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patto non concorrenza agenti

Patto di non concorrenza agenti: si può fare senza pagare indennità o compensi all’agente?

Diciamo subito che il patto di non concorrenza agenti per il periodo successivo alla cessazione del contratto di agenzia è, di regola, “a pagamento”.

La casa mandante deve cioè corrispondere un compenso specifico all’agente a fronte di questo impegno. Ma è sempre così?

Patto di non concorrenza agenti e art. 1751 bis c.c.

Stiamo anzitutto parlando dello specifico patto, o della specifica clausola del contratto di agenzia, stipulato ai sensi dell’art. 1751 bis del codice civile (da non confondere con il più “blasonato” art. 1751 del codice civile che prevede tutt’altro) con cui l’agente si impegna a non svolgere attività in concorrenza dopo che cessa il contratto di agenzia.

Non stiamo quindi parlando dell’obbligo che l’agente (plurimandatario) ha “in automatico” di non fare concorrenza durante il contratto e per il quale la legge non prevede alcuna contropartita.

Invece, per il patto di non concorrenza agenti stipulato ai sensi dell’attuale art. 1751 bis del codice civile, è previsto che la casa mandante debba ricompensare a parte l’agente per questo impegno che si assume.

La previsione di questo compenso per il patto di non concorrenza post-contratto è stata in particolare introdotta dalla legge n. 422 del 29.12.2000 a partire dal 1.6.2001.

Da questa data in poi quindi il patto di non concorrenza agenti è diventato di norma “a pagamento” per la casa mandante.

Prima di questa data, il patto di non concorrenza era invece, di norma, gratuito per l’azienda, cioè il patto non prevedeva compenso e quindi l’agente si obbligava senza dover ricevere nulla in cambio.

I criteri matematici per il calcolo del compenso per il patto di non concorrenza agenti non sono direttamente previsti dall’art. 1751 bis codice civile che si limita a stabilire dei principi e a fare riferimento alla “contrattazione collettiva”.

La “contrattazione collettiva” è costituita dagli Accordi Economici Collettivi che prevedono precise modalità di calcolo che variano da A.E.C. ad A.E.C. e che possono rivelarsi anche particolarmente costose.

In caso di contratti di agenzia regolati dagli Accordi Economici Collettivi, in particolare dall’A.E.C. settore Commercio 2009 e A.E.C. settore Industria 2014 sarà peraltro direttamente a queste disposizioni che dovrà farsi riferimento.

Ad esempio, in caso di applicazione dell’Accordo Economico del settore Commercio 2009, in base ai criteri previsti dall’art. 8, un agente monomandatario, con una anzianità di servizio fino a 5 anni e un patto di non concorrenza di 2 anni, ha diritto a circa 10 mesi di provvigioni.

Considerato che questo compenso si aggiunge alle indennità di fine rapporto se dovute (cioè se il contratto di agenzia si interrompe per causa dell’azienda), l’importo complessivo può arrivare a cifre considerevoli.

Ci sono però delle ipotesi in cui è ancora possibile che il patto di non concorrenza sia “gratis”, cioè la casa mandante possa non pagare nulla all’agente.

Se sei una casa mandante, prima di metterti a fare i conti o prima di rinunciare a inserirlo nel tuo contratto di agenzia, verifica quindi se ricadi in una delle ipotesi che seguono.

Si tratta di tre “deroghe”. Una è prevista direttamente dalla legge, le altre due dalla giurisprudenza. Vediamole.

Patto di non concorrenza agenti e agenti società di capitali

La Legge Comunitaria n. 422/2000 che ha introdotto il compenso per il patto di non concorrenza agenti, ha previsto espressamente alcune esclusioni da questa previsione.

Ha in particolare previsto che la previsione del compenso non si applichi quando l’agente sia una società di capitali (s.r.l. o S.p.A.).

Esclusioni che poi sono state riprese (e in alcuni casi “ristrette”) dagli Accordi Economici Collettivi.

La Legge Comunitaria n. 422/2000 in particolare ha previsto che la disposizione sulla previsione del compenso non si applichi in caso di agenti organizzati come società di capitali (cioè in forma di s.r.l. o S.p.A) con due o più soci (si applica quindi in caso di agenti società di capitali a socio unico).

L’Accordo Economico Collettivo o A.E.C. settore Industria 2014, art. 14, “copia” la legge e quindi non applica la previsione del compenso agli agenti organizzati sia come S.p.A., sia come s.r.l., con due o più soci .

L’A.E.C.settore Commercio 2009, art. 8, invece esclude dal compenso (solo) gli agenti organizzati come S.p.A. con due o più soci. Mantiene quindi “a pagamento” il patto con tutti gli agenti in forma di s.r.l. (quindi anche ad unico socio), oltre che in forma di S.p.A. con un socio).

Nei casi di agenti società di capitali, dunque, c’è la possibilità che il patto di non concorrenza ex art. 1751 bis codice civile rimanga automaticamente gratuito e senza necessità di doverlo specificare.

Naturalmente però se, non conoscendo questa deroga, nel patto di non concorrenza è stato previsto che l’agente avesse diritto al compenso, a quel punto dovrà essere pagato.

La “buona notizia” per la casa mandante però in questi casi è che se è stato previsto che il compenso venisse pagato durante il contratto destinando una parte della provvigione a corrispettivo del patto, questa pattuizione è valida e quindi il patto di non concorrenza potrebbe essere già stato pagato.

Patto di non concorrenza agenti e contratti firmati prima del 1.6.2001

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 1.6.2015, n. 12127, ha risolto una annosa questione riguardo tutti quei contratti di agenzia stipulati prima del 1.6.2001 (la data cioè dalla quale il patto è diventato a pagamento.

Tanti “vecchi” contratti di agenzia, infatti, siccome il patto di non concorrenza agenti in origine era gratuito, avevano e hanno tutt’ora inserito questa clausola di default senza la previsione di alcun compenso, perchè all’epoca non costava nulla.

Dopo che il patto di non concorrenza è diventato a pagamento, però, per tutti i contratti di agenzia stipulati prima del 1.6.2001 e cessati dopo tale data in cui era stata inserita la clausola del patto di non concorrenza senza compenso, le aziende si sono trovate esposte al rischio di doverli pagare.

La Corte di Cassazione invece, con la sentenza sopra richiamata, ha stabilito che se il contratto di agenzia è stato stipulato prima del 1.6.2001 senza che nel patto di non concorrenza sia stato previsto un compenso, il patto continua a rimanere gratuito anche se il contratto di agenzia cessa dopo il 1.6.2001. Questo perchè la legge in vigore quando il contratto di agenzia è stato stipulato non prevedeva l’obbligo di pagare l’agente.

Il principio vale però se il contratto di agenzia non è stato cambiato dopo il 1.6.2001.

Il principio infatti non vale più se, pur essendo il rapporto iniziato prima del 1.6.2001, il testo del contratto sia stato cambiato dopo il 1.6.2001 con un altro testo in cui è stata ribadita la clausola del patto di non concorrenza.

A quel punto infatti non si potrà più dire che la clausola era stata pattuita in una momento in cui la legge non prevedeva un compenso per il patto di non concorrenza agenti. Essendo stato “ristipulato” dopo che la normativa è cambiata, rimarrà regolato dalla nuova normativa.

Anche in questi casi, peraltro, potrebbe esserci una “buona notizia”.

Se infatti fin dalla sua stipulazione (anche prima del 1.6.2001) fossero state riconosciute somme a titolo di acconto del patto di non concorrenza “salvo conguaglio”, alla fine del rapporto di agenzia tali acconti complessivi potrebbero essere superiori agli importi che sarebbero stati dovuti in base ai criteri stabiliti dagli Accordi Economici Collettivi.

L’agente quindi, oltre a dover rispettare il patto di non concorrenza, potrebbe essere costretto a restituire l’eccedenza.

Patto di non concorrenza agenti ed esclusione espressa del compenso

Un’ultima ipotesi, che si è ricava incidentalmente dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 12127/2015 sopra citata, e che poi è stata ribadita dalla giurisprudenza anche in successive occasioni, riguarda la possibilità che le parti, per i contratti stipulati dopo il 1.6.2001 e nei casi in cui il patto di non concorrenza sarebbe a pagamento, escludano invece espressamente tale compenso.

Non si tratta quindi del caso in cui le parti nulla dicono nella clausola del patto di non concorrenza riguardo al compenso, ma del fatto in cui le parti lo escludano espressamente.

Una pattuizione di questo tipo è ritenuta valida.

La Corte di Cassazione, infatti, nella citata sentenza poi ripresa da sentenza successive, nel corso della motivazione ha rilevato incidentalmente che la Legge Comunitaria n. 422/2000, modificando l’art. 1751 bis c.c., non abbia introdotto al previsione del compenso “a pena di nullità” del patto di non concorrenza ma abbia solo stabilito che il patto di non concorrenza sia  di regola “a pagamento”.

Ciò significa che una deroga espressa delle parti, cioè una pattuizione che espressamente escluda il diritto al compenso, sarebbe valida.

Peraltro, se tale principio è applicabile ai contratti di agenzia regolati direttamente dal codice civile (senza cioè un richiamo anche dagli Accordi Economici Collettivi), sembra invece non applicabile quando il contratto di agenzia risulta regolato anche dagli Accordi Economici Collettivi.

Gli Accordi Economici Collettivi, infatti, prevedono i criteri di calcolo del compenso per il patto di non concorrenza e non prevedono espressamente la possibilità di deroga.

L’A.E.C. settore Industria 2014  art. 14 ad esempio fa salvi solo gli accordi “più favorevoli” riguardo alla “misura” del compenso.

Sembra quindi che gli A.E.C. introducano un trattamento di “miglior favore” per gli agenti nel prevedere il compenso (escluso agenti società di capitali come visto sopra) che non è quindi derogabile.

In caso quindi di contratto di agenzia regolato anche dagli Accordi Economici Collettivi, una eventuale esclusione del compenso del patto di non concorrenza non sarebbe valido.

Patto di non concorrenza agenti e acconti

Un tema legato al compenso per il patto di non concorrenza agenti che accenno riguarda quello di riconoscere “acconti” durante il contratto di agenzia, così da “ridurre” se non addirittura escludere che alla fine del contratto di agenzia la casa mandante debba pagare altre somme sulla base dei conteggi dell’A.E.C..

L’art. 1751 bis codice civile non esclude espressamente la possibilità di acconti.

Anche l’A.E.C. settore Industria 2014 non lo vieta, specificando solo che il compenso per il patto di non concorrenza agenti ha natura “non provvigionale”.

Anche l’A.E.C. settore Commercio 2009 prevede che il compenso per il patto di non concorrenza agenti non ha natura provvigionale precisando però anche che andrebbe pagato “inderogabilmente” in un unica soluzione alla fine del contratto di agenzia. Lo scrupolo è chiaramente quello di evitare la prassi che l'”acconto” altro non sia che una quota parte della provvigione che la casa mandante quindi avrebbe pagato comunque. In sostanza che si tratti di una provvigione “simulata”.

In linea di massima, la giurisprudenza ritiene valida la previsione di acconti per il patto di non concorrenza agenti durante il rapporto in anche in forma “percentuale”, ritenendo che la natura “non provvigionale” prevista dagli A.E.C. rileverebbe solo ai fini fiscali e previdenziali.

Quindi non sarebbe facile per l’agente sostenere che gli acconti del patto di non concorrenza sarebbero in realtà provvigioni “simulate”  solo perchè sono stati riconosciuti nel corso del contratto di agenzia e in forma percentuale.

Tuttavia il mio suggerimento in caso di riconoscimento di acconti sul compenso per il patto di non concorrenza agenti, specie se il contratto di agenzia è regolato dall’A.E.C. settore Commercio 2009, è quello di prevedere un conteggio e un pagamento tenuto distinto dalle provvigioni e anche assoggettato al trattamento fiscale suo proprio che è diverso da quello delle provvigioni.

In tal modo, se anche il riconoscimento di acconti non fosse valido e venisse preteso un conteggio “da zero”, tali acconti non potrebbero essere imputati automaticamente a provvigioni e quindi l’agente, se anche ne eccepisse la nullità, sarebbe costretto a doverli restituire in quanto privi di titolo, vanificando così di fatto la richiesta di un nuovo conteggio.

Molte ulteriori questioni riguardano il patto di non concorrenza agenti, come ad esempio se si possa posticipare alla fine del periodo stabilito per la non concorrenza o se possa riguardare anche zone, prodotti e clienti ulteriori rispetto a quelli assegnati nel contratto di agenzia, così come, per i casi in cui è dovuto, quanto potrebbe costare in concreto e se ne valga la pena in base ai benefici.

Se sei una casa mandante o un professionista che ha necessità di approfondire queste tematiche, cliccando qui puoi contattarci e scoprire cosa possiamo fare per te.

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

 

 

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fac simile contratto di agenziaFac simile contratto di agenzia: si tratta di una ricerca molto diffusa in internet, del tutto comprensibile. Ma sai cosa stai scegliendo?

Fac simile contratto di agenzia: a ciascuno il suo

Richiedere un contratto di agenzia “su misura” incaricando un professionista o reperire un testo già predisposto e sceglierlo autonomamente, è un po’ come richiedere un “abito sartoriale” piuttosto che un abito “pret a porter”,

I benefici o i costi/rischi di entrambe le modalità sono noti.

