agenti che sono incaricati da case mandanti che operano nel settore Commercio.

L’AEC Commercio quindi non è l’unico AEC agenti commercio vigente e non si chiama così perchè riferito agli agenti “di commercio”, bensi perchè riferito alle case mandanti che operano in quello specifico settore.

L’AEC Commercio attualmente in vigore è stato stipulato il 16.2.2009 ed è stato modificato nel 2010 e nel 2017.

L’AEC Commercio viene quindi anche chiamato AEC settore Commercio o AEC Commercio 2009.

Gli altri principali AEC agenti

Oltre all’AEC settore Commercio, gli altri pricipali AEC agenti sono:

  • l’AEC Industria (anche detto AEC Industria 2014 o AEC settore Industria) che comunemente si riferisce all’AEC firmato da Confindustria quale associazione per le mandanti. Quello attualmente vigente è stato firmato il 30.7.2014
  • l’AEC Piccola e Media Industria (anche detto AEC PMI 2014 o AEC settore Piccola e Media Industria) che si riferisce all’AEC firmato da Confapi (Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata) per le case mandanti. Di regola è del tutto analogo all’AEC Industria. Quello attualmente vigente è stato firmato il 17.9.2014

Gli altri AEC firmati da associazioni diverse da quelle indicate, solitamente vengono indicati nei contratti di agenzia con la loro data di stipula in modo da poter essere meglio identificati. Oppure si risale ad essi in base all’associazione di categoria cui aderisce la casa mandante (ad esempio: l’AEC agenti 22.4.2013 – che vale per il settore Commercio, Industria e Artigianato – è quello firmato da CIDEC per le mandanti e da CISAL FEDERAGENTI per gli agenti).

AEC Commercio: cosa prevede

L’AEC Commercio contiene una serie di articoli che vanno ad integrare le norme di legge, se la legge nulla dispone, oppure, dove possibile, prevede delle deroghe alle norme di legge.

Il contratto individuale, dal canto suo, non sempre può derogare alle norme dell’AEC Commercio.

Ricordiamoci infatti che le norme principali sono quelle previste dalla legge e per ultimo quelle del  contratto individuale.

Di seguito le norme più particolari dell’AEC Commercio:

Variazioni unilaterali del contratto (art. 3)

Questa clausola è molto importante per le case mandanti perchè prevede la possibilità di ridurre, a certe condizioni, i principali aspetti del contratto di agenzia anche senza il consenso dell’agente.

L’AEC Commercio prevede infatti che la Casa Mandante possa ridurre unilateralmente: zona, provvigioni, clienti, prodotti

Per farlo, la casa mandante deve seguire una procedura particolare e fare specifiche verifiche.

Questa possibilità di variazione unilaterale infatti non è indiscriminata ma soggetta a regole ben precise che si basano sull’incidenza della riduzione.

Laddove la riduzione faccia perdere più del 20% delle provvigioni calcolate sull’anno precedente, l’agente ha diritto di interrompere il contratto per colpa della mandante e diritto alle indennità di fine rapporto.

Trattandosi di riduzioni sarebbe sempre preferibile che l’agente fosse d’accordo, ma se non lo fosse, l’art. 3 dell’AEC Commercio disciplina come fare.

Per conoscere nel dettaglio la procedura e le condizioni puoi trovare qui le informazioni che ti servono.

Attenzione al fatto che quando la casa mandante chiede all’agente di restituire la comunicazione di riduzione firmata per accettazione non sta facendo una “riduzione unilaterale” ma solo un “proposta di riduzione”.

“Riduzione unilaterale” e “proposta di riduzione” sono due cose ben diverse, con forme e conseguenze molto differenti.

Compensi aggiuntivi per incarichi accessori (art. 5)

In caso di conferimento di incarichi accessori alla vendita come

  • incasso delle fatture alla scadenza
  • coordinamento di altri agenti

l’AEC Commercio prevede l’obbligo di riconoscere uno specifico compenso in aggiunta alla provvigione

Da tenere presente che l’indennità di incasso non è dovuta se l’agente si limita a riscuotere gli insoluti.

In caso di compenso di coordinamento, poi, secondo la giurisprudenza più recente è possibile escluderlo dalla base di calcolo delle indennità di fine rapporto.

Malattia e infortunio (art. 9)

Questo articoli prevedono la procedura da seguire in caso di malattia e infortunio.

Sostanzialmente, in caso di uno di questi eventi,  sia la ditta sia l’agente possono chiedere che il rapporto rimanga sospeso per 6 mesi durante i quali il rapporto non può essere interrotto.

In questo periodo la ditta può nominare altri agenti.

Gravidanza (art. 10)

In caso di gravidanza e puerperio (adozione e affidamento), l’agente (non la mandante) ha diritto di chiedere che il rapporto venga sospeso fino a 12 mesi entro cui deve ricadere la data del parto.

In questo periodo la ditta può nominare altri agenti

Preavviso (art. 11)

In caso di contratto a tempo indeterminato, l’AEC Commercio stabilisce i termini di preavviso da concedere sia da parte della mandante sia da parte dell’agente.

Si differenziano a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario.

Per la mandante si differenziano anche in base alla durata del contratto.

Per l’agente, invece, il preavviso è fisso per qualsiasi anzianità di servizio.

Attenzione al fatto che i termini previsti per l’agente non sempre sono corretti rispetto a quelli previsti dalla legge (Art. 1750 codice civile)

FIRR, Indennità suppletiva di clientela, Indennità meritocratica (artt. 12-13)

Sono le tre componenti dell’indennità di fine rapporto previste dall’AEC Commercio.

Anche il FIRR quindi fa parte a tutti gli effetti dell’indennità di fine rapporto.

Il FIRR non è previsto dalla legge ma solo dall’accordo economico collettivo.

Per questo motivo, le mandanti che non aderiscono al contratto collettivo e non richiamano l’accordo collettivo nel contratto di agenzia non sono obbligate a versare il FIRR all’Enasarco.

Il FIRR per l’AEC Commercio è sempre dovuto in qualunque caso di cessazione del rapporto, anche quindi se il rapporto cessa per giusta causa della mandante (ad esempio per concorrenza sleale)

L’indennità suppletiva di clientela, è la seconda componente dell’indennità di fine rapporto.

E’ dovuta solo se il contratto cessa per colpa della casa mandante o per dimissioni “qualificate” dell’agente per pensionamento, morte, invalidità (in questi casi solo se il rapporto è in essere da almeno un anno)

Attenzione che gli eventi pensionamento, morte e invalidità, riguardano solo gli agenti persone fisiche e non i soci degli agenti organizzati in forma di società (come s.a.s., s.n.c. o s.r.l.)

l’Indennità meritocratica è la terza componente. E’ stata aggiunta già dal 2002 ma solo con l’AEC Commercio del 2009  può raggiungere importi importanti.

E’ dovuta se ricorrono i requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. (che sono leggermente diversi rispetto a quelli previsto per l’indennità suppletiva di clientela) e sempre che in base al conteggio risulti un importo positivo.

La somma di FIRR + suppletiva di clientela + indennità meritocratica non può superare la soglia massima prevista dall’art. 1751 c.c. del codice civile, vale a dire la media annua delle provvigioni degli ultimi 5 anni di durata del rapporto (o del minor periodo di durata)

Però se FIRR + indennità suppletiva di clientela superano tale soglia, queste due voci rimangono dovute per intero.