Il paradosso però è che nella ricerca e nella scelta di un abito “già pronto”  viene spesso messa molta più cura che nella scelta di un fac simile contratto di agenzia.

Riguardo al contratto di agenzia viene infatti spesso ricercato genericamente solo un “fac simile” ma è come se entrando in un negozio o digitando in internet si cercasse genericamente “un abito” o “un vestito”.

Quando invece si cerca un abito già pronto, comunque si ricercano anche la taglia, il colore, la tipologia (gonna, pantalone), il tessuto ecc.

Si selezionano cioè tutta una serie di caratteristiche che l’abito dovrebbe avere.

Quando invece si ricerca un fac simile contratto di agenzia, sembra che ci sia un unico testo che vada bene tutto.

Invece, come per i vestiti, anche il contratto di agenzia può avere una serie di variabili che si possono scegliere.

Sono variabili estremamente importanti da conoscere prima di cimentarsi nella scelta di un fac simile contratto di agenzia senza essere assistiti, per evitare di ordinare un prodotto che solo dopo averlo usato si scopre non avere le caratteristiche che si pensava che avesse.

Con l’importante differenza rispetto ad un vestito, che una volta “applicato” e fatto firmare all’agente non può essere più “restituito”.

Ti aiuto quindi a conoscere quali sono queste variabili, così che se deciderai di affidarti ad un fac simile contratto di agenzia potrai verificare come sono regolate nel fac simile e nel caso integrare/modificare il testo (con cautela…) o scegliere il tuo fac simile contratto di agenzia con più cura.

Fac simile contratto di agenzia: 13 variabili (ma portano fortuna)

Normativa applicabile: solo il Codice Civile o Accordo Economico Collettivo?

Questa è una variabile “da 90”. Difficile da liquidare in poche righe.

Tuttavia è una tematica sempre più attuale quella di stabilire se regolare il contratto di agenzia solo in base alla legge (cioè in base al codice civile, art. 1742 e seguenti) o anche dai contratti nazionali di categoria, cioè gli Accordi Economici Collettivi (o A.E.C.)

Dalla scelta della normativa applicabile discendono diverse conseguenze importanti, a partire dal calcolo dell’indennità di fine rapporto.

Se applichi solo la legge, ricordati poi che non è prevista la possibilità di fare variazioni senza consenso dell’agente, che non è previsto nulla in caso di malattia/infortunio/gravidanza ecc., che i termini di preavviso sono diversi (… sempre sicuro di fare il fai da te? :))

Supponendo che tu abbia già fatto questa valutazione, nel fac simile contratto di agenzia dovrà quindi verificare se è previsto che il contratto di agenzia sia regolato solo dal codice civile o anche dall’A.E.C.

In quest’ultimo caso, verifica che sia identificato esattamente quale A.E.C. e non ci sia solo un rimando generico e plurale “agli accordi economici collettivi”.

Infatti, di A.E.C. ce ne sono almeno 15 (anche se i principali sono 3: settore Commercio, firmato da Confcommercio, settore Industria, firmato da Confindustria e settore Piccola e Media Industria firmato da Confapi.

Per saperne di più sugli Accordi Economici Collettivi e su quando sia obbligatorio applicarli, ti rimando a questo post.

Proseguiamo.

Monomandato o plurimandato

Questo tema è più semplice, anche se non da sottovalutare.

Il tuo agente dovrà lavorare esclusivamente per te o potrà lavorare anche per altri?

Nel primo caso dovrà esserci scritto espressamente nel fac simile contratto di agenzia che l’agente è monomandatario, il che vuol dire, perchè tu lo sappia, che si impegna a lavorare solo per te e non potrà lavorare per altri, sia concorrenti che non concorrenti.

Nel secondo caso invece, l’agente avrà come limite quello di non poter assumere mandati concorrenti.

Ricordati però di precisare espressamente che il divieto di assumere mandati concorrenti vale anche al di fuori della zona assegnata, altrimenti potenzialmente fuori dalla zona potrebbe invece assumere mandati concorrenti!

Con esclusiva/senza esclusiva

Altro aspetto “abbastanza” semplice: il tuo agente avrà diritto di operare da solo nella zona assegnata o nominerai altri agenti? Cosa è previsto nel fac simile contratto di agenzia che hai trovato?

Nel primo caso il tuo agente sarò un agente con esclusiva e quindi non potrai nominare altri agenti nella stessa zona (prodotti e clienti) assegnata, ne agire direttamente. Se lo farai, si tratterà di una violazione del contratto.

Solitamente, la mandante si impegna a non nominare altri agenti ma si riserva di poter agire direttamente in questo caso comunque pagando la provvigione.

Se invece pensi di mettere sulla stessa zona più agenti, allora si tratterà di agenti senza esclusiva.

Ricordati però che anche se non l’agente non ha l’esclusiva, ce l’ha automaticamente sui clienti che procura (o gli assegni).

Quindi non hanno l’esclusiva di zona ma hanno l’esclusiva sui clienti (leggi anche Agenti senza esclusiva di zona due cose cui pensare).

Puoi in questi casi pensare di stabilire una regola di “decadenza” dell’esclusiva sul cliente in caso di “inattività” del cliente, dicendo ad esempio che se il cliente non invia ordini per 6 mesi l’esclusiva decade e il cliente torna “libero”.

Prodotti

Quando compili il campo dei prodotti assegnati, pensa se stai assegnando tutti i prodotti che commercializzi o solo una parte. Pensa anche se magari in futuro creerai linee diverse che potresti non assegnare alla stessa rete di vendita.

Quindi, prima di indicare come prodotti “tutti” o “tutti quelli a catalogo”, verifica che non sia opportuno specificare meglio: il canale, la tipologia, il marchio che li contraddistingue ecc., in modo che se un domani volessi introdurre qualcosa di nuovo non sei obbligato ad assegnarlo per forza all’agente.

Clienti direzionali esclusi

Che l’agente abbia o non abbia l’esclusiva, verifica se ci sono clienti individuati per “nominativo” o per “categoria” sui quali non vuoi che l’agente vada a vendere e che quindi “ti riservi” (e sui quali quindi non riconoscerai provvigioni).

Ricordati di individuare questi nomi prima di firmare il contratto e che clausole che prevedono che la mandante possa a sua discrezione far diventare un cliente direzionale sono nulle.

Qualora infatti durante il rapporto avessi necessità di togliere un cliente all’agente, l’agente dovrà essere d’accordo oppure se non lo fosse, e sempre che il contratto di agenzia richiami uno degli A.E.C. che ti ho indicato sopra, dovrai rispettare i limiti previsti per le variazioni unilaterali

Durata: a tempo determinato o indeterminato?

Cosa prevede il fac simile del contratto di agenzia rispetto alla durata? Quale durata vuoi che abbia il contratto di agenzia?

Da parte mia preferisco che il contratto abbia durata “indeterminata” così che la mandante possa interromperlo quando vuole, dando solo il preavviso senza ricordarsi di doverlo disdettare o di doverlo rifare.

Ti rimando qui per spiegarti meglio le differenze e le conseguenze tra i due tipi di durata.

Periodo di prova

Il fac simile di contratto di agenzia che stai usando prevede un periodo di prova inziale durante il quale le parti possono interrompere liberamente il contratto di agenzia senza preavviso?

Ti consiglio di inserirlo sempre, approfondisci qui!

Provvigioni sul “fatturato” o sull'”incassato”

Anzitutto di rassicuro sul fatto che “si può ancora” pagare le provvigioni sull'”incassato”, cioè dopo che il cliente ha pagato la fattura.

Quindi, quando vuoi pagare le provvigioni all’agente? Appena fatturi al cliente o aspetti che il cliente ti paghi?

Nel primo caso dovrà fare il conteggio delle provvigioni sulla base delle fatture semplicemente emesse.

Se invece vuoi pagare sull'”incassato”, cioè dopo che il cliente ha pagato, devi ricordarti di specificarlo nella clausola.

Infatti, se non viene specificato, l’agente avrà diritto alle provvigioni direttamente sul “fatturato”.

Ricordati che se paghi sul “fatturato” non puoi (o non potresti) stornare le provvigioni a piacimento appena non è pagata la fattura ma dovresti dimostrare di aver svolto attività di recupero.

Scaletta provvigionale al variare degli sconti

Non sottovalutare i criteri di calcolo delle provvigioni.

Nei fac simile contratto di agenzia solitamente questa parte viene lasciata alla discrezione della mandante.

Ricordati quindi al riguardo di indicare lo sconto massimo che l’agente è autorizzato a proporre senza preventiva autorizzazione. Soprattutto, se intendi riconoscere una provvigione decrescente in base agli sconti, ricordati di fare una tabella indicando gli sconti e la provvigione corrispondente: non puoi a tua discrezione ridurre la provvigione in base allo sconto senza averlo prima concordato.

Incassi

Cosa prevede il fac simile contratto di agenzia riguardo agli incassi da parte dell’agente? Se non è previsto nulla o ti fa scegliere, cosa deve fare il tuo agente?

Ricordati che c’è differenza tra far incassare solo gli insoluti e far invece incassare le fatture alla loro scadenza da parte dell’agente (cioè il cliente, invece che fare il bonifico o pagare la RIBA, deve pagare a mani dell’agente).

Nel primo caso (incasso solo insoluti) non è obbligatorio prevedere una indennità di incasso, nel secondo caso si.

Diritto / divieto di incaricare  subagenti

Il tuo agente può nominare subagenti (cioè venditori autonomi)?

Se non vuoi che nomini subagenti o vuoi che lo faccia solo previa tua autorizzazione, devi prevedere una clausola apposta e devi ricordarti poi di far firmare questa clausola “due volte” (cioè è una clausola vessatoria che quindi deve essere richiamata dopo la prima firma, per una seconda firma).

Minimi di vendita

Il fac simile contratto di agenzia prevede la possibilità di pattuire dei minimi di vendita?

In questo caso devi verificare che sia anche previsto cosa succede se non vengono raggiunti (ad esempio: il contratto di agenzia può essere risolto di diritto, o ai sensi dell’art. 1456 c.c.).

Se non prevedi infatti le conseguenze del mancato raggiungimento, non puoi invocarla come se invece fosse stato previsto.

Ricorda però che i minimi di vendita devono essere concordati, quindi non basta che glieli comunichi all’agente, e che l’ammontare deve essere credibile come minimo di vendita (cioè non deve essere un “minimo” che se lo raggiunge è previsto magari anche un premio).

Anche se poi non vengono raggiunti e cessi il contratto di agenzia per questo motivo, non è detto che sia automatico il fatto che l’agente non abbia diritto a preavviso e indennità e quindi comunque dovrai ponderare bene questa scelta.

Resta il fatto che è uno strumento di gestione importante del rapporto e quindi ti suggerisco di prenderla in considerazione.

Per approfondire come “scrivere” una clausola sui minimi di vendita, leggi qui!

Tribunale competente in caso di controversia

Il Tribunale competente in caso di litigio è per legge (art. 413 c.p.c.) quello della residenza dell’agente, se l’agente è una ditta individuale.

Se invece l’agente opera in forma di società (ad esempio s.a.s., s.n.c. o s.r.l.), puoi prevedere una clausola che specifichi che il Foro esclusivo competente è quello della sede della mandante.

Deve essere specificato che si tratta di un foro “esclusivo” e anche questa clausola deve essere richiamata dopo la prima firma del contratto per essere firmata “due volte” (cioè è una clausola vessatoria).

* * *

Come avrai visto, anche quindi in caso di contratto di agenzia “pret a porter” puoi scegliere molto di più che un semplice “fac simile” contratto di agenzia.

Un contratto di agenzia fatto su misura da un professionista potrà prendere in considerazioni ulteriori variabili e aiutarti in ogni caso a scegliere meglio, ma ciò che mi preme è che tu abbia compreso che non tutti i contratti di agenzia sono uguali e non tutti i fac simile contratto di agenzia vanno necessariamente bene per il “tuo” caso e quindi ti abbia aiutato a riflettere sulle variabili più importanti.

Per il resto noi siamo qui

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari 

 

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cessione del contratto di agenziaLa cessione del contratto di agenzia è una delle situazioni che la Mandante può trovarsi ad affrontare nel corso del rapporto con un agente.

Come si può immaginare dal nome, comporta che il contratto di agenzia passi da un soggetto ad un altro.

Se a cambiare è l’agente, significa che il contratto di agenzia passa dall’agente “A” all’agente “B”.

Detto così, è facile che la Mandante “alzi la mano” e dica che non è d’accordo e si chieda se l’agente può farlo liberamente.

Se però, invece che dire che il contratto passa dall’agente “A” all’agente “B”, l’agente dicesse che “per questioni fiscali apre una società” , o che “apre una società con la moglie/il figlio”, o ancora che “chiude la ditta individuale e diventa una srl” o che “cambia nome”, allora la Mandante potrebbe trarsi in inganno e non riconoscere immediatamente che anche in questi casi si è in presenza di una cessione del contratto di agenzia, perchè tanto “l’agente è sempre lo stesso“.

Anche per queste ipotesi, dunque, valgono le regole che valgono in generale in caso di cessione del contratto di agenzia.

Vediamo quali sono

Cessione del contratto di agenzia: cosa comporta?

Per capire come la Mandante può gestire questa situazione è necessario anzitutto comprendere cosa comporta la cessione del contratto di agenzia.

Quando si verifica una cessione del contratto di agenzia da parte dell’agente, significa che il rapporto inizialmente nato con l’agente “A” a un certo punto prosegue con l’agente “B” senza interruzione.

Questo significa quindi anzitutto che non si verifica alcuna cessazione “giuridica” del rapporto.

Certo, cessa di fatto la collaborazione con l’agente “A” ma solo perchè il rapporto si trasferisce all’agente “B” con cui prosegue in continuità.

Verificandosi solo un trasferimento del contratto senza interruzione, non è nemmeno necessario “rifare” il contratto con il nome del nuovo agente, perchè con la cessione del contratto il nome si sostituisce in automatico.

La cessione del contratto di agenzia comporta dunque che il secondo agente subentra al posto del primo senza interruzione, e quindi è come la Mandante avesse sempre avuto a che fare con l’agente “B” sin dall’inizio.

Di conseguenza, l’agente “B” si ritrova automaticamente tutta l’anzianità di servizio del primo agente e subentra in tutti i diritti e gli obblighi che aveva l’agente “A”.

In questo modo, le indennità di fine rapporto rimangono “congelate”.

Il primo agente cioè non le “perde” ma nemmeno la Mandante deve pagare nulla perchè si “trasferiscono” al nuovo agente, il quale ne avrà diritto o meno a seconda dei motivi per cui cesserà il rapporto.

Se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, poi, la durata del prevviso in caso di cessazione dipendere dalla durata del contratto partendo dal primo agente.

Cessione contratto di agenzia: la Casa Mandante è obbligata ad accettarla?

La Casa Mandante NON è obbligata ad accettare la cessione del contratto di agenzia.

Questo indipendentemente dal fatto che nella maggior parte dei contratti di agenzia che vengono firmati è prevista una clausola che preveda il divieto per l’agente di farlo.

Anche senza questa clausola, è la legge stessa – art. 1406 codice civile – che prevede in generale che qualunque contratto può essere trasferito ad un altro “solo” con il consenso del “contraente ceduto”, cioè del contraente che “subisce” la cessione, che in questo caso è la Mandante.

Quindi la Mandante non è obbligata ad accettare il subentro di un nuovo agente (anche se “è lo stesso agente“) così come l’agente non ha diritto di pretenderlo.

Chiaramente, se dopo aver ricevuto la comunicazione dell’agente che lo avvisa o anche si limita a mandare i dati fiscali del nuovo soggetto, la Mandante prosegue di fatto il rapporto con il nuovo soggetto pagando le provvigioni a quest’ultimo, non potrà poi contestare al primo agente di aver violato alcun divieto nè potrà tirarsi indietro.

Cessione contratto di agenzia: cosa può fare la Mandante

Per quanto è stato detto sopra, la Mandante per legge ha due opzioni:

– accettare la cessione

– non accettare la cessione

La legge tuttavia non tiene conto di tutte le implicazioni commerciali e aziendali che possono rendere per le parti non conveniente nè l’una, nè l’altra opzione.

Per fortuna però la legge non impedisce nemmeno di trovare degli accordi “intermedi”.

La Mandante potrebbe infatti mostrarsi disponibile ad accettare il nuovo soggetto come agente, a condizione che il primo contratto venga chiuso così da iniziare da zero (come anzianità) con il nuovo.

A seconda del potere contrattuale, il primo contratto potrà ad esempio cessare:

  • con la richiesta di dimissioni del primo agente così che le indennità di fine rapporto sul primo contratto si azzerino (caso infrequente ma non impossibile)
  • con un accordo di risoluzione consensuale con il primo agente così da riconoscere, in modo “controllato”, le indennità di fine rapporto sul primo contratto (magari scongiurando una indennità meritocratica), o comunque poter ripartire da zero come anzianità

In nessun caso dovrà essere la Mandante a comunicare la cessazione del primo contratto di agenzia.

Non va infatti dimenticata una premessa importante: la cessione del contratto di agenzia da parte dell’agente dipende da una iniziativa dell’agente, non della Mandante.

Di conseguenza, tutte le eventuali conseguenze derivanti da una iniziativa dell’agente ricadono su di lui.

Ciò al punto che se l’agente dovesse comunicare, ad esempio, alla Mandante di aver già chiuso la propria ditta individuale e aperto una società, prima di averne parlato con la Mandante, la Mandante potrebbe a fronte di questo ritenere cessato (e non ceduto) il primo contratto per iniziativa dell’agente che quindi già solo per questo avrebbe perduto le indennità.

Cessione contratto di agenzia: cosa fare con l’Enasarco

Sotto il profilo Enasarco, bisogna distinguere a seconda che il contratto di agenzia venga “ceduto” e quindi venga trasferito senza interruzione dal primo al secondo agente oppure il primo contratto cessi e ne venga stipulato uno nuovo con il secondo agente

Vediamoli separatamente

Se il contratto di agenzia viene ceduto e non si interrompe

In questo caso, la Mandante NON deve comunicare all’Enasarco la chiusura del primo contratto nè deve iscrivere il nuovo contratto, ma va seguita una procedura specifica.

In particolare, gli agenti interessati, e NON la Mandante, devono compilare un modulo apposito, il Mod. 511/2018, a cui devono allegare l’accordo di cessione fatto con la Mandante (o l’autorizzazione concessa dalla Mandante alla cessione) e con cui in sostanza chiedono di “trasferire” il FIRR versato dalla Mandante da un agente all’altro.

Così facendo, l’Enasarco farà cessare d’ufficio il rapporto con il primo agente e aprirà sempre d’ufficio il secondo contratto di agenzia, “trasferendo” il FIRR dall’uno all’altro senza pagare nulla a nessuno.

La Mandante dovrà monitorare che gli agenti compilino e inviino questo modulo tempestivamente rispetto alla data della cessione del contratto, per fare in modo che la posizione venga aggiornata per tempo e quindi anche le distinta di versamento vengano aggiornate con il nuovo nominativo

Se il primo contratto di agenzia viene cessato e se ne stipula uno nuovo

Nel caso in cui le parti concordino di far cessare il primo contratto e di far partire da zero come anzianità il secondo, la Mandante dovrà seguire la procedura ordinaria e quindi dovrà comunicare entro 30 giorni dalla data di cessazione la chiusura del mandato all’Enasarco e, sempre entro 30 giorni, l’iscrizione del nuovo mandato.

In questo caso non si verifica alcun trasferimento del contratto e quindi l’Enasarco procederà a versare il FIRR al primo agente.

Se hai ricevuto dal tuo agente comunicazioni che hanno a che fare con cambi di codice fiscale e/o partita IVA e non sai come comportarti, possiamo offrirti assistenza per gestire al meglio anche questa situazione. Qui puoi contattarci e saperne di più su di noi.

Buon lavoro!

 

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Disdetta contratto di agenzia o recesso? Quale è la parola corretta da usare in caso di cessazione del contratto di agenzia? Differenze tra teoria e pratica.

Disdetta contratto di agenzia o recesso

Sei una mandante e vuoi comunicare al tuo agente la cessazione del contratto di agenzia e ti chiedi quale sia l’espressione giusta da usare.

Spesso si sente usare la parola “disdetta contratto di agenzia” o “recesso”, talvolta anche “risoluzione” o “rescissione” del contratto di agenzia.

C’è differenza tra queste espressioni e succede qualcosa se si utilizza una piuttosto che un’altra?

Disdetta contratto di agenzia o recesso: da sapere prima

Diciamo questo.

Anzitutto queste parole sono previste in generale per tutti i contratti, non sono quindi specifiche rispetto al contratto di agenzia.

Quindi quanto verrà detto di seguito può valere anche se queste parole vengono impiegate per cessare altri tipi di contratto.

Rispetto al loro significato poi, in “giuridichese” ciascuna di esse è collegata dalla legge a specifici cause di cessazione del contratto.

Quindi queste parole hanno significati diversi e richiamano concetti diversi.

“Fortunatamente” per i “non addetti ai lavori”, rispetto al contratto di agenzia tutte queste parole hanno però come effetto finale quello di esprimere la volontà di fare cessare il contratto.

Di conseguenza, anche se utilizzate impropriamente, con riguardo al contratto di agenzia avranno solitamente il valore che si ricava dal contesto della lettera e dalle caratteristiche del contratto di agenzia che la parte intende cessare.

Rimane però utile se non necessario conoscere e comprendere le differenze, così che il testo della comunicazione non si presti a equivoci.

Vediamo quindi la differenza tra le due principali espressioni normalmente impiegate, cioè disdetta contratto di agenzia e recesso contratto di agenzia.

Disdetta contratto di agenzia

La “disdetta” è prevista nei contratti a tempo determinato (cioè quelli che hanno una data di scadenza) che prevedono rinnovi taciti (ad esempio: “durata del contratto: un anno, rinnovabile di anno in anno”).

In questi casi, è solitamente previsto che il rinnovo tacito è impedito se viene inviata una comunicazione entro un certo termine di preavviso concordato tra le parti (quindi ad esempio: “durata del contratto: un anno, rinnovabile di anno in anno salvo disdetta da comunicarsi 30 giorni prima rispetto alla scadenza”).

La disdetta contratto di agenzia, quindi , è la comunicazione che viene inviata per impedire che il contratto si rinnovi alla sua naturale scadenza.

Questa comunicazione quindi, tecnicamente parlando, non si chiama “recesso” nè in altro modo ma si chiama “disdetta”.

Allo stesso tempo, la “disdetta” identifica solo la comunicazione nei contratti a termine che serve per impedire il loro rinnovo per un altro periodo.

Non viene quindi utilizzata dalla legge, ad esempio, nei contratti senza scadenza, cioè nei contratti a tempo indeterminato.

Recesso contratto di agenzia

Se la “disdetta contratto di agenzia” è la comunicazione con cui viene fatto cessare un contratto a tempo determinato alla sua scadenza, il “recesso” è invece la comunicazione che si utilizza per far cessare i contratti a tempo indeterminato, cioè senza scadenza.

In questo caso, nei contratti di agenzia a tempo indeterminato il recesso è quello che prevede normalmente anche la concessione dei termini di preavviso previsti dagli AEC o dal codice civile (art. 1750 c.c.).

Il recesso è poi anche la comunicazione che può essere utilizzata per far cessare immediatamente il contratto “per giusta causa“, ovvero per un grave inadempimento dell’altra parte.

In questo caso, cioè in presenza di “giusta causa”, il recesso può essere utilizzato non solo nei contratti di agenzia a tempo indeterminato (in questo caso quindi non andrà concesso alcun preavviso che è incompatibile) ma anche nei contratto a tempo determinato per farli cessare “in anticipo”, cioè senza aspettare la scadenza.

Attenzione che in caso di contratto a tempo determinato, un recesso per giusta causa  della mandante prima della scadenza potrebbe far scattare conseguenze economiche molto più pesanti rispetto ad un contratto di agenzia a tempo indeterminato (sulla differenza tra contratto di agenzia a tempo determinato e indeterminato anche in caso di cessazione, qui puoi trovare gli approfondimenti necessari)

Risoluzione, rescissione, e di altre parole

“Simile” al “recesso” è la “risoluzione” del contratto di agenzia.

Giuridicamente parlando non sarebbero la stessa cosa, perchè il “recesso” (legittimo o illegittimo che sia) produce l’effetto di cessare il contratto per il solo fatto di essere ricevuto dall’altra parte, ed è valido anche se comunicato senza motivo (salvo magari il diritto dell’altra parte al risarcimento del danno, alle indennità al preavviso ecc).

La “risoluzione” invece normalmente prevede che sia legata ad un motivo e che, se questo motivo non è valido, la risoluzione non si verifica.

Tuttavia, specie nel contratto di agenzia, queste due espressioni in taluni casi sono utilizzate anche dalla legge in modo per lo più equivalente, come nell’ipotesi di cessazione “per giusta causa”.

In sostanza quindi, la “risoluzione per giusta causa” o il “recesso per giusta causa” del contratto di agenzia producono entrambe la cessazione immediata del contratto e lasciano solo salve eventuali pretese economiche.

La “rescissione” del contratto invece si riferisce a tutt’altre ipotesi, che normalmente non si verificano nel contratto di agenzia.

La rescissione tecnicamente intesa è infatti prevista nei casi in cui si vuole far sostanzialmente annullare il contratto fin dall’inizio per essere stato stipulato in stato di bisogno di cui l’altro si è approfittato.

Per chiudere la panoramica, spesso viene utilizzata anche la parola “annullamento” del contratto di agenzia per comunicare di volerlo far cessare

Anche questo termine di per sè è improprio perchè l'”annullamento” prevede la cancellazione totale del contratto dall’inizio per particolari vizi della volontà (violenza, errore, dolo). Quindi nel contratto di agenzia si tratta di una ipotesi pressochè del tutto remota.

Disdetta contratto di agenzia o recesso: riepilogo

In tutti questi casi, ad ogni modo, quale che sia la parola utilizzata, ciò che è importante è lo scopo per cui utilizzata.

Se è per interrompere normalmente un contratto di agenzia a tempo indeterminato con preavviso, anche se non viene utilizzato questo termine, sarà comunque un recesso contratto di agenzia.

Se è per interrompere un contratto di agenzia a tempo determinato alla prima scadenza utile per impedire il rinnovo (e ciò sia chiaramente detto), anche se venisse utilizzato un altro termine equivarrà ad una disdetta contratto di agenzia.

Se è per interrompere un contratto di agenzia a tempo indeterminato o determinato per “giusta causa”/”grave inadempimento” senza preavviso, sarà un recesso/risoluzione.