La questione del rapporto tra queste tre componenti e l’indennità di fine rapporto prevista dall’art. 1751 c.c. è piuttosto complessa.

Diciamo che le componenti previste dall’accordo collettivo costituiscono a certe condizioni una sorta di indennità minima, rispetto a quella del codice civile.

Patto di non concorrenza (art. 8)

Questo articolo prevede come calcolare il compenso per il patto di non concorrenza previsto per il periodo successivo alla cessazione del rapporto.

Il compenso è escluso solo nel caso in cui l’agente sia organizzato come società per azioni con 2 o più soci.

Attenzione che l’AEC settore Commercio prevede che il compenso vada pagato “inderogabilmente” in un’unica soluzione e solo alla fine del rapporto.

Le clausole del contratto di agenzia che riconoscono il compenso già durante il rapporto sotto forma di percentuale della provvigione devono essere attentamente vagliate per evitare che la mandante si ritrovi alla fine a dover pagare il patto due volte.

AEC Commercio: ammontare delle provvigioni

L’AEC Commercio, così come tutti gli altri AEC agenti, non contiene alcuna tabella contenenti minimi provvigionali.

Diversamente dai CCNL dei lavoratori dipendenti, la determinazione e la quantificazione della provvigione è infatti del tutto libera.

Per libertà si intende naturalmente che le parti possono liberamente predeterminare in contratto come calcolare la provvigione, e non che la mandante possa di volta in volta a propria discrezione riconoscere la provvigione che vuole!

L’unico vincolo da rispettare è la variabilità della provvigione in base agli ordini procurati.

In altre parole, è incompatibile con un contratto di agenzia riconoscere unicamente una provvigione fissa indipendentemente dagli ordini, perchè il contratto potrebbe essere impugnato come di lavoro subordinato.

Rispettato questo principio, gli accordi su come quantificare la provvigione sono del tutto liberi.

Buon lavoro!

 

 

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Patto di prova nel contratto di agenzia: sai pattuirlo nel modo giusto?

patto di prova nel contratto di agenziaPartiamo anzitutto con il dire a cosa serve il patto di prova nel contratto di agenzia e quindi perchè è importante poterlo prevedere.

Come dice la parola stessa, il patto di prova serve per “provare” l’agente (e viceversa l’agente può “provare” la mandante).

Questo ha il vantaggio che, qualora non di gradimento, il contratto di agenzia può essere interrotto senza dover rispettare alcun preavviso.

Il patto di prova quindi è un periodo in cui le parti possono in sostanza derogare ai termini di preavviso previsti dal codice civile o dagli A.E.C. che andrebbero altrimenti concessi in caso di recesso da un contratto di agenzia a tempo indeterminato.

Se invece il contratto di agenzia è a tempo determinato, il patto di prova consente di interrompere anticipatamente il contratto anche in mancanza di giusta causa.

In sostanza per la mandante è un bel risparmio perchè può liberare subito la zona e senza dover pagare le provvigioni per tutto il preavviso (o peggio, per tutta la durata fino alla scadenza del contratto di agenzia se a tempo determinato).

Il patto di prova nel contratto di agenzia può essere un bel risparmio per la mandante

Facciamo un esempio: si pensi al caso dell’agente monomandatario con esclusiva incaricato  a tempo indeterminato con contratto regolato dall’A.E.C. (settore Industria o Commercio è uguale). Senza patto di prova la mandante è sin da subito tenuta a rispettare un preavviso di mesi 5. Quindi, in mancanza del patto di prova, se la mandante decidesse di interrompere il contratto, dovrebbe riconoscere le provvigioni per altri 5 mesi. Se oltre alle provvigioni la mandante avesse riconosciuto anche un fisso, ecco che dovrebbe riconoscere il fisso per altri 5 mesi. In più, a meno di pagare subito l’indennità sostitutiva, la mandante rimane con la zona “bloccata” per 5 mesi.

Con un patto di prova (valido) questo si può evitare e dunque la mandante potrebbe risparmiare questi 5 mesi.

Detto questo, cosa bisogna sapere per prevedere un patto di prova valido nel contratto di agenzia?

Partiamo con il fatto che la legge non dice nulla riguardo il patto di prova nel contratto di agenzia. Quindi non c’è un articolo del codice civile o di qualche altra legge che ne parli.

La legge disciplina semmai il patto di prova con i lavoratori dipendenti (art. 2096 codice civile). La Cassazione ha però escluso che il contratto di agenzia sia assimilabile a quello di lavoro dipendente. Quindi quelle norme non si applica al contratto di agenzia (sentenza n. 11405 del 13.5.2013).

Quindi si è anzitutto posta la questione se si potesse inserire un patto di prova nel contratto di agenzia.

In mancanza di previsioni legislative, è venuta in soccorso la giurisprudenza.

Dopo alterne vicende da parte dei giudici di merito, la Cassazione con sentenza n. 544 del 22.1.1991 ha ritenuto che si poteva fare.  Quindi ha stabilito che era lecito inserire un patto di prova nel contratto di agenzia per il periodo iniziale.

Tale principio non ha trovato successive smentite ed anzi è stato avvalorato anche dai due principali Accordi Economici Collettivi. Questi A.E.C., pur non disciplinando espressamente il patto di prova, ne fanno un rapido accenno quando parlano dei contratti a termine (per dire che vale solo il patto di prova previsto nel primo rapporto) (art. 4 A.E.C. settore Industria 2014 e art. 2 A.E.C. settore Commercio 2009). In questo modo hanno quindi dato per scontato che il patto di prova si possa inserire. Segnalo anche che c’è un altro A.E.C. che ne parla ancora più espressamente ma non è tra i più diffusi. Si tratta dell’A.E.C. CNAI – Federagenti del 22.4.2013, all’art. 10.

Riguardo alla “forma” che deve essere rispettata affinchè il patto possa essere fatto valere, pur non essendo applicabile l’obbligo di forma scritta previsto per il rapporto dipendente, la pattuizione va provata per iscritto e quindi la forma “scritta” diventa in pratica obbligatoria.  

Per forma “scritta” si intende che la clausola sia di regola scritta all’interno del (primo) contratto di agenzia.

Affinchè poi non sorgano questioni di sorta, il contratto deve essere anche firmato dell’agente e non soltanto inviato all’agente ed essere in attesa di essere restituito firmato (come delle volte capita).

Siccome la prova riguarda il periodo iniziale, l’agente non deve essere già stato provato “fuori contratto”. Anzi, se anzichè usare il patto di prova nel contratto di agenzia pensi di utilizzare sistemi diversi, ti suggerisco questo post sui rischi a cui puoi andare incontro.

Rispetto alla durata, mancando anche in questo caso una disciplina legale, non è prevista una durata massima prestabilita.

Per la citata Cassazione la durata deve comunque essere limitata al tempo necessario e sufficiente per compiere la valutazione.

Si suggerisce di regola di non oltrepassare i mesi 6 che per prassi consolidata è un termine ritenuti accettabile.

Eventuali termini più lunghi devono essere giustificati e giustificabili da particolari caratteristiche dell’attività del preponente. Ad esempio, quando l’attività è “stagionale”, come nel caso del settore dell’abbigliamento. Sono situazione che devono comunque essere valutate caso per caso.