In ogni caso, al di là degli aspetti formali, se sei una casa mandante non ci stancheremo mai abbastanza di rimarcare la necessità di evitare cessazioni avventate e di valutare e quantificare prima le possibile conseguenze economiche!

Buon lavoro e in caso di dubbi consulta quello che possiamo fare per la tua azienda.

Avv. Angela Tassinari

 

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agente monomandatario quanto costaAgente monomandatario: come si distingue dall’agente plurimandatario e quanto costa in più?

Se hai intenzione di incaricare un nuovo agente di commercio come monomandatario ma non sai quanto costa o cosa significhi esattamente, di seguito ti darò le risposte necessarie.

Agente monomandatario e agente plurimandatario: differenza

Anzitutto va chiarita la differenza tra agente monomandatario e agente plurimandatario.

In modo intuitivo si sa che un agente “mono”mandatario lavora solo con una casa mandante e con nessun altra.  L’agente “pluri”mandatario invece lavora, o può lavorare, per più case mandanti (purchè non concorrenti, salvo patto contrario).

Quello che forse è  invece meno ovvio è che non basta che un agente lavori “di fatto” per una sola casa mandante per essere definito, giuridicamente parlando, come monomandatario.

E’ infatti necessario, affinchè un agente sia tecnicamente qualificabile come “monomandatario”, che l’agente si sia espressamente impegnato a non lavorare anche per altre aziende.

Quello che distingue quindi l’agente monomandatario dall’agente plurimandatario, giuridicamente parlando, non è per quante aziende effettivamente lavori, ma per quante aziende “possa”, secondo gli impegni contrattuali, potenzialmente lavorare.

Per essere qualificato tecnicamente come agente monomandatario, dunque, non è sufficiente che l’agente si astenga di fatto dal lavorare per altre case mandanti o che di fatto lavori per una sola casa mandante, ma deve anche risultare, da una clausola nel contratto o da un accordo, che si sia impegnato a farlo.

Di conseguenza, nel caso in cui il contratto di agenzia non preveda una clausola espressa con cui l’agente si impegna a non prestare attività per qualunque altra azienda (sia concorrente che non concorrente), o non risultino essere stati conclusi in corso di rapporto accordi in questo senso, anche se l’agente “di fatto” lavora per una sola casa mandante, formalmente parlando rimarrà un agente “plurimandatario”.

In quali casi viene distinto tra agente monomandatario e plurimandatario

Chiarito quando, sotto il profilo tecnico, un agente si definisce “monomandatario” e quando “plurimandatario”, è necessario verificare quando vale questa distinzione.

La legge e la contrattazione nazionale infatti (gli A.E.C. – Accordi Economici Collettivi degli agenti di commercio) per alcune situazioni distinguono tra le due tipologie di agenti.

Vediamo in quali casi.

Enasarco – contributi previdenziali per agente monomandatario o plurimandatario

L’Ente Enasarco, cioè’ l’ente istituito per offrire una copertura previdenziale e assistenziale agli agenti di commercio complementare rispetto a quella dell’INPS, prevede, in certi casi, un importo  diverso a seconda che l’agente sia plurimandatario o monomandatario.

In particolare, per i contributi “previdenziali” cioè quelli da versare per gli agenti individuali e gli agenti società di persone (sas, snc …), l’Enasarco prevede un importo maggiore per agli agenti monomandatari rispetto ai plurimandatari

Per i contributi da versare invece per gli agenti società di capitali (srl, spa) non fa distinzione (in questo caso si tratta di contributi “assistenziali”).

Il calcolo dei contributi previdenziali avviene applicando una certa aliquota sulle provvigioni annue maturate dagli agenti fino a una certa soglia (massimale) e non può essere inferiore ad un certo importo (minimale).

L’importo del contributo previdenziale è a carico del 50% ciascuno. Il versamento va però fatto per intero dalla casa mandante che trattiene la quota dell’agente al momento del pagamento delle provvigioni.

L’aliquota da applicare e’ uguale sia che si tratti di agente plurimandatario sia monomandatario.

Ciò che cambia sono gli importi del “massimale” e del “minimale”.

Quelli previsti per gli agenti monomandatario sono più alti.

Tradotto in “numeri”, per il 2023 l’aliquota da applicare per la contribuzione “ordinaria” e’ stata del 17% complessivo (50% a carico agente e 50% a carico mandante).

I massimali ordinari (cioè la soglia massima delle provvigioni su cui calcolare l’aliquota) sono invece stati:

– euro 42.435,00 per gli agenti monomandatari

– euro 28.290,00 per gli agenti plurimandatari

il minimale e’ stato:

– euro 950,00 per gli agenti monomandatari

– euro 476,00 per i plurimandatari

Gli importi totali che la casa mandante ha versato all’Enasarco per ciascuna tipologia sono quindi stati:

– da euro  950,00 a euro 7.213, 95 (euro 42.435 x 17%) per i monomandatari

– da euro 476,00 a euro 4.809,30 (euro 28.290,00 x 17%) per i plurimandatari

Il “costo” effettivo rimasto a carico della mandante e’ pari al 50% dei suddetti importi, l’altro 50% e’ a carico dell’agente tramite trattenuta sulle provvigioni (salvo il minimale che se non coperto rimane a carico della mandante anche oltre il 50%) e quindi:

massimo euro 3.606,97 per i monomandatari

massimo euro 2.404,65 per i plurimandatari

Per il 2024 l’aliquota è rimasta la stessa ma minimali e massimali saranno soggetti a rivalutazione e quindi sono destinati ad alzarsi. L’ordine di grandezza dei costi tuttavia sostanzialmente rimarrà lo stesso.

Ho parlato di contributi “ordinari” perché per il triennio 2021 – 2023 l’Enasarco ha previsto un regime agevolato per i cosiddetti “giovani agenti” (che potevano essere solo agenti individuali) con cui ha stabilito delle aliquote particolari più basse. I massimali su cui calcolare tuttavia rimangono invariati. I minimali invece sono dimezzati.

Si tratta di un regime in fase di esaurimento anche se potenzialmente ancora in vigore fino al 2025 (per i primi incarichi conferiti nel 2023)

Anche nell’ipotesi dei giovani agenti quindi l’Enasarco, distinguendo tra massimali e minimali per il monomandatario e il plurimandatario, prevede due trattamenti e due costi diversi.

Per inciso, anche se i contributi del monomandatario sono maggiori rispetto a quelli del plurimandatario, e quindi possa sembrare che l’Enasarco non abbia motivo di contestare “maggiori” versamenti da parte della casa mandante, è importante che vengano versati solo se l’agente ne ha effettivo diritto, cioè sia effettivamente monomandatario.  Va infatti ricordato che i contributi si trasformano poi in “pensione” per l’Enasarco, quindi l’Enasarco non ha interesse a riconoscere una pensione maggiore ad un agente che non abbia assunto uno specifico impegno di monomandatario.

F.I.R.R.

Per le case mandanti che sono tenute a versare il FIRR all’Enasarco o comunque a calcolarlo alla fine del rapporto, il conteggio sarà’ diverso a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario.

Il FIRR si calcola in particolare per quota annua applicando sulle provvigioni maturate nell’anno certe aliquote su certi scaglioni.

Le aliquote sono uguali per entrambe le tipologie di agenti. Ciò che invece varia è il valore degli scaglioni, pari al doppio per i monomandatari.

La tabella è la seguente:

Monomandatari

4% fino a 12.400
2% da 12.400 a 18.600
1% oltre 18.600

Plurimandatari

4% fino a 6.200
2% da 6.200 a 9.300
1% oltre 9.300

Per fare un esempio, quindi, a parità di provvigioni annue, esempio 50.000,00, la quota FIRR per il monomandatario sarà pari a Euro 934.00 la quota di FIRR invece per il plurimandatario sarà pari a Euro 717,00.

Ricordo che il FIRR è una voce delle indennità di fine rapporto disciplinata dall’AEC, insieme a indennità suppletiva di clientela e indennità meritocratica. Non ha quindi natura di contributo previdenziale o assistenziale.

Per approfondire quando è obbligatorio per la casa mandante calcolare e versare il FIRR ti rimando a questo articolo: FIRR Enasarco: quello che le aziende non sanno

Indennità “meritocratica” A.E.C. Industria 2014

Sempre per rimanere in tema indennità di fine rapporto, la distinzione tra monomandatario e plurimandatario è richiamata anche nel calcolo dell’indennità meritocratica disciplinata dall’AEC. settore Industria 2014.

L’indennità meritocratica è una componente delle indennità di fine rapporto disciplinate dagli AEC (intendo per semplicità i principali AEC cioè: settore Commercio 2009, settore Industria 2014), insieme al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela.

Per questo calcolo l’AEC settore Industria 2014 fa questa distinzione, mentre l’AEC settore Commercio 2009 invece non fa alcuna distinzione tra mono e plurimandatraio.

In entrambi gli AEC non c’è alcuna distinzione tra i due contratti nemmeno rispetto al calcolo dell’indennità suppletiva di clientela.

Anche il codice civile, con riguardo all’indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c., non fa distinzione tra agente mono e plurimandatario.

Durata preavviso per agenti monomandatari o plurimandatari

Se il contratto di agenzia e’ regolato dall’AEC, in caso di cessazione del contratto di agenzia a tempo indeterminato sono previsti termini di preavviso diversi a seconda che si tratti di agente monomandatario o plurimandatario.

In particolare in caso di dimissioni da parte dell’agente l’AEC prevede un preavviso fisso di:

  • 5 mesi per l’agente monomanfatario
  • 3 mesi per l’agente pluromandatario

In caso invece di recesso della casa mandante, i termini di preavviso da concedere all’agente variano in base all’anzianità di servizio.

Per l’agente plurimandatario vanno da 3 a 6 mesi. Per l’agente monomandatario sono mediamente maggiori di 2 mesi (da 5 a 9 mesi) in base alla durata del rapporto.

Anche il Codice Civile prevede termini di preavviso in caso di cessazione del contratto di agenzia (da 1 mese a 6 mesi in base all’anzinaità), ma non distingue nè tra dimissioni o recesso della casa mandante, nè tra monomandatario e plurimandatario.  

Per una panoramica più dettagliata rispetto alla durata dei termini di preavviso e al rapporto tra i termini di preavviso previsti dall’A.E.C. e quelli del Codice Civile, in questo articolo ne parlo più diffusamente.

Variazioni unilaterali della casa mandante (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009)

Sempre in caso di applicazione dell’AEC al contratto di agenzia, sono previsti termini di preavviso diversi qualora la mandante intenda comunicare all’agente una variazione “unilaterale”. Per variazione unilaterale si intende quella per cui non viene chiesta all’agente alcuna firma per accettazione. Si tratta cioè di una variazione comunicata di pura iniziativa della casa mandante (se venisse chiesta la firma per accettazione saremmo nel caso della semplice “proposta” di variazione per la quale i termini di preavviso possono quindi essere anche stabiliti tra le parti).

In particolare, in caso di variazioni cosiddette di “media” entità il preavviso da concedere e’ di mesi 2 in caso di agente plurimandatario e di mesi 4 in caso di monomandatario (art. 2 AEC settore Industria 2014 e art. 3 AEC settore Commercio 2009).

Per le variazioni di “lieve” entità (fino al 5%) non e’ dovuto alcun preavviso per cui non vi sono distinzioni tra le due tipologie di agenti.

Per le variazioni di “sensibile” entità il preavviso e’ quello che servirebbe alla casa mandante per recedere dal contratto. In questo caso quindi si fa riferimento ai termini già previsti in precedenza in caso di recesso della mandante con le differenze evidenziate tra mono e plurimandatario.

Per una analisi più dettagliata delle variazioni unilaterali della casa mandante, relativi valori e preavvisi, in questo articolo puoi trovare più informazioni.

Patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis

Qualora nel contratto di agenzia fosse previsto l’impegno dell’agente a non svolgere attività in concorrenza dopo la fine del rapporto, il codice civile e gli AEC prevedono che debba essere pagato un compenso all’agente che si assume questo impegno.

I criteri per calcolare questo compenso sono disciplinati dall’AEC (anche il codice civile fa riferimento all’AEC per il calcolo).

L’AEC, settore Commercio e settore Industria, prevedono due modalità di calcolo diverse ma entrambi comunque distinguono a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario, prevedendo per il monomandatario un compenso più alto.

La particolarità rispetto al patto di non concorrenza post contrattuale ex art. 1751 bis è che è l’unico caso in cui l’AEC prende in considerazione, a certe condizioni, il monomandatario “di fatto”.

Per lo meno, ai fini del compenso l’AEC “equipara” l’agente plurimandatario all’agente monomandatario laddove le provvigioni maturate con la casa mandante interessata al patto siano superiori all’80% rispetto alle provvigioni totali maturate dall’agente con tutti i mandanti in corso. E’ comunque l’agente che deve far valere questa circostanza esibendo alla casa mandante le scritture e i documenti da cui risulti tale situazione.

Per qualsiasi dubbio siamo a tua disposizione, scopri meglio di cosa ci occupiamo!

Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

 

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recesso per giusta causa della mandante

Il recesso per giusta causa da parte della casa mandante è una ipotesi tutt’altro che infrequente.

Vediamo però quando è possibile parlare di recesso “per giusta causa” della casa mandante e quali sono le conseguenze a carico dell’agente di commercio.

Il recesso per giusta causa

Cosa è la giusta causa

Normalmente, quando si parla di recesso per “giusta causa” da un contratto, ci si riferisce alla comunicazione di interruzione del contratto di una parte a fronte di un comportamento dell’altra, ritenuto non più compatibile con la prosecuzione del rapporto.

Affinchè si tratti di una “giusta causa” in senso tecnico, peraltro, non è sufficiente che il comportamento dell’altra parte sia semplicemente non gradito o non accettabile.

Secondo la definizione “legale” contenuta nell’art. 2119 c.c., previsto per la cessazione del contratto di lavoro dipendente ma che trova applicazione anche in via più generale, è necessario che questo comportamento “non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto”.

La giurisprudenza ha stabilito che questo effetto si verifica in presenza di un “grave” inadempimento agli obblighi contrattuali, tale da far venire meno la fiducia necessaria alla prosecuzione del rapporto.

Non quindi qualsiasi inadempimento, ma solo un “grave” inadempimento e solo se questo – secondo il Giudice – è idoneo a ledere il vincolo fiduciario in modo irreversibile.

Cosa fare in presenza di una “giusta causa”

Dalle indicazioni sopra fornite si ricava quindi che:

  • la cessazione deve essere con effetto immediato e non può essere concesso alcun preavviso. La concessione del preavviso è infatti incompatibile con quanto previsto dalla legge circa l’impossibilità, anche solo provvisoria, di proseguire il rapporto;
  • per lo stesso motivo, l’inadempimento contestato deve essere appena accaduto o per lo meno appena scoperto. Non può trattarsi di un inadempimento risalente nel tempo poichè la scelta di continuare il rapporto per un certo tempo nonostante quanto accaduto è contraria al principio di “improseguibilità” del rapporto. In sostanza, se il rapporto è proseguito significa che l’inadempimento non era poi cosi tanto grave;
  • sempre per lo stesso motivo, anche se la cessazione viene comunicata appena scoperto l’inadempimento, deve trattarsi di un inadempimento “grave”, non di un qualunque inadempimento, tale da ledere irrimediabilmente la fiducia necessaria ad una corretta futura prosecuzione del rapporto;
  • è il Giudice che in caso di contenzioso stabilisce se si tratti di “giusta causa” o meno. Di conseguenza non basta che sia la parte a sostenere che si tratti di un grave inadempimento. Esiste un terzo soggetto, il Giudice, che può dire la sua, con tutti i rischi del caso sul fatto che possa anche valutare diversamente

Chi può recedere per giusta causa dal contratto di agenzia

Da un contratto di agenzia possono recedere per giusta causa sia l’agente sia la mandante.

Poichè ciascuno infatti ha degli obblighi da rispettare e delle condotte da mantenere, entrambe le parti possono incorrere in violazioni che l’altra parte può far valere come “giusta causa”.

Per l’agente ad esempio possono costituire giusta causa: il mancato pagamento delle provvigioni, la violazione – se concessa – dell’esclusiva di zona, le modifiche unilaterali (cioè senza consenso) del contratto di agenzia da parte della mandante.

Per la casa mandante invece possono costituire giusta causa: la violazione dell’obbligo di non concorrenza (in caso di plurimandato) o lo svolgimento di altri incarichi (in caso di monomandato), il trattenimento indebito da parte dell’agente di somme dei clienti, a certe condizioni il mancato raggiungimento dei minimi di vendita.

Effetti del recesso per giusta causa da parte della casa mandante

In caso di recesso per giusta causa da parte della mandante, secondo i principi sopra indicati la comunicazione deve comportare il recesso immediato del contratto di agenzia senza dunque possibilità di concedere un preavviso.

Qualora l’agente non contestasse la giusta causa, oppure, in caso di contestazione, qualora il Giudice desse ragione alla casa mandante, l’effetto a carico dell’agente sarebbe quello di perdere il diritto all’indennità di fine rapporto e al preavviso.

Va precisato che se il contratto di agenzia è a tempo “determinato” (ovvero con una data di scadenza) non si tratterà per l’agente di perdere il “preavviso” (che per definizione non è previsto in un contratto a tempo determinato) bensì di perdere tutto il periodo dalla comunicazione di recesso fino alla prima data di scadenza del contratto di agenzia successiva alla comunicazione di recesso (in questo articolo trovi la differenza tra contratto di agenzia a tempo determinato e indeterminato)

Laddove invece il Giudice desse torto alla mandante, l’agente avrebbe diritto all’indennità di fine rapporto e, in caso di contratto di agenzia a tempo indeterminato, al relativo preavviso (e quindi, non essendo stato concesso, alla relativa indennità per mancato preavviso)

In caso di contratto di agenzia a tempo determinato, l’agente avrebbe diritto, oltre alle indennità di fine rapporto, al risarcimento del danno pari alle provvigioni perdute fino alla prima scadenza del contratto di agenzia successiva alla comunicazione di recesso.

Addebito del preavviso all’agente in caso di recesso per giusta causa della mandante

Tra gli effetti del recesso per giusta causa in caso di contratto a tempo indeterminato non ho indicato anche il diritto da parte della mandante di addebitare il preavviso all’agente.

Infatti, la mandante ha diritto di interrompere con effetto immediato il contratto e di non pagare all’agente il preavviso, ma non ha anche diritto di addebitare tale preavviso all’agente.

Questa conclusione discende direttamente dall’art. 2119 c.c. citato sopra il quale infatti prevede: “Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente” (che è quella di mancato preavviso).

La norma specifica espressamente che solo al prestatore di lavoro (e quindi all’agente) che recede per giusta causa spetta l’indennità per mancato preavviso. La specificazione è sufficiente per escludere che tale diritto spetti anche alla casa mandante. La stessa quindi non potrà addebitare o trattenere alcun preavviso all’agente in caso di recesso per giusta causa.

L’opportunità di procedere ad una stima dei costi prima di inviare il recesso per giusta causa

Anche senza il diritto di poter addebitare il preavviso, resta il fatto che, in presenza di un recesso per giusta causa fondato, il “risparmio” per la mandante dato dal non dover pagare le indennità di fine rapporto e il periodo di preavviso può costituire già un grosso vantaggio.

Allo stesso tempo, “dire” di recedere per giusta causa è altro dall’aver effettivamente ragione e quindi dall’ottenere in automatico tali effetti (non pagare le indennità di fine rapporto e il preavviso).

Anzi, il rischio potrebbe andare incontro a costi ulteriori qualora qualcosa “andasse storto” (ad esempio a dover pagare l’indennità per il preavviso che invece l’agente avrebbe potuto lavorare con un recesso “normale”).

In mancanza dunque di “automatismi”, risulta importante per una casa mandante verificare prima di comunicare un recesso per giusta causa al proprio agente quanto gli potrebbe “costare” se la giusta causa alla fine non venisse riconosciuta.

E’ quindi tanto importante raccogliere, analizzare i fatti e redigere la lettera di recesso per giusta causa, quanto calcolare preliminarmente i potenziali costi che l’azienda potrebbe dover affrontare.

Se sei un’azienda o un professionista incaricato di gestire una situazione come quella sopra descritta e sei interessato ad avere un supporto o una visione a 360 gradi della situazione, saremo lieti di offrirti assistenza.

Buon lavoro!

 

 

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preavviso agente di commercioPreavviso agente di commercio, quali termini deve rispettare il tuo agente di commercio qualora intenda dare le dimissioni?

Comunemente si pensa che l’agente di commercio sia tenuto a dare un preavviso fisso di 3 mesi se è plurimandatario o di 5 mesi se è monomandatario.

Ma e’ così? O, per lo meno, e’ sempre così?

Capiamo meglio come funziona il preavviso dell’agente di commercio

Contratto di agenzia a tempo determinato o indeterminato

Per quanto possa sembrare scontato, ma la primissima cosa da verificare è se il contratto di agenzia è a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Andate quindi anzitutto a cercare la clausola del contratto di agenzia che regola la durata.

Se nella clausola sulla “durata”, è previsto che il contratto abbia una durata “predeterminata” (ad esempio: il presente contratto inizia il XX/YY/ZZZZ e dura 1 anno (oppure 12 mesi o due anni ecc.), siamo in presenza di un contratto a tempo determinato.

Idem siamo in presenza di un contratto a tempo determinato anche quando, dopo essere stata prevista una durata predeterminata, è prevista una clausola di rinnovo tacito o automatico tipo questa: “il contratto di agenzia si rinnoverà automaticamente per lo stesso periodo salvo disdetta/recesso da comunicare con un preavviso di XX mesi/giorni rispetto alla scadenza”.

Se, invece, nella clausola del contratto di agenzia relativa alla durata fosse previsto che il contratto inizia in una certa data o in un certo momento e null’altro, siamo in presenza di un contratto per l’appunto a tempo per “indeterminato”.

Stessa cosa chiaramente se fosse specificato espressamente che il contratto è a tempo indeterminato.

Vediamo di seguito perchè questa distinzione è importante.

Preavviso agente di commercio nel contratto a tempo determinato

Se il vostro contratto di agenzia e’ a tempo determinato (con o senza rinnovo tacito), significa che avevate valutato a suo tempo che avrebbe dovuto durare fino alla data che avevate indicato.

L’unico motivo per poter cessare prima della scadenza quindi è (o dovrebbe essere) solo quello di una “giusta causa”, cioè di un grave inadempimento dell’altra parte.

Nei contratti a termine quindi, in caso di recesso anticipato senza giusta causa chi lo fa deve risarcire il danno all’altra parte.

In casi come questi, non e’ (o non dovrebbe essere) quindi previsto che le parti possano recedere in qualunque momento anche prima della scadenza.

Parlo al condizionale perché nella prassi ho riscontrato dei “mix” e degli “ibridi” nelle clausole sulla durata dei contratti di agenzia a termine, che mischiano elementi del tempo determinato con quelli del tempo indeterminato non sempre però dagli esiti felici…

Tornando al caso della clausola a tempo determinato “vera”, l’unico “preavviso” da verificare è quindi quello previsto per l’invio della disdetta per impedire che il contratto si rinnovi automaticamente, qualora sia stato pattuito il meccanismo del rinnovo tacito.

Si tratta, in questo caso, di un “preavviso” la cui durata le parti possono liberamente stabilire perché serve solo per “avvisare” l’altra parte che il contratto cesserà alla scadenza che entrambe avevano già previsto.

Di conseguenza è un “preavviso” che non serve per far cessare il contratto in qualunque momento prima della scadenza, bensì solo per farlo cessare rispetto alla scadenza già stabilita.

Se quindi il contratto di agenzia non prevedesse un meccanismo di rinnovo tacito ma solo una durata fissa, in quel caso non vi sarebbe nessun “preavviso” da dare per far cessare il contratto di agenzia. Il contratto nasce infatti già per cessare automaticamente alla scadenza (si ricorda solo che gli AEC prevedono comunque che la mandante faccia sapere all’agente 60 giorni prima della scadenza se ha intenzione di stipulare un nuovo contratto di agenzia dopo la scadenza di quello in corso oppure invece non abbia interesse a farlo, questo solo per evitare di creare aspettative ingiustificate nell’agente).

Attenzione solo che, in caso di contratto di agenzia a tempo determinato senza rinnovo tacito, se le parti vanno comunque avanti a lavorare come se niente fosse dopo la scadenza del contratto, il contratto di agenzia si trasforma automaticamente a tempo indeterminato con applicazione dei termini di preavviso di cui al punto successivo e non si potrà poi dire: “ah ma era scaduto quindi si può cessare cosi”…

Preavviso agente di commercio nel contratto a tempo indeterminato

Se il vostro contratto di agenzia risulta invece a tempo “indeterminato”, significa che le parti possono cessarlo in qualunque momento dando un certo preavviso.

In questo caso la durata del preavviso non è del tutto libera o per lo meno ci sono dei termini minimi da rispettare.

Questi termini minimi sono contenuti nelle norme che regolano il contratto di agenzia.

A questo punto si pone la questione: quali sono queste norme?

Quali sono le norme che regolano la durata del preavviso dell’agente di commercio

La durata del preavviso nei contratti di agenzia a tempo indeterminato è contenuta in due tipi di norme:

La prima cosa da fare quindi e’ anzitutto andare a verificare nel contratto di agenzia quali sono le norme da cui è regolato.

Solitamente c’è una clausola che inserita alla fine del contratto in cui si dice: “il presente contratto è regolato da XXXXX” o “per quanto non previsto si applicano le norme del XXXX”.

Se e’ richiamato l’AEC, troverete solitamente “il presente contratto è regolato dalle norme del codice civile e dell’AEC”, o anche solo “è regolato” o “si applica” l’AEC.

Fatta questa preliminare verifica, vediamo cosa prevedono queste norme.

I termini di preavviso di recesso dal contratto di agenzia del codice civile

L’art. 1750 del codice civile stabilisce i seguenti termini di preavviso che valgono sia che receda l’agente sia che receda la mandante e senza fare differenza tra agente monomandatario e plurimandatario:

  • 1 mese per il primo anno di durata del rapporto
  • 2 mesi dal secondo anno di durata “iniziato”
  • 3 mesi dal terzo anno di durata iniziato
  • 4 mesi dal quarto anno di durata iniziato
  • 5 mesi dal quinto anno di durata iniziato
  • 6 mesi dal sesto anno di durata iniziato in poi

Prevede poi una cosa interessante: questi termini di preavviso possono essere ”allungati” ma non “accorciati” (e comunque quello a carico dell’agente non può essere superiore a quello della mandante).