Se decidi di inserire un patto di prova in un contratto a tempo determinato, per non “snaturare” la natura del patto la sua durata dovrà essere proporzionata alla durata del contratto. Non puoi fare cioè “tutta prova”, a meno di considerare il contratto a tempo determinato una prova di per sè, ma quello è un altro discorso.

Ricorda che qualora la durata fosse ritenuta eccessiva, l’agente potrebbe invocare la nullità del patto di prova. Potrebbe quindi chiedere, in caso di recesso, che la mandante gli riconosca il preavviso ordinario. Se invece il contratto fosse a tempo determinato, potrebbe chiedere che la mandante gli riconosca tutte le provvigioni fino a scadenza.

Se il patto di prova nel contratto di agenzia è nullo, l’agente può chiedere tutte le provvigioni del preavviso ordinario

E’ inoltre buona cosa prevedere espressamente che le parti possono interrompere il rapporto anche nel corso del periodo di prova (senza quindi dover attendere la fine).

In caso di successione di contratti (o perchè a tempo determinato o perchè decidi di sostituire il testo del contratto dopo una revisione), varrà solo il patto di prova contenuto nel primo contratto (per la ragione che dopo il primo periodo di prova l’agente deve ormai ritenersi “provato”).

Inoltre, se decidi di fare una revisione dei contratti e li fai rifirmare agli agenti, bada se ci sono ancora agenti in prova: per loro andrà previsto a parte che il patto di prova nel nuovo contratto è una continuazione del precedente e quindi scadrà dopo 6 mesi dal primo contratto.

Per ricapitolare quindi:

  1. il patto di prova va messo per iscritto all’interno del contratto che deve essere firmato dall’agente
  2. la durata è meglio che non superi i 6 mesi, salvo casi eccezionali da valutare di volta in volta
  3. nella clausola è meglio prevedere che le parti possono interrompere il periodo di prova in qualunque momento anche prima della scadenza

Inoltre fai attenzione che:

  1. se fai più contratti di agenzia a tempo determinato o se nel corso del rapporto decidi di sostituire il testo del contratto con un altro, il patto di prova vale solo per il primo contratto;
  2. se per caso fai firmare un nuovo contratto ad un agente che è ancora in prova, devi regolare la continuazione del periodo di prova tra i due contratti.

Tema diverso dal preavviso è quello relativo al diritto alle indennità di fine rapporto in caso di cessazione per mancato superamento della prova.

La tematica è delicata perchè il periodo di prova può non escludere di per sè automaticamente le indennità di fine rapporto (le sentenze italiane ed europee sul punto hanno avuto divergenze).

Diciamo che, considerato il motivo dell’interruzione del rapporto e supponendo dunque che l’andamento del rapporto sia stato insufficiente, anche l’eventuale rischio economico delle indennità può essere destinato a rimanere contenuto.

Hai ancora dei dubbi? Clicca qui per sapere cosa possiamo fare per te!
Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

Avvocato Angela Tassinari Linkedin

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Esclusiva di zona:  fin dove arriva il diritto di esclusiva dell’agente?

Esclusiva di zonaParlando con le aziende e analizzando i loro contratti, mi viene ancora talvolta riferito che gli agenti ritengano che, avendo loro assegnato una zona in esclusiva, non sia legittimo pattuire restrizioni od esclusioni all’interno della stessa area geografica.

Sottolineo anzitutto la parola “pattuizione” perchè non mi sto riferendo all’ipotesi in cui la mandante unilateralmente decida di cambiare le carte in tavola, bensì all’ipotesi in cui ciò venga fatto sulla base di un accordo, se non già all’interno del contratto stesso.

Inoltre, preciso che siamo nell’ipotesi in cui l’azienda intenda mantenere l’esclusiva all’agente perchè non è interessata a  mettere più agenti in concorrenza tra loro (che riguarda invece l’ipotesi degli agenti “non” in esclusiva), ma al più è interessata a potersi muovere direttamente in certi ambiti senza riconoscere provvigioni.

Ora, quando viene conferito il mandato di agenzia, l’agente si troverà a vendere:

  • in una zona
  • certi prodotti
  • ad una platea di clienti e/o canali di vendita

Si tratta di tre “filtri” che fisiologicamente si vengono a creare rispetto ai quali le parti possono liberamente stabilire l’ampiezza e le caratteristiche.

La zona quindi è solo uno dei “filtri” sui quali viaggerà l’attività dell’agente, ma non è dunque necessariamente l’unico.

Cosa significa quindi dire che l’agente “ha l’esclusiva di zona“?

Si tratta di una formula “semplificata” per dire che, all’interno della zona assegnata, l’agente avrà l’esclusiva limitatamente ai prodotti e alle categorie di clientela o canali di vendita che gli sono stati assegnati.

L’esclusiva di zona è una formula semplificata per dire che l’agente ha l’esclusiva sulla vendita dei prodotti e rispetto alle categorie di clientela o canali di vendita assegnati, all’interno di una determinata area geografica

Per prodotti e categorie di clientela non assegnati quindi, ancorchè all’interno della stessa area geografica, la mandante potrà operare liberamente o tramite altri agenti.

E’ dunque fondamentale l’analisi dei “filtri” che l’azienda intende o non intende porre rispetto all’attività dell’agente, perchè da essi dipende l’ampiezza dell’esclusiva di zona dell’agente, e di conseguenza la libertà di azione della mandante al di fuori di essa.

La mandante in particolare può concedere all’agente una zona senza alcun filtro rispetto alla clientela e ai prodotti.

Questa è a mio avviso l’ipotesi meno ponderata poichè in questo modo l’azienda mette nelle mani dell’agente l’intera zona e si troverà con le mani completamente legate.

A seguito di una corretta analisi invece, la mandante può “filtrare” e circoscrivere l’estensione del mandato e quindi, oltre a identificare una zona, stabilire verso quale tipo esattamente  di clientela l’agente deve unicamente rivolgersi (ad esempio solo nei confronti dei rivenditori all’ingrosso e/o rivenditori al dettaglio, e/o installatori, piuttosto che solo nei confronti di tipologie di clientela tipiche del proprio settore) e stabilire esattamente le linee di prodotti che l’agente deve promuovere.

Un altra modalità per “filtrare” è quella di assegnare una zona e, anzichè specificare presso quali tipologie di clientela deve andare o quali prodotti deve vendere, procedere per esclusione e quindi prevedere quali siano le tipologie di clientela presso cui non può andare o i prodotti che non può vendere.

In questo caso all’agente viene concessa una zona e pattuito che può muoversi ovunque tranne che nei confronti di certe tipologie di clientela, o senza poter vendere certe linee di prodotto.

I due criteri si possono combinare e quindi, ad esempio, all’agente può essere concessa una zona (esempio Lombardia), assegnata una categoria di clientela (rivenditori al dettaglio) ed esclusa una “sottocategoria” (tranne la “grande distribuzione”)

Quale che sia la scelta, l’esclusiva di zona riguarderà tutto ciò entro cui l’agente può muoversi ed operare, e solo quello.

Al contrario, quindi, su tutto ciò presso cui l’agente non può operare, pur all’interno della stessa area geografica, l’agente non solo non avrà l’esclusiva ma sarà considerato “fuori zona”.