E’ una previsione interessante perchè non è previsto che si possa fare diversamente.

Quindi vuol dire che è impugnabile una “pattuizione” che preveda qualcosa di contrario.

Se il vostro contratto di agenzia risulta regolato solo dal codice civile/legge e nella clausola sulla durata non è previsto nulla di particolare circa la durata dei termini di preavviso (o magari viene fatto solo un rimando all’art. 1750 del codice civile) allora dovrete rifarvi ai termini che ho indicato sopra.

Se invece sono indicati dei termini specifici, dovreste verificare se sono compatibili con le durate previste dall’art. 1750 del codice civile (cioè se questi termini sono più lunghi ma non più corti).

I termini di preavviso per il recesso dell’agente previsti dagli AEC

Veniamo ora ai termini di preavviso previsti dai principali AEC (AEC settore Commercio e AEC settore Industria).

In particolare, questi AEC, in caso di dimissioni dell’agente, prevedono dei termini fissi e indipendenti dalla durata del rapporto.

Questi termini sono di 3 mesi in caso di dimissioni dell’agente plurimandatario, e di 5 mesi in caso di dimissioni dell’agente monomandatario.

Confrontando questi termini con quelli del codice civile però balza all’occhio che non sempre sono corretti.

Nel caso infatti dell’agente plurimandatario, fino a 3 anni (iniziati) di durata del contratto di agenzia i termini sono conformi. Dall’inizio del quarto anno invece i termini di preavviso previsti dal codice civile “crescono” fino al 6 anno, mentre quello dell’AEC rimangono fissi a 3 mesi.

Per quanto detto prima, secondo il codice civile i termini di preavviso possono essere più lunghi ma non più brevi di quelli previsti dalla legge.

Questo è il motivo per cui in certi contratti di agenzia potrete trovare scritto nella clausola sulla durata che i termini di preavviso saranno quelli dell’AEC “o del codice civile se superiori”.

Se dunque il vostro contratto di agenzia è regolato dall’AEC, qualora riceveste le dimissioni da parte di un vostro agente con un preavviso di soli 3 mesi nonostante il contratto risulti in essere da, ad esempio, 10 anni, dovete ricordarvi che il codice civile ne avrebbe previsti 6 di mesi di preavviso per questa anzianità e quindi potete scegliere se contestare o meno questo fatto all’agente.

Beninteso, la mandante non è obbligata a pretendere che l’agente svolga 6 mesi di preavviso. Anzi potrebbe essere ben contenta che ne faccia solo 3.

Tuttavia non sempre i rapporti finiscono nel migliore dei modi e quindi, in presenza di un preavviso di dimissioni inferiore al dovuto da parte dell’agente, la mandante potrebbe avere interesse ed essere legittimata ad addebitargli i mesi mancanti.

Casi particolari: il recesso in periodo di prova e il recesso per giusta causa

Fino a qui abbiamo parlato di ipotesi di dimissioni “normali” dell’agente, cioè a rapporto avviato o senza che sia contestata una giusta causa.

Vanno però considerate altre sue ipotesi di dimissioni:

  • dimissioni dell’agente in periodo di prova
  • dimissioni dell’agente per giusta causa

Si tratta di due ipotesi particolari perché in questi casi il preavviso non è previsto.

Anzi, in caso di recesso per giusta causa il preavviso non deve essere concesso.

La “giusta causa” infatti per legge (art. 2119 codice civile applicabile anche ai contratti di agenzia) è per definizione legale un inadempimento talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto nemmeno temporanea.

Se, dunque, il vostro agente di commercio dovesse comunicarvi le dimissioni per “giusta causa” per chiedervi le indennità di fine rapporto, contestando che siate rimasti inadempienti a qualcosa e nel contempo vi concedesse un preavviso, automaticamente smentirebbe la “gravita’” di quanto vi contesta (indipendentemente che sia vero o meno).

La concessione di un preavviso è infatti incompatibile con la sussistenza di una giusta causa e trasformerebbe le dimissioni in dimissioni “semplici” con tutte le conseguenze in ordine anche al diritto o meno alle indennità di fine rapporto (come l’indennità di clientela o l’indennità meritocratica).

Se sei una casa mandante o un professionista incaricato di verificare se l’agente di commercio ha rispettato i termini di preavviso o hai dei dubbi in proposito puoi saperne di più su di noi e contattarci qui.

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

 

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Sempre più spesso gli agenti di commercio, ricevuta la comunicazione di recesso da parte della casa mandante, richiedono il conteggio non solo dell’indennità di clientela ma anche dell'”indennità meritocratica”.

Indennità meritocraticaCapita altrettanto che la casa mandante si trovi un po’ spiazzata di fronte a questa richiesta.

Magari ne ha sentito parlare ma fin’ora non l’ha mai riconosciuta essendosi limitata fino a quel momento a pagare solo l’indennità di clientela e il FIRR senza particolari questioni da parte dell’agente.

Cosa è quindi l’indennità meritocratica e come si deve comportare la casa mandante di fronte a questa richiesta?

Facciamo quindi anzitutto una breve, anche se non semplice, sintesi del regime delle indennità di fine rapporto dovute all’agente di commercio in caso di cessazione del rapporto da parte della casa mandante.

Valutiamo quindi le differenze tra i vari tipi di indennità e verifichiamo come si debba comportare la casa mandante di fronte alla richiesta non solo dell’indennità di clientela ma anche dell’indennità meritocratica.

Quali sono le indennità di fine rapporto nel contratto di agenzia

A certe condizioni, spiegate al punto successivo, in caso di cessazione del contratto di agenzia, l’agente ha diritto ad una “liquidazione”, meglio chiamata “indennità di fine rapporto”.

L’indennità di fine rapporto e’ però diversa a seconda delle norme che regolano il contratto di agenzia.

Si parla infatti solitamente di FIRR e indennità di clientela agenti (o indennità suppletiva di clientela) senza però sapere che queste voci non sono previste dalla legge ma dalla contrattazione nazionale, cioè dagli AEC – accordi economici collettivi agenti di commercio dei vari settori (aec commercio, aec industria ecc), che corrispondono in sostanza ai “CCNL”, o “contratti collettivi”, che si applicano ai dipendenti (per sapere cosa sono gli AEC puoi approfondire qui)

E, altra informazione che non sempre si sa, che non e’ sempre obbligatorio regolare il contratto di agenzia in base alla contrattazione nazionale.

E’ infatti anche possibile regolare il contratto di agenzia direttamente in base alla legge (in particolare il codice civile, dagli sett. 1742 e seguenti), “saltando” gli AEC.

In caso di contratto regolato solo e direttamente dalla legge non esiste il FIRR o l’indennità suppletiva di clientela ma solo una indennità chiamata genericamente di fine rapporto, disciplinata dall’art. 1751 del codice civile.

Lo scenario quindi riguardo alle indennità di fine rapporto e’ il seguente:

Se il contratto e’ regolato dall’AEC agenti

si parla di:

  • FIRR
  • Indennità suppletiva di clientela, o indennità di clientela
  • Indennità meritocratixa

Se il contratto di agenzia e’ regolato solo dalla legge (codice civile)

si parla invece solo di in un’unica indennità di fine rapporto, quella dell’art. 1751 del codice civile, a volte chiamata anche “indennità europea” o “indennità meritocratica del codice civile”.

Poiche questa distinzione e’ poco conosciuta peraltro, spesso anche in caso di contratto regolato solo dalla legge le aziende versano il FIRR all’Enasarco, spesso sull’ erroneo presupposto che siccome va versato all’Enasarco non centri nulla con l’indennita di fine rapporto, oppure che sia un obbligo previsto dalla legge oppure che abbia natura contributiva.

Invece si tratta di un versamento che potrebbe non essere dovuto (puoi approdondire questo aspetto qui: FIRR Enasarco: quello che le aziende non sanno).

In ogni caso, se il contratto fosse regolato solo dalla legge ma l’azienda avesse deciso, più o meno consapevolmente, di versare anche il FIRR, queste somme dovranno poi essere dedotte dal conteggio dell’indennità prevista dall’art. 1751 (cioè e’ come se il FIRR fosse un acconto).

Quando è dovuta l’indennità di fine rapporto nel contratto di agenzia

Fatta questa premessa, la seconda cosa che va chiarita subito e’ che l’indennità di fine rapporto, sia che si tratti di quelle degli AEC agenti sia di quella del codice civile (salvo alcune differenze) non e’ sempre dovuta all’agente quando cessa il contratto di agenzia.

Diversamente infatti dal “TFR” (o liquidazione) previsto per i dipendenti che è sempre dovuto anche in caso di dimissioni del lavoratore o di licenziamento per giusta causa, l’indennità di fine rapporto degli agenti di commercio non è sempre dovuta, e dipende dalle cause di cessazione del contratto.

In sostanza, l’indennita di fine rapporto e’ dovuta solo se il contratto cessa non per colpa dell’agente. Non e’ quindi dovuta (e quindi non sono a quel punto dovute nè l’indennità di clientela nè l’indennità meritocratica) negli altri casi. Più nel dettaglio:

Quando è dovuta l’indennità di fine rapporto:

  • in caso di recesso “normale” della mandante (cioè non motivato da un grave inadempimento dell’agente)
  • in caso di dimissioni per giusta causa dell’agente (per un grave inadempimento della mandante)
  • In caso di dimissioni dell’agente individuale (quindi non dell’agente che opera con una sua società, es. sas, snc, srl) motivate da malattia, invalidità, cessazione attività per vecchiaia (o in cer ti casi pensionamento), morte

Quando non è dovuta l’indennità di fine rapporto (e quindi l’indennità meritocratica e di clientela):

  • in caso di recesso per giusta causa della mandante (cioè motivato da un grave inadempimento dell’agente)
  • In caso di dimissioni dell’agente per motivi diversi da quelli indicati sopra

Fa eccezione il FIRR che, se versato dalla casa mandante, e’ di regola sempre dovuto anche in caso di dimissioni “normali” dell’agente (salvo una distinzione tra l’AEC Industria e l’AEC Commercio, poiche nel primo caso – settore Industria – e’ possibile “bloccarne” almeno temporaneamente il pagamento alla’agente in caso di recesso della casa mandante per violazione dell’obbligo di non concorrenza/monomandante).

Quale è la differenza tra indennità di clientela agenti e indennità meritocratica

Dopo aver fatto queste premesse, torniamo quindi al tema iniziale: quale e’ la differenza tra l’indennita di clientela agenti e l’indennita meritocratica?

Distinguiamo a seconda che il contratto sia regolato da un AEC agenti o solo dalla legge

Se il contratto di agenzia è regolato da uno degli AEC agenti

Abbiamo detto che se il contratto e’ regolato da uno degli AEC agenti di commesio (sia settore Commercio che settore Industria) le voci previste sono il FIRR, l’indennita di clientela e l’indennita meritocratica

Il FIRR si calcola secondo una formula matematica ed e’ sempre dovuto indipendentemente dal merito

L’indennita di clientela agenti si calcola secondo una formula matematica ed e’ pure sempre dovuta “indipendentemente dal merito”, cioè prescinde se l’agente abbia o meno procurato clientela

l’indennita meritocratica dell’AEC si calcola anch’essa secondo una formula matematica (diversa a seconda che l’AEC agenti sia quello del settore Industria anziché quella del settore Commercio) ma ha come presupposto che l’agente sia stato “bravo” e quindi abbia procurato clientela, incrementato il fatturato esistente e abbia lasciato i clienti all’azienda.

Quindi, anche nel caso in cui il risultato del calcolo matematico fosse “positivo” per l’agente, potrebbe esservi spazio per sostenere che questa voce non sia comunque dovuta perché non ricorrono i presupposti di “merito”.

Al contrario, e per complicare ulteriormente le cose, se il calcolo dell’indennità meritocratica desse un risultato negativo, questo non significherebbe automaticamente che l’agente non abbia diritto ad una indennità “meritocratica”, L’agente infatti, secondo la giurisprudenza, potrebbe comunque cercare di “bypassare” l’AEC e pretendere di vedersi riconosciuta direttamente l’indennità di fine rapporto prevista dalla legge (codice civile).

Se il contratto di agenzia è regolato direttamente e solo dalla legge (codice civile)

Se il contratto di agenzia risulta regolato solo dalla legge (codice civile), non si parlerà (o non si dovrebbe, nel senso che la legge non la prevede) dell’ indennità di clientela o dell’indennità meritocratica ma solo di un unica indennità prevista dall’art. 1751 del codice civile, che e’ interamente subordinata al requisito del merito.

Il codice civile in altre parole non prevede una indennità o una voce che sia sempre dovuta a prescindere dal merito.

Questo potrebbe essere un vantaggio. Lo svantaggio però e’ che questa indennità non si calcola secondo una formula matematica (diversamente dall’indennità di clientela e dall’indennità metitocratica prevista dall’AEC).

La misura  dell’indennità di fine rapporto del codice civile e’ infatti stabilita solo riguardo al suo importo “massimo”. Non è infatti previsto come in concreto vada calcolata.