Per “fuori zona” si intende non solo al di fuori dell’area geografica, ma anche al di fuori dei prodotti e delle categorie di clientela o canali di vendita assegnati anche se all’interno della stessa area geografica

Di conseguenza, esemplificando, se al mio agente assegno la Lombardia e come tipologia di clientela solo i rivenditori al dettaglio, ad esclusione della grande distribuzione, l’agente non è autorizzato ad operare ad esempio presso i rivenditori all’ingrosso (così come presso tutte quelle categorie di clientela che non rientrano nella definizione di rivenditori al dettaglio) nè presso la grande distribuzione.

Conseguentemente i rivenditori all’ingrosso e la grande distribuzione costituiscono un “fuori zona” per l’agente, presso i quali l’agente non può andare e la mandante è libera di operare liberamente, fino a nominare anche altri agenti che abbiano a loro volta l’esclusiva.

Pur infatti operando nella stessa area geografica, i due agenti sono destinati a non incontrarsi perchè ciascuno ha una specifica area di operatività (dove va uno non va l’altro e viceversa) e quindi è escluso che si sovrappongano.

Idem se seleziono  le linee di prodotto assegnate all’agente. Sulle linee non assegnate all’agente, la mandante può operare liberamente pur riguardando la stessa zona e le stesse tipologie di clientela (altro è la gestione operativa, ma concettualmente funziona cosi).

In tutti i casi quindi in cui, pur avendo concesso l’esclusiva di zona, la mandante ha avuto cura di “filtrare” esattamente verso chi e cosa vendere, tutto il resto per l’agente è un “fuori zona”.

Su tutto quanto è “fuori zona”  nel senso sopra indicato (quindi anche se si rimane all’interno della stessa area geografica) la mandante è libera di operare direttamente o di nominare altri agenti a loro volta in esclusiva.

Una volta peraltro ben identificato l’ambito di operatività in esclusiva dell’agente, è ben possibile anche prevedere che al di fuori di essa, anzichè non poter operare del tutto, l’agente possa operare non in esclusiva, magari anche solo rispetto alla mandante.

In altre parole è ben possibile sia escludere del tutto dal campo di operatività dell’agente il “fuori zona”, sia assegnarlo non in esclusiva anche solo rispetto alla mandante.

Il “fuori zona”, pur all’interno della stessa area geografica, può essere completamente escluso all’agente oppure assegnato non in esclusiva

Fondamentale in tal caso disciplinare adeguatamente ciò che è in esclusiva da ciò che non lo è per evitare che l’agente possa vantare pretese di esclusività sull’intero ambito in cui ha operato e quindi contestare di aver diritto a provvigioni indirette, se non pretendere di interrompere il rapporto per giusta causa.

Se sei una Casa Mandante e ti interessa capire se ci sono spazi per poterti muovere all’interno della zona del tuo agente, clicca qui per sapere di più su cosa possiamo fare per te.

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

Avvocato Angela Tassinari Linkedin

 

 

 

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Trasferimenti d’azienda e contratti di agenzia, fusioni e incorporazioni societarie…. Se sei una Casa Mandante con una rete di agenti e devi gestire un passaggio di azienda, devi ricordarti dell’Enasarco!

trasferimenti d'azienda e contratti di agenziaEcco come funziona per non incorrere in sanzioni per ritardata o mancata iscrizione degli agenti nella nuova azienda.

Dal punto di vista del diritto civile, diciamo che di regola i contratti di agenzia “passano” da una azienda all’altra senza interruzione. Quindi non c’è bisogno che i contratti di agenzia vengano fatti cessare.

Anche l’Enasarco segue questa regola e quindi, in caso di trasferimenti d’azienda e contratti di agenzia, consente il passaggio della posizione contributiva dell’agente da una azienda all’altra senza nessuna interruzione.

In particolare, secondo le istruzioni contenute nel sito internet dell’Enasarco, in caso di fusioni, fusioni per incorporazione, cessioni o conferimenti d’azienda o ramo d’azienda e fattispecie giuridiche similari, nelle quali i contratti di agenzia vengono trasferiti, è necessario comunicare l’evento alla Fondazione Enasarco, inviando una comunicazione a testo libero da cui risulti:

a) la fattispecie giuridica intervenuta (se cessione d’azienda, fusione, ecc.)

b) dati anagrafici e fiscali delle ditte coinvolte

c) eventuale assunzione da parte della ditta cessionaria di debiti e crediti della cedente

d) copia dell’atto notarile che ha regolato l’operazione, anche soltanto della parte in cui si evidenzino le notizie richieste alle lettere a) e c) su indicate.

e) elenco aggiornato degli agenti che transitano da un’azienda all’altra o eventuale data di cessazione (può essere utilizzata copia dell’ultima distinta).

Tale documentazione dovrà poi essere inviata in forma cartacea alla sede dell’Enasarco presso l’apposito ufficio, oppure inviata via fax.

In pratica, inviando la documentazione richiesta, l’Enasarco procederà al passaggio degli agenti in capo alla nuova società, senza quindi necessità di procedere alla loro cessazione e nuova iscrizione da parte rispettivamente della vecchia e della nuova società.

Conseguentemente, il FIRR già accantonato dall’azienda precedente non verrà liquidato ma “transiterà” sulla posizione dell’agente in capo alla nuova mandante e verrà riconosciuto direttamente alla fine del rapporto con la nuova mandante.

Trasferimenti d’azienda e contratti di agenzia: in caso di passaggio della posizione contributiva da una azienda all’altra, il FIRR non viene liquidato

Talvolta, peraltro, in presenza di trasferimenti d’azienda e contratti di agenzia, le due società preferiscono cessare i contratti di agenzia con la vecchia mandante e stipulare ex novo i contratti con la nuova mandante.

Si tratta di una scelta possibile, considerato che gli agenti di commercio non sono lavoratori dipendenti (per i quali invece c’è una norma apposta che prevede l’obbligo del passaggio) e quindi le parti sono un po’ più libere di decidere cosa fare.

Spesso tale scelta viene effettuata per consentire all’agente la riscossione del FIRR accantonato dalla vecchia mandante fino a quel momento, o perchè la nuova azienda preferisce chiudere con il passato e far liquidare le indennità di fine rapporto da parte della vecchia mandante.

In tal caso, la cessazione dei rapporti andrà trattata in via ordinaria e dunque con comunicazione all’Enasarco di chiusura del mandato di agenzia da parte della vecchia mandante e comunicazione di conferimento di nuovo mandato da parte della nuova, nel consueto termine di 30 giorni (sul tema di come e quando chiudere la posizione Enasarco può trovare ulteriori indicazioni nel mio post Chiusura posizione Enasarco agenti: quando farla) .

Ti devi poi ricordare, se sei la nuova azienda che subentra, di verificare se sei una mandante già iscritta all’Enasarco oppure devi fare la procedura di iscrizione! Affinchè l’Enasarco possa infatti far transitare le posizioni o comunque qualora tu debba iscrivere ex novo gli agenti, devi a tua volta essere già iscritta all’Enasarco e possedere il tuo numero di posizione ditta.

Se la nuova mandante a cui l’azienda viene trasferita non è ancora iscritta all’Enasarco, deve prima aprire la propria posizione facendo la procedura di iscrizione alla Fondazione e la registrazione ai servizi on line

Mi sono capitati poi casi particolare da gestire, come l’ipotesi di cessione di ramo d’azienda in cui gli agenti rimanevano sia agenti della vecchia sia agenti della nuova mandante…. In tal caso, poichè gli agenti continuavano a mantenere aperta anche la posizione Enasarco con la vecchia azienda, è stata studiata ad hoc la modalità più opportuna per gestire il passaggio sia sotto il profilo dei contratti sia Enasarco.

Se sei alle prese con un trasferimento di azienda e contratti di agenzia e vuoi valutare come meglio gestire il passaggio, dalla due diligence agli adempimento Enasarco, possiamo offrirti l’assistenza necessaria. Scopri cosa possiamo fare per te cliccando qui.

Buon lavoro e buona giornata!

Avv. Angela Tassinari

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AEC Agenti di Commercio: anzitutto cosa sono?

AEC agenti di commercioProbabilmente hai sentito parlare dei CCNL o dei Contratti Collettivi che si applicano ai dipendenti.

Ecco, gli AEC agenti di commercio sono i “contratti collettivi” degli agenti di commercio.

AEC è più precisamentev una sigla e sta per “Accordo Economico Collettivo (o, al plurale, AA.EE.CC. “Accordi Economici Collettivi”) e riguarda gli “accordi” stipulati tra le  associazioni di categoria degli imprenditori da un lato e le associazioni di categoria degli agenti dall’altro lato.

Si chiamano “collettivi” proprio perchè sono firmati da “associazioni”.

Quello che non tutti sanno (imprese e agenti) è che attualmente, di AA.EE.CC., ne risultano in vigore almeno 15 diversi (!).

Significa cioè che sono stati firmati 15 differenti AEC agenti di commercio, ciascuno con associazioni di categoria diverse, firmati in date diverse, e per settori parzialmente diversi, ma, ciò che più importa, con regole anche parzialmente o totalmente diverse.

Non esiste quindi un solo AEC agenti di commercio e quindi un generico richiamo nei contratti all'”A.E.C.” o agli “AA.EE.CC” ha poco significato. Nè fare riferimento all'”AEC agenti di commercio” significa richiamare quello del settore Commercio, poichè il “commercio” degli agenti identifica l’attività dell’agente e non il settore della mandante, che quindi va ulteriormente specificato.

Diciamo che trovare nel contratto l’indicazione specifica di quale A.E.C., tra i 15 vigenti, si intende applicare denota quantomeno che chi ha redatto il contratto di agenzia l’ha fatto con più cognizione di causa.

AEC agenti di commercio: ne esistono almeno 15 (!) e non sempre dicono le stesse cose 

Per semplificare le cose, ad ogni modo, i principali AEC agenti di commercio: di riferimento sono 2: quello del settore Industria del 30.7.2014 (peraltro di testo uguale all’AEC Piccola e Media Industria 1.9.2014) e quello del settore Commercio del 16.2.2009 (e successive modifiche del 2010 e 2017).

Non mi occuperò nel presente post del fatto che non è sempre obbligatorio applicare l’AEC e di cosa significhi non applicarlo (un “assaggio” comunque lo puoi trovare qui FIRR Enasarco: quello che le aziende non sanno).

Parto quindi dal presupposto che l’azienda voglia applicare l’AEC agenti di commercio e quindi propongo di seguito una tabella comparativa delle differenze tra i due AEC principali del settore Commercio (2009) e del Settore Industria  (2014)

 

 

A.E.C. Industria 2014       

 

A.E.C. Commercio 200
1. Applicazione obbligatoria

per preponenti iscritti a:

-Confindustria

-Confcooperative settore Industria

 

-Confcommercio

-Confcooperative settore Commercio

-Confesercenti

2. Riduzioni di zona, clienti, provvigioni, prodotti:

soglie

Soglie

0-5% lieve entita: senza preavviso

5-15% media entita: preavviso di mesi 2 o 4 e l’agente puo NON accettare

15% in su: sensibile entita: preavviso pari a quello del recesso e l’agente puo NON accettare

Soglie

0-5% lieve entita: senza preavviso

5-20% media entita: preavviso di mesi 2 o 4 e l’agente deve accettare

20% in su sensibile entita: preavviso pari a quello del recesso e l’agente puo NON accettare

3. Riduzioni di zona, clienti, provvigioni, prodotti:

possibilita di sostituire il preavviso con una indennita’

Non previsto Previsto
4. Termine per il preponente per comunicare la mancata accettazione della proposta d’ordine 30 giorni 60 giorni salvo comunicazione proroga
5. Diritto a provvigioni affari conclusi nel corso della sospensione del rapporto per gravidanza Non previsto Previsto a condizione che l’affare si concluda entro un termine ragionevole
6. Patto di non concorrenza:

ammontare indennità

(su durata patto 24 mesi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riduzioni per durata patto inferiore a 24 mesi

Monomandato:

-fino a 5 anni anzianità: 8 mensilità

-da 5 a 10 anni: 10 mensilità

-oltre 10 anni: 12 mensilità

 

Plurimandato:

-fino a 5 anni anzianità: 6 mensilita

-da 5 a 10 anni: 8 mensilità

-oltre 10 anni: 10 mensilità

 

previste

Monomandato:

– fino a 5 anni anzianità: 10 mensilità circa

– oltre 5 anni: 12 mensilità

 

 

Plurimandato:

-fino a 5 anni anzianità: circa 5 mensilità

-da 5 a 10 anni: circa 7 mensilita

-oltre 10 mensilità: circa 9 mensilita emmezza

 

previste

7. Patto di non concorrenza:

riduzione indennità per recesso dell’agente

Previsto per il solo caso di recesso ”ordinario” del plurimandatario il cui mandato non rappresenti piu del 25% degli introiti complessivi Non previsto
8. Patto di non concorrenza:

penale in caso di violazione

Prevista Non prevista
9. Patto di non concorrenza:

esclusioni per società di capitali

Non si applica a:

societa di capitali (S.p.A. e s.r.l.) con due o più soci

Si applica a:

società di capitali (S.p.A. e s.r.l.) a socio UNICO

Non si applica a:

S.p.A. con due o più soci

 

Si applica a:

S.p.A. a socio UNICO

s.r.l. – tutte

10. Indennità meritocratica oltre a F.I.R.R. e indennita supppletiva di clientela Prevista

(per sapere cosa è cambiato dal 1.4.2017 clicca qui)

Prevista
11. Indennità meritocratica e indennità suppletiva di clientela in caso di pensionamento agente Previste entrambe in caso di pensionamento Enasarco (AEC 2002) e anche INPS di vecchiaia o anticipata (da AEC 2014) Prevista solo per indennità suppletiva di clientela  in caso di pensionamento Enasarco e INPS di vecchiaia, e/o anticipata e/o APE (queste ultime con modifica 2017)
– Presupposti indennità suppletiva di clientela A prescindere dall’incremento clienti e fatturato idem
12. Calcolo indennita suppletiva di clientela – 3% base su tutte le provvigioni

– percentuale aggiuntive 0,50% e 1% dopo il 3 anno fino a 45.000,00 euro

– 3% base e percentuali aggiuntive 0,50% e 1% dopo il 3 anno su tutte le provvigioni
13. Possibilità di “bloccare” il pagamento FIRR dall’Enasarco Prevista per:

– violazione concorrenza o monomandato

– appropriazione indebita

Non prevista

Se sei una mandante e vuoi saperne di più riguardo all’AEC richiamato nel tuo contratto o sulla possibilità di non applicarlo, siamo a tua disposizione per una consulenza. Puoi contattarci cliccando qui.