L’importo massimo in particolare e’ pari alla media annua delle provvigioni maturate dall’agente negli ultimi 5 anni di durata del rapporto di agenzia (o del minor periodo di durata del contratto di agenzia)

Di conseguenza, specie quando non e’ agevole quantificare l’apporto o il merito dell’agente o sorgano discussioni al riguardo, e’ facile che si aprano questioni  riguardo l’ammontare di questa indennità. Questioni che possono poi sfociare in contenziosi.

Va sempre ricordato comunque che, laddove si sia proceduto al versamento del FIRR nonostante il contratto sia regolato solo dal codice civile, il FIRR costituirà una sorta di acconto a tutti gli effetti quindi da dedurre dal conteggio della somma massima prevista dall’art. 1751 cc.

Riepilogo delle differenze tra indennità di clientela e indennità meritocratica

  • l’indennità suppletiva di clientela o indennità di clientela agenti è una voce dell’indennità di fine rapporto prevista (solo) dagli AEC agenti che si calcola secondo una formula matematica e che prescinde dal merito dell’agente o da quale sia stato il suo apporto durante il contratto di agenzia
  • l’indennità meritocratica è una voce prevista dagli AEC agenti o può essere intesa come l’indennita prevista dalla legge (codice civile)
  • in entrambi i casi (indennità meritocratica dell’AEC o del codice civile), l’indennità meritocratica ha come presupposto il “merito” dell’agente
  • se si tratta dell’indennità meritocratica disciplinata dagli AEC agenti, si calcola secondo una precisa formula matematica
  • se si tratta dell’indennità di fine rapporto del codice civile, è previsto solo un importo massimo. L’importo esatto va negoziato o va fatto decidere dal giudice all’esito di una causa. In ogni caso va dedotto il FIRR laddove sia stato versato.

Come si deve comportare la casa mandante se viene richiesta l’indennità meritocratica oltre all’indennità di clientela

Sulla base di quanto sopra, qualora a fronte della cessazione di un contratto di agenzia l’agente facesse richiesta alla casa mandante dell’indennità meritocratica, la casa mandante dovrebbe:

  • verificare anzitutto le cause di cessazione del contratto di agenzia
  • verificare se il contratto di agenzia è disciplinato dall’AEC agenti e di quale settore sia (se ad esempio AEC Commercio o AEC Industria) oppure solo dal codice civile (senza confondere che il settore – commercio o industria – dipende dalla casa mandante e non dal fatto che l’agente sia una agente di “commercio”)
  • verificare se l’agente è “meritevole”, vale a dire se nel corso del rapporto di agenzia ha procurato nuovi clienti, incrementato il fatturato di quelli assegnati e l’azienda continui a lavorare con questi clienti

Qualora risulti che l’agente sia stato in qualche misura “meritevole” (o anche solo per capire di che cifre si sta parlando):

  • se il contratto di agenzia è regolato dall’AEC, fare il conteggio dell’indennità meritocratica
  • se il contratto è regolato solo dal codice civile, calcolare l’importo l’importo massimo previsto dalla legge e verificare se è stato versato il FIRR (che sarà poi da togliere)
  • in base alle risultanze, verificare l’opportunità di una negoziazione

Non sono temi semplici, ci rendiamo conto, specie riguardo anche la valutazione del merito dell’agente. Spesso è importante anche poter contare su casistiche già affrontate e conoscere come anche i giudici applichino nel concreto i temi sopra descritti.

Da parte nostra affianchiamo quindi sia direttamente la casa mandante che si trovi in questa situazione, sia anche i suoi consulenti che non “maneggino” abitualmente la materia.

Se sei quindi una casa mandante o un professionista incaricato di effettuare i conteggi o di valutare quali indennità di fine rapporto siano dovute e hai dei dubbi in proposito puoi saperne di più su di noi e contattarci qui.

Buon lavoro!

Avv. Angela Tassinari

Per ulteriori approfondimenti sul tema dell’indennità di fine rapporto ti rimandiamo anche a questi temi:

Indennità di fine rapporto e pensionamento dell’agente di commercio

Indennità suppletiva di clientela: fino a quando va calcolata?

Indennità di fine rapporto agenti: fai attenzione ai contratti di vecchia data

 

 

 

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aec commercioL’AEC Commercio è uno degli “Accordi Economici Collettivi” degli agenti, stipulati, da una parte, dalle associazioni di categoria delle case mandanti, e, dall’altra parte, dai sindacati degli agenti, per disciplinare il contratto di agenzia in base al settore di operatività della mandante (commercio, industria, piccola e media industria…).

L’AEC Commercio non è quindi l’unico accordo economico collettivo agenti esistente e non si chiama così perchè si riferisce agli agenti “di commercio”, bensì perchè si applica agli agenti di commercio incaricati da case mandanti che operano nel “settore commercio”.

Vediamo meglio.

AEC Commercio: in generale

Cos’è un AEC agenti

AEC è una sigla che sta per “Accordo – Economico – Collettivo”.

Come i lavoratori dipendenti hanno il CCNL (Contratto – Collettivo – Nazionale – di Lavoro),  gli agenti di commercio hanno l’Accordo Economico Collettivo Agenti (AEC), che non è altro che il CCNL agenti di commercio.

Si chiama accordo economico collettivo agenti perchè è firmato dalle associazioni di categoria per le imprese (come Confcommercio o Confindustria) e dai sindacati per gli agenti (come Fnaarc, Usarci, Federagenti, Ugifai), e non dalla singola impresa e dal singolo agente.

A cosa serve e come funziona un AEC agenti

Come i CCNL dei dipendenti, gli AEC agenti commercio contengono norme che vanno ad integrare e a modificare, ove possibile, quelle previste dalla legge sul contratto di agenzia.

Le norme degli AEC possono poi integrare quelle del singolo contratto di agenzia, mentre il singolo contratto di agenzia non sempre può derogare all’AEC.

Quindi nell’ordine di importanza delle norme abbiamo, partendo dalla principale:

  1. le norme di legge (art. 1742 e seguenti del codice civile) (che a loro volta dipendono dalle norme “europee”)
  2. gli AEC agenti commercio
  3. il contratto individuale di agenzia

Quanti AEC agenti ci sono

Non c’è un solo AEC agenti commercio, ma ce ne sono più di 10.

Gli AEC agenti si differenziano in base al settore in cui operano le mandanti e in base a quali associazioni e quali sindacati li hanno firmati.

Diverse sono infatti le associazioni di categoria sia delle case mandanti che degli agenti.

Per le case mandanti abbiamo ad esempio: Confcommercio, Confindustria, Confapi…

Per i sindacati degli agenti abbiamo: Fnaarc, Cisal Federagenti, Usarci, UGIFAI …

I settori in cui operano le mandanti sono raggruppati come segue:

  • settore commercio (che comprende terziario, servizi, turismo)
  • settore industria
  • settore piccola e media industria
  • settore artigianato

Per ciascuno di questi settori, singolarmente o raggruppati, possono esserci più AEC agenti a seconda di chi li ha firmati.

Solo alcuni però sono firmati dalle associazioni di categoria più “note” delle case mandanti come Confcommercio, Confindustria, Confapi.

Altri sono firmati da altre associazioni delle mandati (come CIDEC – Conferedazione Italiana degli Esercenti Commercianti), Confazienda, Fedimpresa, Unica

L’AEC agenti è obbligatorio?

La questione è complessa, ma possiamo cercare di semplificare dicendo che:

  • l’accordo economico collettivo agenti è obbligatorio se il contratto di agenzia individuale contiene il richiamo ad un AEC.
  • se il contratto di agenzia individuale non richiama nè direttamente nè indirettamente un AEC agenti, allora l’AEC è obbligatorio se la casa mandante aderisce ad una delle associazioni di categoria che ha firmato uno degli accordi economici collettivi agenti e l’agente ne richiede l’applicazione, oppure se negli anni la casa mandante si è comportata come se lo ritenesse applicabile
  • se la mandante non aderisce a nessuna associazione di categoria e il contratto di agenzia individuale non richiama un AEC agenti, si applicano solo le norme di legge, cioè quelle previste dal codice civile (art. 1742 e ss.)

Da questo si deduce che se la casa mandante non è iscritta a nessuna associazione di categoria, potrà redigere un testo di contratto di agenzia in cui esclude l’applicazione degli AEC.

Cosa succede se non si applica l’AEC agenti?

Non applicare l’AEC richiederebbe anzitutto una redazione del contratto di agenzia individuale più dettagliata (perchè non c’è il rimando all’AEC)

Altre differenze tra AEC e le sole norme previste dalla legge riguardano:

  • se si applica solo la legge non c’è obbligo di calcolare e versare il FIRR
  • i termini di preavviso tra AEC e la legge sono diversi
  • la legge non prevede cosa succede in caso di malattia, infortunio, gravidanza
  • la legge non prevede la possibilità per la mandante di fare variazioni unilaterali (cioè senza accordo con l’agente)
  • la legge non stabilisce un compenso specifico, oltre alle provvigioni, in caso di incarichi accessori (come di coordinamento)
  • la modalità di calcolo delle indennità di fine rapporto è diversa

La scelta quindi di escludere l’AEC deve essere ben ponderata.

AEC Commercio: a quale AEC agenti si riferisce?

Quando si dice o scrive semplicemente “AEC Commercio” si intende di solito l’Accordo Economico Collettivo  firmato dalle più note associazioni delle mandanti che operano nel settore commercio, vale a dire Confcommercio, Confcooperative e Confesercenti e, per gli agenti, dai sindacati Fnaarc, Fiarc, Usarci.

Si dice quindi AEC “Commercio” perchè si applica di regola agli agenti che sono incaricati da case mandanti che operano nel settore Commercio.

L’AEC Commercio quindi non è l’unico AEC agenti commercio vigente e non si chiama così perchè riferito agli agenti “di commercio”, bensi perchè riferito alle case mandanti che operano in quello specifico settore.

L’AEC Commercio attualmente in vigore è stato stipulato il 16.2.2009 ed è stato modificato nel 2010 e nel 2017.

L’AEC Commercio viene quindi anche chiamato AEC settore Commercio o AEC Commercio 2009.

Gli altri principali AEC agenti

Oltre all’AEC settore Commercio, gli altri pricipali AEC agenti sono:

  • l’AEC Industria (anche detto AEC Industria 2014 o AEC settore Industria) che comunemente si riferisce all’AEC firmato da Confindustria quale associazione per le mandanti. Quello attualmente vigente è stato firmato il 30.7.2014
  • l’AEC Piccola e Media Industria (anche detto AEC PMI 2014 o AEC settore Piccola e Media Industria) che si riferisce all’AEC firmato da Confapi (Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata) per le case mandanti. Di regola è del tutto analogo all’AEC Industria. Quello attualmente vigente è stato firmato il 17.9.2014

Gli altri AEC firmati da associazioni diverse da quelle indicate, solitamente vengono indicati nei contratti di agenzia con la loro data di stipula in modo da poter essere meglio identificati. Oppure si risale ad essi in base all’associazione di categoria cui aderisce la casa mandante (ad esempio: l’AEC agenti 22.4.2013 – che vale per il settore Commercio, Industria e Artigianato – è quello firmato da CIDEC per le mandanti e da CISAL FEDERAGENTI per gli agenti).

AEC Commercio: cosa prevede

L’AEC Commercio contiene una serie di articoli che vanno ad integrare le norme di legge, se la legge nulla dispone, oppure, dove possibile, prevede delle deroghe alle norme di legge.

Il contratto individuale, dal canto suo, non sempre può derogare alle norme dell’AEC Commercio.

Ricordiamoci infatti che le norme principali sono quelle previste dalla legge e per ultimo quelle del  contratto individuale.

Di seguito le norme più particolari dell’AEC Commercio:

Variazioni unilaterali del contratto (art. 3)

Questa clausola è molto importante per le case mandanti perchè prevede la possibilità di ridurre, a certe condizioni, i principali aspetti del contratto di agenzia anche senza il consenso dell’agente.

L’AEC Commercio prevede infatti che la Casa Mandante possa ridurre unilateralmente: zona, provvigioni, clienti, prodotti

Per farlo, la casa mandante deve seguire una procedura particolare e fare specifiche verifiche.

Questa possibilità di variazione unilaterale infatti non è indiscriminata ma soggetta a regole ben precise che si basano sull’incidenza della riduzione.

Laddove la riduzione faccia perdere più del 20% delle provvigioni calcolate sull’anno precedente, l’agente ha diritto di interrompere il contratto per colpa della mandante e diritto alle indennità di fine rapporto.

Trattandosi di riduzioni sarebbe sempre preferibile che l’agente fosse d’accordo, ma se non lo fosse, l’art. 3 dell’AEC Commercio disciplina come fare.

Per conoscere nel dettaglio la procedura e le condizioni puoi trovare qui le informazioni che ti servono.

Attenzione al fatto che quando la casa mandante chiede all’agente di restituire la comunicazione di riduzione firmata per accettazione non sta facendo una “riduzione unilaterale” ma solo un “proposta di riduzione”.

“Riduzione unilaterale” e “proposta di riduzione” sono due cose ben diverse, con forme e conseguenze molto differenti.

Compensi aggiuntivi per incarichi accessori (art. 5)

In caso di conferimento di incarichi accessori alla vendita come

  • incasso delle fatture alla scadenza
  • coordinamento di altri agenti

l’AEC Commercio prevede l’obbligo di riconoscere uno specifico compenso in aggiunta alla provvigione

Da tenere presente che l’indennità di incasso non è dovuta se l’agente si limita a riscuotere gli insoluti.