Nel frattempo ti auguro come sempre un Buon Lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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Indennità di incasso agenti di commercio: quando è dovuta se nel contratto di agenzia non è prevista?

Indennità di incasso agentiIn altre parole, è sufficiente che l’agente dimostri di aver riscosso dai clienti pagamenti di qualunque genere perchè possa richiedere l’indennità di incasso se non è prevista nel contratto di agenzia?

“Ni”, potrebbe non esserlo.

Vediamo quindi quali sono gli argomenti che la mandante può utilizzare per non riconoscere l’indennità di incasso, o limitare la richiesta.

Gli incassi riguardano gli “insoluti” o le fatture “alla scadenza”?

Un conto sono gli incassi delle fatture “alla scadenza” oppure in cui sia previsto che il pagamento avvenga “a mani” dell’agente.

Un conto sono invece gli incassi delle fatture insolute, cioè quelle già scadute e da recuperare.

Se l’attività di riscossione dell’agente si limita alla riscossione dei soli insoluti, gli A.E.C. prevedono che l’agente non abbia diritto ad alcuna indennità.

Anche in mancanza degli A.E.C. peraltro certa giurisprudenza ritiene che l’attività di riscossione dei soli insoluti non vada remunerata, perchè il servizio di “recupero crediti” viene svolto dall’agente anche nel suo stesso interesse.

L’agente infatti ha tutto l’interesse che la fattura non rimanga insoluta perchè:

  • se l’agente riceve il pagamento delle provvigioni sull'”incassato”, fino a quando il cliente non paga l’agente non guadagna la provvigione
  • se l’agente riceve invece il pagamento delle provvigioni sul “fatturato”, comunque è interessato all’effettivo incasso della fattura, perchè qualora l’insoluto diventasse definitivo, la mandante avrebbe diritto di stornare la provvigione (se hai dubbi sul fatto che l’azienda possa scegliere se pagare la provvigione sull'”incassato” anzichè sul “fatturato” clicca qui)

Se invece l’attività di incasso riguarda il pagamento delle fatture alla scadenza o “a mani” dell’agente, la situazione è diversa.

In questo caso, infatti, l’agente, pur avendo sempre l’interesse a che la fattura venga pagata ai fini della maturazione della provvigione, svolgerebbe un servizio “in più” per la mandante che, anzichè scegliere – ad esempio  – di far pagare il cliente tramite bonifico o tramite ricevuta bancaria, sceglie come modalità di pagamento da parte del cliente il pagamento a mani dell’agente.

Se si verifica questa ipotesi, a certe condizioni la mandante è tenuta al pagamento di una indennità di incasso o comunque di un compenso specifico.

Quali sono queste condizioni?

  1. l’attività deve essere svolta in modo continuativo da parte dell’agente. Non deve trattarsi di un incasso isolato
  2. la mandante deve ritenere l’agente responsabile in caso di perdita di quanto incassa (perdita del contante o degli assegni che l’agente riceve dal cliente, anche se sono intestati direttamente alla mandante)
  3. inoltre, secondo certa giurisprudenza, se anche l’attività fosse continuativa e l’agente fosse responsabile degli incassi, dovrebbe trattarsi di una attività iniziata dopo l’inizio del contratto di agenzia. Se infatti fosse iniziata sin da subito è sostenibile che le provvigioni già tenessero conto di questa attività che quindi non andrebbe ulteriormente pagata.

Ma se anche l’indennità di incasso agente andasse pagata, come e quanto va pagata?

Gli A.E.C. settore Industria e settore Commercio prevedono che l’indennità di incasso agenti venga stabilita in modo specifico e in aggiunta alle provvigioni (in forma percentuale o meno non importa).

E’ prassi che, laddove già prevista nel contratto di agenzia, venga indicata una “percenuale” da imputare a indennità di incasso agente, di solito nella forma di un “di cui” della provvigione (provvigione 7%, di cui 0,50% a titolo di indennità di incasso).

In questo modo il compenso viene riconosciuto, per praticità, sull’importo di tutte le fatture (riscosse o non riscosse dall’agente). Nulla vieterebbe peraltro di pattuire un compenso specifico relativamente al singolo incasso. Si tratta tuttavia di una gestione più complessa che di solito non viene utilizzata.

Tuttavia, qualora nel contratto non fosse previsto nulla e l’agente alla fine del rapporto avesse diritto all’indennità di incasso agenti, è possibile sostenere che l’indennità sia dovuta unicamente sugli incassi che l’agente ha curato e non calcolata genericamente su tutte le fatture incassate o meno dall’agente.

Rispetto all’ammontare del compenso, nè la legge nè gli A.E.C. stabiliscono l’ammontare. Di regola la giurisprudenza utilizza una “forbice” piuttosto ampia tra lo 0.5% e il 5%. Si tratta comunque di un importo determinato in via equitativa dal Giudice.

Quindi, per riepilogare, se ricorrono queste condizoni la mandante può contestare la richiesta dell’agente di riconoscimento dell’indennità di incasso agenti:

  1. gli incassi hanno riguardato solo gli insoluti
  2. gli incassi hanno riguardato il pagamento delle fatture alla scadenza ma sono stati episodici
  3. l’agente non aveva alcuna responsabilità nella perdita, specie nel caso di assegni direttamente intestati alla mandante
  4. l’attività di incasso è stata svolta sin dall’inizio del contratto
  5. nella peggiore delle ipotesi non è dovuta su tutto il fatturato ma solo sugli incassi effettuati

Naturalmente, a tutto ciò si deve aggiungere il fatto che è l’agente che deve fornire la prova che sussistano i requisti per avere diritto all’indennità di incasso, e non il contrario. Quindi se l’agente non riesce a dimostrare che sussistono le condizioni, la sua domanda non potrà essere accolta.

Se devi gestire una richiesta di indennità di incasso da parte di un tuo agente di commercio e vuoi saperne di più, puoi contattarci per ricevere assistenza cliccando qui.

Nel frattempo ti auguro come sempre un Buon Lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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Recesso contratto di agenzia fac simile: a volte alle aziende può capitare di ricercare velocemente su internet un modello di lettera da utilizzare.

rrecesso contratto di agenzia fac simileMagari infatti il professionista di riferimento non è disponibile in quel momento e poi “sono solo due righe”.

Nulla di male naturalmente, nel senso che si possono trovare fac simili ben fatti.

Il punto tuttavia è un altro: sai davvero come e quando utilizzarli?

La questione infatti non è tanto che siano modelli “sbagliati” di per sè. La questione è solo che si tratta di atti “giuridici”. Come tali è necessario conoscere, anzi meglio, comprendere (tutti) gli aspetti giuridici che ci stanno dietro, e non limitarsi al risultato “commerciale” che si intende raggiungere.

“Recesso contratto di agenzia fac simile”: si tratta di un atto giuridico a tutti gli effetti e dunque è importante conoscere i presupposti e le conseguenze giuridiche,  non solo “commerciali”

Prendiamo quindi l’esempio del “recesso contratto di agenzia fac simile”  e ipotizziamo che hai ricevuto input dalla tua azienda di interrompere il rapporto con un agente.

Ti segnalo di seguito alcune delle domande che dovresti porti e degli aspetti che dovresti verificare prima di ricercare e poi utilizzare un qualunque “recesso contratto di agenzia fac simile“.

1. Il contratto di agenzia è a tempo determinato o indeterminato?

L’interruzione di un contratto di agenzia a tempo determinato rispetto a uno a tempo indeterminato ha modalità e presupposti diversi. Recedere da un contratto di agenzia a tempo determinato con una lettera nata per un contratto a tempo indeterminato può costare molto molto caro.

2. Se il contratto è a tempo indeterminato, intendi recedere per giusta causa o in via ordinaria?

Lo sai che se intendi recedere per giusta causa non puoi concedere il preavviso. Se concedi il preavviso automaticamente il tuo recesso si trasforma in un recesso ordinario con conseguente diritto per l’agente di chiedere le indennità di fine rapporto (leggi qui!: Recesso per giusta causa dal contratto di agenzia: preavviso incompatibile)

3. Hai verificato prima quanto ti costerà se recedi da un contratto di agenzia in via ordinaria?

Se recedi in via ordinaria l’agente ha diritto alle indennità di fine rapporto. Sai come calcolarle e che possono arrivare fino a una annualità di provvigioni?

Hai verificato se il contratto richiama l’A.E.C. (e quale) oppure solo codice civile?

Sai che se versi il FIRR, conta a tutti gli effetti come una parte dell’indennità?

4. Sai che preavviso dovrai concedere all’agente in caso di recesso ordinario?

A seconda che il contratto sia regolato dagli Accordi Economici Collettivi o solo dal codice civile, il preavviso cambia.

Inoltre per il calcolo della durata del contratto, vale già l’anno “iniziato” e non quello “compiuto”.

Tra l’altro, se il contratto è regolato solo dal codice civile, potresti correre il rischio di dover concedere a  conti fatti  anche un mese in più, perchè, se non vi è una specifica deroga, il termine scade alla fine del mese e non in qualunque giorno del mese.

5. Se invece intendi recedere per giusta causa, sai quali sono i presupposti perchè sia almeno sostenibile?

Il tema di cosa sia la giusta causa è molto complesso, ma posso dirti cosa cosa non è:

  • la giusta causa non è propriamente quando l’azienda non è contenta da tempo del proprio agente. In quel caso semplicemente all’azienda non conviene più tenere l’agente, ma è un’altra cosa.
  • la giusta causa non può consistere in contestazioni generiche.
  • una clausola che preveda “minimi di vendita” può non bastare, dipende da come è scritta e da altri elementi (se vuoi verificare come è scritta la tua clausola ti consiglio il mio post: Clausola Minimo d’Affari nel Contratto di Agenzia: 5 Regole da ricordare)
  • la prolungata tolleranza di un comportamento dell’agente toglie gravità al comportamento

6. Anche se intendi recedere per giusta causa, hai comunque fatto il conteggio delle possibili indennità di fine rapporto che potrebbero essere dovute se la giusta causa venisse impugnata e un giudice desse ragione all’agente?

Una giusta causa anche ben studiata non è mai scontata. Un conteggio preliminare rimane opportuno anche solo per decidere con cognizione di causa.

7. Hai verificato se il contratto prevede un patto di non concorrenza a carico dell’agente dopo la cessazione del contratto? Sai quanto dovrai pagarlo?

A volte l’azienda non ricorda che nel contratto di agenzia è previsto un patto di non concorrenza che obbliga l’agente a non fare concorrenza dopo la fine del contratto.

Oppure non si ricorda o non è a conoscenza del fatto che il patto di non concorrenza entra in vigore anche se il contratto di agenzia si interrompe per giusta causa.

Inoltre, anche se l’azienda non è più interessata, se l’agente lo richiede, dovrà pagarlo (salvo eventuali acconti già versati o che si tratti di un agente per i quali non è obbligatorio il compenso) e fino a quando non è pagato l’agente non è obbligato.

Ecco quindi alcuni degli aspetti che stanno dietro alla ricerca “recesso contratto di agenzia fac simile”.

Sicuro di voler far da solo?

Se sei un’azienda o un manager che si occupa di gestire i rapporti con la rete di vendita e hai necessità di interrompere un contratto di agenzia, puoi contattarci prima per ogni verifica cliccando qui.

Nel frattempo ti auguro un Buon Lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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Contratto di Agenzia caratteristiche: sai quali sono?

Ecco una pratica Infografica in 8 punti con quello che devi conoscere per stipulare un contratto di agenzia efficace.

Contratto di agenzia caratteristiche: Infografica 8 Punti Chiave per un Contratto di Agenzia Efficace

Se vuoi scaricarla o salvarla clicca qui: Infografica 8 Punti Chiave per un Contratto di Agenzia Efficace

Buon Lavoro!

Avv. Angela Tassinari

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Se l’Infografica ti è piaciuta, potrebbero interessarti gli articoli collegati al Punti Chiave:

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Contratto di Agenzia Tempo Indeterminato o Determinato?

Provvigioni sul Fatturato o Incassato: la Mandante può Scegliere?

Clausola Minimo d’Affari nel Contratto di Agenzia: 5 Regole da ricordare

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Contratto di agenzia tempo indeterminato o determinato?  

contratto di agenzia tempo indeterminatoLa principale differenza è che il contratto di agenzia tempo indeterminato può essere fatto cessare in qualsiasi momento dando il relativo preavviso mentre per far cessare il contratto a tempo determinato bisogna attendere la relativa scadenza, pena il risarcimento del danno per anticipata risoluzione, di regola pari alle provvigioni perdute fino alla scadenza.

In altre parole, il contratto di agenzia tempo indeterminato di fatto è giuridicamente più “precario” perchè può essere interrotto in qualsiasi momento.

Il contratto di agenzia a tempo determinato invece è, sempre giuridicamente parlando, più “stabile”, perchè per tutta la durata del contratto le parti non possono interrompere il rapporto se non unicamente per giusta causa.

Tuttavia, quando la casa mandante propone l’uno o l’altro tipo di contratto, spesso lo fa per le motivazioni opposte.

“Psicologicamente”, infatti, il contratto di agenzia tempo indeterminato viene “percepito” come più stabile per via, appunto, della sua durata “indeterminata”, mentre il contratto di agenzia  a tempo determinato viene percepito come meno stabile per via del fatto che ha una  “scadenza”.

Il contratto di agenzia tempo indeterminato sembra più stabile ma è più precario del contratto a tempo determinato perchè può essere interrotto con preavviso in qualunque momento 

Talvolta quindi le case mandanti impiegano il contratto a tempo “determinato” per “provare” la resa dell’agente, e generare una maggiore pressione psicologica per effetto della “scadenza” (ma sulla possibilità di prevedere un patto di prova dell’agente clicca qui)

Tale scelta tuttavia può rivelarsi un’arma a doppio taglio, poichè, come detto, la casa mandante non può poi interrompere anticipatamente il contratto se non per giusta causa.

Se poi il contratto prevede una clausola di rinnovo automatico, la mandante deve prestare massima attenzione al termine per la disdetta per impedire il rinnovo ed in tal modo di rimanere vincolata per un intero altro periodo.

Per questo motivo, sconsiglio fortemente di regola di pattuire scadenze superiori a 1 anno, in modo che si tratti quantomeno di un rischio calcolato.