In caso di compenso di coordinamento, poi, secondo la giurisprudenza più recente è possibile escluderlo dalla base di calcolo delle indennità di fine rapporto.

Malattia e infortunio (art. 9)

Questo articoli prevedono la procedura da seguire in caso di malattia e infortunio.

Sostanzialmente, in caso di uno di questi eventi,  sia la ditta sia l’agente possono chiedere che il rapporto rimanga sospeso per 6 mesi durante i quali il rapporto non può essere interrotto.

In questo periodo la ditta può nominare altri agenti.

Gravidanza (art. 10)

In caso di gravidanza e puerperio (adozione e affidamento), l’agente (non la mandante) ha diritto di chiedere che il rapporto venga sospeso fino a 12 mesi entro cui deve ricadere la data del parto.

In questo periodo la ditta può nominare altri agenti

Preavviso (art. 11)

In caso di contratto a tempo indeterminato, l’AEC Commercio stabilisce i termini di preavviso da concedere sia da parte della mandante sia da parte dell’agente.

Si differenziano a seconda che l’agente sia monomandatario o plurimandatario.

Per la mandante si differenziano anche in base alla durata del contratto.

Per l’agente, invece, il preavviso è fisso per qualsiasi anzianità di servizio.

Attenzione al fatto che i termini previsti per l’agente non sempre sono corretti rispetto a quelli previsti dalla legge (Art. 1750 codice civile)

FIRR, Indennità suppletiva di clientela, Indennità meritocratica (artt. 12-13)

Sono le tre componenti dell’indennità di fine rapporto previste dall’AEC Commercio.

Anche il FIRR quindi fa parte a tutti gli effetti dell’indennità di fine rapporto.

Il FIRR non è previsto dalla legge ma solo dall’accordo economico collettivo.

Per questo motivo, le mandanti che non aderiscono al contratto collettivo e non richiamano l’accordo collettivo nel contratto di agenzia non sono obbligate a versare il FIRR all’Enasarco.

Il FIRR per l’AEC Commercio è sempre dovuto in qualunque caso di cessazione del rapporto, anche quindi se il rapporto cessa per giusta causa della mandante (ad esempio per concorrenza sleale)

L’indennità suppletiva di clientela, è la seconda componente dell’indennità di fine rapporto.

E’ dovuta solo se il contratto cessa per colpa della casa mandante o per dimissioni “qualificate” dell’agente per pensionamento, morte, invalidità (in questi casi solo se il rapporto è in essere da almeno un anno)

Attenzione che gli eventi pensionamento, morte e invalidità, riguardano solo gli agenti persone fisiche e non i soci degli agenti organizzati in forma di società (come s.a.s., s.n.c. o s.r.l.)

l’Indennità meritocratica è la terza componente. E’ stata aggiunta già dal 2002 ma solo con l’AEC Commercio del 2009  può raggiungere importi importanti.

E’ dovuta se ricorrono i requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. (che sono leggermente diversi rispetto a quelli previsto per l’indennità suppletiva di clientela) e sempre che in base al conteggio risulti un importo positivo.

La somma di FIRR + suppletiva di clientela + indennità meritocratica non può superare la soglia massima prevista dall’art. 1751 c.c. del codice civile, vale a dire la media annua delle provvigioni degli ultimi 5 anni di durata del rapporto (o del minor periodo di durata)

Però se FIRR + indennità suppletiva di clientela superano tale soglia, queste due voci rimangono dovute per intero.

La questione del rapporto tra queste tre componenti e l’indennità di fine rapporto prevista dall’art. 1751 c.c. è piuttosto complessa.

Diciamo che le componenti previste dall’accordo collettivo costituiscono a certe condizioni una sorta di indennità minima, rispetto a quella del codice civile.

Patto di non concorrenza (art. 8)

Questo articolo prevede come calcolare il compenso per il patto di non concorrenza previsto per il periodo successivo alla cessazione del rapporto.

Il compenso è escluso solo nel caso in cui l’agente sia organizzato come società per azioni con 2 o più soci.

Attenzione che l’AEC settore Commercio prevede che il compenso vada pagato “inderogabilmente” in un’unica soluzione e solo alla fine del rapporto.

Le clausole del contratto di agenzia che riconoscono il compenso già durante il rapporto sotto forma di percentuale della provvigione devono essere attentamente vagliate per evitare che la mandante si ritrovi alla fine a dover pagare il patto due volte.

AEC Commercio: ammontare delle provvigioni

L’AEC Commercio, così come tutti gli altri AEC agenti, non contiene alcuna tabella contenenti minimi provvigionali.

Diversamente dai CCNL dei lavoratori dipendenti, la determinazione e la quantificazione della provvigione è infatti del tutto libera.

Per libertà si intende naturalmente che le parti possono liberamente predeterminare in contratto come calcolare la provvigione, e non che la mandante possa di volta in volta a propria discrezione riconoscere la provvigione che vuole!

L’unico vincolo da rispettare è la variabilità della provvigione in base agli ordini procurati.

In altre parole, è incompatibile con un contratto di agenzia riconoscere unicamente una provvigione fissa indipendentemente dagli ordini, perchè il contratto potrebbe essere impugnato come di lavoro subordinato.

Rispettato questo principio, gli accordi su come quantificare la provvigione sono del tutto liberi.

Buon lavoro!

 

 

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Patto di prova nel contratto di agenzia: sai pattuirlo nel modo giusto?

patto di prova nel contratto di agenziaPartiamo anzitutto con il dire a cosa serve il patto di prova nel contratto di agenzia e quindi perchè è importante poterlo prevedere.

Come dice la parola stessa, il patto di prova serve per “provare” l’agente (e viceversa l’agente può “provare” la mandante).

Questo ha il vantaggio che, qualora non di gradimento, il contratto di agenzia può essere interrotto senza dover rispettare alcun preavviso.

Il patto di prova quindi è un periodo in cui le parti possono in sostanza derogare ai termini di preavviso previsti dal codice civile o dagli A.E.C. che andrebbero altrimenti concessi in caso di recesso da un contratto di agenzia a tempo indeterminato.

Se invece il contratto di agenzia è a tempo determinato, il patto di prova consente di interrompere anticipatamente il contratto anche in mancanza di giusta causa.

In sostanza per la mandante è un bel risparmio perchè può liberare subito la zona e senza dover pagare le provvigioni per tutto il preavviso (o peggio, per tutta la durata fino alla scadenza del contratto di agenzia se a tempo determinato).

Il patto di prova nel contratto di agenzia può essere un bel risparmio per la mandante

Facciamo un esempio: si pensi al caso dell’agente monomandatario con esclusiva incaricato  a tempo indeterminato con contratto regolato dall’A.E.C. (settore Industria o Commercio è uguale). Senza patto di prova la mandante è sin da subito tenuta a rispettare un preavviso di mesi 5. Quindi, in mancanza del patto di prova, se la mandante decidesse di interrompere il contratto, dovrebbe riconoscere le provvigioni per altri 5 mesi. Se oltre alle provvigioni la mandante avesse riconosciuto anche un fisso, ecco che dovrebbe riconoscere il fisso per altri 5 mesi. In più, a meno di pagare subito l’indennità sostitutiva, la mandante rimane con la zona “bloccata” per 5 mesi.

Con un patto di prova (valido) questo si può evitare e dunque la mandante potrebbe risparmiare questi 5 mesi.

Detto questo, cosa bisogna sapere per prevedere un patto di prova valido nel contratto di agenzia?

Partiamo con il fatto che la legge non dice nulla riguardo il patto di prova nel contratto di agenzia. Quindi non c’è un articolo del codice civile o di qualche altra legge che ne parli.

La legge disciplina semmai il patto di prova con i lavoratori dipendenti (art. 2096 codice civile). La Cassazione ha però escluso che il contratto di agenzia sia assimilabile a quello di lavoro dipendente. Quindi quelle norme non si applica al contratto di agenzia (sentenza n. 11405 del 13.5.2013).

Quindi si è anzitutto posta la questione se si potesse inserire un patto di prova nel contratto di agenzia.

In mancanza di previsioni legislative, è venuta in soccorso la giurisprudenza.

Dopo alterne vicende da parte dei giudici di merito, la Cassazione con sentenza n. 544 del 22.1.1991 ha ritenuto che si poteva fare.  Quindi ha stabilito che era lecito inserire un patto di prova nel contratto di agenzia per il periodo iniziale.

Tale principio non ha trovato successive smentite ed anzi è stato avvalorato anche dai due principali Accordi Economici Collettivi. Questi A.E.C., pur non disciplinando espressamente il patto di prova, ne fanno un rapido accenno quando parlano dei contratti a termine (per dire che vale solo il patto di prova previsto nel primo rapporto) (art. 4 A.E.C. settore Industria 2014 e art. 2 A.E.C. settore Commercio 2009). In questo modo hanno quindi dato per scontato che il patto di prova si possa inserire. Segnalo anche che c’è un altro A.E.C. che ne parla ancora più espressamente ma non è tra i più diffusi. Si tratta dell’A.E.C. CNAI – Federagenti del 22.4.2013, all’art. 10.

Riguardo alla “forma” che deve essere rispettata affinchè il patto possa essere fatto valere, pur non essendo applicabile l’obbligo di forma scritta previsto per il rapporto dipendente, la pattuizione va provata per iscritto e quindi la forma “scritta” diventa in pratica obbligatoria.  

Per forma “scritta” si intende che la clausola sia di regola scritta all’interno del (primo) contratto di agenzia.

Affinchè poi non sorgano questioni di sorta, il contratto deve essere anche firmato dell’agente e non soltanto inviato all’agente ed essere in attesa di essere restituito firmato (come delle volte capita).

Siccome la prova riguarda il periodo iniziale, l’agente non deve essere già stato provato “fuori contratto”. Anzi, se anzichè usare il patto di prova nel contratto di agenzia pensi di utilizzare sistemi diversi, ti suggerisco questo post sui rischi a cui puoi andare incontro.

Rispetto alla durata, mancando anche in questo caso una disciplina legale, non è prevista una durata massima prestabilita.

Per la citata Cassazione la durata deve comunque essere limitata al tempo necessario e sufficiente per compiere la valutazione.

Si suggerisce di regola di non oltrepassare i mesi 6 che per prassi consolidata è un termine ritenuti accettabile.

Eventuali termini più lunghi devono essere giustificati e giustificabili da particolari caratteristiche dell’attività del preponente. Ad esempio, quando l’attività è “stagionale”, come nel caso del settore dell’abbigliamento. Sono situazione che devono comunque essere valutate caso per caso.

Se decidi di inserire un patto di prova in un contratto a tempo determinato, per non “snaturare” la natura del patto la sua durata dovrà essere proporzionata alla durata del contratto. Non puoi fare cioè “tutta prova”, a meno di considerare il contratto a tempo determinato una prova di per sè, ma quello è un altro discorso.

Ricorda che qualora la durata fosse ritenuta eccessiva, l’agente potrebbe invocare la nullità del patto di prova. Potrebbe quindi chiedere, in caso di recesso, che la mandante gli riconosca il preavviso ordinario. Se invece il contratto fosse a tempo determinato, potrebbe chiedere che la mandante gli riconosca tutte le provvigioni fino a scadenza.

Se il patto di prova nel contratto di agenzia è nullo, l’agente può chiedere tutte le provvigioni del preavviso ordinario

E’ inoltre buona cosa prevedere espressamente che le parti possono interrompere il rapporto anche nel corso del periodo di prova (senza quindi dover attendere la fine).

In caso di successione di contratti (o perchè a tempo determinato o perchè decidi di sostituire il testo del contratto dopo una revisione), varrà solo il patto di prova contenuto nel primo contratto (per la ragione che dopo il primo periodo di prova l’agente deve ormai ritenersi “provato”).

Inoltre, se decidi di fare una revisione dei contratti e li fai rifirmare agli agenti, bada se ci sono ancora agenti in prova: per loro andrà previsto a parte che il patto di prova nel nuovo contratto è una continuazione del precedente e quindi scadrà dopo 6 mesi dal primo contratto.

Per ricapitolare quindi:

  1. il patto di prova va messo per iscritto all’interno del contratto che deve essere firmato dall’agente
  2. la durata è meglio che non superi i 6 mesi, salvo casi eccezionali da valutare di volta in volta
  3. nella clausola è meglio prevedere che le parti possono interrompere il periodo di prova in qualunque momento anche prima della scadenza

Inoltre fai attenzione che:

  1. se fai più contratti di agenzia a tempo determinato o se nel corso del rapporto decidi di sostituire il testo del contratto con un altro, il patto di prova vale solo per il primo contratto;
  2. se per caso fai firmare un nuovo contratto ad un agente che è ancora in prova, devi regolare la continuazione del periodo di prova tra i due contratti.

Tema diverso dal preavviso è quello relativo al diritto alle indennità di fine rapporto in caso di cessazione per mancato superamento della prova.

La tematica è delicata perchè il periodo di prova può non escludere di per sè automaticamente le indennità di fine rapporto (le sentenze italiane ed europee sul punto hanno avuto divergenze).

Diciamo che, considerato il motivo dell’interruzione del rapporto e supponendo dunque che l’andamento del rapporto sia stato insufficiente, anche l’eventuale rischio economico delle indennità può essere destinato a rimanere contenuto.

Hai ancora dei dubbi? Clicca qui per sapere cosa possiamo fare per te!
Buon lavoro

Avv. Angela Tassinari

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