Qualora vi fosse la necessità di optare per periodi più lunghi, di regola quando l’agente è particolarmente “prezioso” e quindi la mandante intenda vincolarlo a se per un lungo periodo, diventa estremamente opportuno introdurre in contratto dei correttivi che possano consentire l’interruzione anticipata e quindi predeterminare in contratto eventuali cause di risoluzione prima della scadenza del termine (es: minimi di vendita annui).

Talvolta capita di trovare nei contratti clausole che stabiliscono che il contratto è a tempo determinato rinnovabile ma che contemporaneamente attribuiscono alle parti la possibilità di recedere in qualsiasi momento con il preavviso previsto per i contratti a tempo indeterminato.

Si tratta di una commistione impropria che è opportuno evitare.

Se sei una casa mandante o una manager che gestisce una rete di agenti e hai dubbi sulla scelta tra un contratto di agenzia tempo indeterminato o determinato puoi contattarci cliccando qui

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Avv. Angela Tassinari

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Provvigioni sul fatturato o incassato? Se hai agenti di commercio hai affrontato – o dovresti farlo – questo tema.

Provvigioni sul fatturato o incassatoVediamo anzitutto se si può scegliere tra i due sistemi e cosa prevede la legge.

Le regole sono stabilite dal Codice Civile, all’art. 1748, nella forma in vigore dal 1999.

Questo articolo stabilisce, per il tema che ci interessa, tre cose:

1. anzitutto, per parlare di diritto alla provvigione, l’affare deve essere “concluso”. (art. 1748, comma 1, codice civile) In sostanza, il presupposto è che l’ordine sia stato “accettato” dalla mandante.

L’accettazione può avvenire con l’invio dell’accettazione della proposta d’ordine, oppure anche direttamente con l’esecuzione della prestazione dovuta (attenzione agli A.E.C. che prevedono che se nulla è detto entro un certo termine dalla mandante, l’ordine, ai fini della provvigione, è come se si considerasse accettato)

Provvigioni sul fatturato o incassato? Anzitutto l’affare deve essere prima “concluso”

A questo proposito, vale la pena di ricordare una cosa: un conto è “non accettare” l’ordine, una conto è “annullare” o “stornare” l’ordine dopo che è stato accettato.

Solo la prima ipotesi (cioè la “non accettazione”) è a totale discrezione della mandante e, se l’accettazione non avviene, l’agente non ha diritto alla provvigione.

La seconda ipotesi (annullamento o storno) dopo che l’ordine è stato accettato, invece, determina di per sè il sorgere del diritto alla provvigione. In tal caso dunque, la mandante, per sostenere che l’agente non ha diritto alla provvigione dovrà provare che l’annullamento o storno è avvenuto per colpa del cliente, comunque non per colpa della mandante.

Una volta “concluso” l’affare, riguardo il pagamento “materiale” della provvigione, l’art. 1748 del codice civile prevede altre 2 cose:

2. se il contratto di agenzia non specifica nulla, o non dice nulla di diverso, la provvigione è dovuta nel momento in cui il Preponente  “ha eseguito la prestazione”.

3. se invece il contratto lo prevede espressamente, la provvigione può essere dovuta anche quando è il cliente che esegue la sua (cioè paga).

L’art. 1748, terzo comma, c.c., infatti, dice espressamente: “Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento … in cui il preponente ha eseguito … la prestazione…. La provvigione spetta all’agente, al più tardi, … dal momento … in cui il terzo ha eseguito … la prestazione …“.

In sostanza, dunque, ancora oggi, la mandante può aspettare a pagare la provvigione fino a quando il cliente non ha pagato la fattura

L’unica cosa che deve fare … è specificarlo espressamente nel contratto di agenzia (gli A.E.C. prevedono poi degli “aggiustamenti” qualora il cliente paghi, ma non paghi tutto).

A ben vedere, peraltro, anche quando la mandante sceglie di pagare la provvigione sul cosiddetto “fatturato” è opportuno che lo dica espressamente.

Infatti l’esecuzione della prestazione da parte della mandante può non coincidere esattamente con il momento di emissione della fattura da parte della mandante. Proprio per questo, e per evitare fraintendimenti, se la mandante intende scegliere il criterio del “fatturato”, è opportuno che nella clausola del contratto parli espressamente di “la provvigione spetta sul fatturato”, abbandonando il tecnicismo “la provvigione spetta quando la mandante ha eseguito la prestazione” che andrà anche bene giuridicamente, ma operativamente può creare confusione.

 Provvigioni sul fatturato o incassato: la mandante può scegliere purchè lo specifichi nel contratto

Va precisato poi che il codice civile dà per avvenuta l'”esecuzione della prestazione” da parte della mandante, o il “pagamento” da parte del cliente, qualora la mandante rimanga inadempiente.

In sostanza, anche se il contratto specifica che il pagamento della provvigione avviene sull'”incassato”, se il cliente non paga perchè la mandante non ha eseguito regolarmente la propria prestazione, allora è come se il cliente avesse pagato, e la provvigione rimane dovuta dalla data in cui avrebbe dovuto pagare.

Considerato dunque che è possibile prevedere il pagamento delle provvigioni sul fatturato o incassato , ha senso per la mandante pagare la provvigione sul “fatturato”?

Questo criterio sembra avere decisamente più svantaggi che vantaggi specie nel caso in cui le tempistiche di pagamento concesse alla clientela sono lunghe o in caso di percentuale di insoluti significativa.

Tre almeno gli svantaggi principali che si verificano pagando la provvigione sul “fatturato”:

  • il pagamento della provvigione sul “fatturato” comporta per l’azienda un’anticipazione finanziaria rispetto al buon fine della fattura
  • l’agente non è motivato, o lo è molto meno, ad attivarsi per il recupero del credito in caso di insoluto, avendo già incassato la provvigione
  • la mandante può stornare la provvigione in caso di insoluto solo a certe precise condizioni stabilite dalla legge: non basta cioè che la fattura rimanga impagata.

Tutto dunque porta a ritenere che, tra pagamento delle provvigioni sul fatturato o incassato, il criterio del pagamento delle provvigioni sull'”incassato” sia da preferire.

E se la mandante vuole passare dal criterio del “fatturato” a quello dell'”incassato”?

Nessun problema per i nuovi agenti: sarà sufficiente pattuire la giusta clausola (e nel caso gestire il doppio regime tra agenti nuovi e agenti “vecchi”)

Per i “vecchi” agenti, invece, la questione è più delicata perchè una simile modifica, comportando una modifica delle condizioni contrattuali, necessita del consenso dell’agente.

Ciò anche quando, come mi capita di vedere analizzando i testi dei contratti di agenzia, la clausola in contratto è scritta correttamente (prevede cioè il pagamento sull'”incassato”) ma poi l’azienda “generosa” vi ha derogato pagando per anni le provvigioni sul “fatturato”. In questo modo, alla pattuizione originaria (“pagamento sull’incassato”) si è sostituita di fatto la pattuizione successiva di miglior favore per l’agente del “pagamento sul fatturato”.

In tal caso non sarà sufficiente invocare la clausola, ma si renderà comunque necessario ottenere il consenso dell’agente, gestendo adeguatamente la proposta di modifica e la relativa formalizzazione per non essere tacciati di inadempimento.

Avv. Angela Tassinari

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